Una riflessione sulla politica attuale, assai malmessa, a pochi giorni dalle primarie.
Penso che in questa situazione, mentre la comunità politica bolle, la classe politica sia incartata.
A dire il vero, qualcuno prova a dare segnali di vitalità, perorando il cambiamento (penso a Renzi a sinistra, Cattaneo a destra e Montezemolo al centro), ma non so dire con quale reale prospettiva di riuscirci davvero.
Ciò nonostante bisogna credere e partecipare, per dare il proprio contributo ad una nuova speranza per il futuro.
Per presentare il mio pezzo porto una citazione di David Foster Wallace (scrittore e saggista americano) che v’ invito a leggere responsabilmente, cioè senza fanatismi.
“Se siete annoiati e disgustati dalla politica e non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccati establishment dei due principali partiti, i quali, potete starne certi, stupidi non sono, ma anzi hanno una consapevolezza profonda di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto e noia e cinismo, fornendovi ogni possibile motivazione psicologica perché il giorno delle primarie ve ne stiate in casa a farvi i cilum guardando Mtv.
Sia chiaro: avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare.
In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile.” (da Forza, Simba)

Forse ci siamo distratti con la questione delle primarie come se fosse la novità delle novità, ma non è più così e, come già scritto, tutto si riduce alla comunicazione.
Le primarie sono spettacolo ed a volte anche gossip, e la politica dov’ è finita?
Bersani con la pompa di benzina in mano, è un master ….. dell’orrore!!
Forse, per alcuni versi, fare le primarie oggi è addirittura anacronistico, sicuramente è disarmante e costoso ma soprattutto, è poco conveniente per i Partiti che dimostrano di essere consapevoli della propria situazione attuale, cioè di essere poco credibili, poco autorevoli, poco rappresentativi, al punto di dover ricorrere alle primarie per riavvicinarsi alla gente.
Le primarie, però, per molti, sono sentite inutili e ciò accade perché la sensazione prevalente è che comunque dopo le primarie non cambierà nulla specie, in questa fase politica assai critica.
A sinistra Renzi, Vendola e Bersani, a destra Alfano, Meloni e Santanché.
Tutti i media si occupano a tempo pieno delle questioni relative alle primarie e dei loro retroscena e tutti i partiti, o meglio quello che resta di loro, ne parlano con alluvioni di parole, con un tifo da stadio e con poca capacità critica, oggettiva.
Il nocciolo della questione, almeno per me, è il seguente, se siete rotti ai meccanismi del marketing, avrete avvertito che l’unica cosa di cui possiamo essere sicuri è una forma moderna e molto consumistica di ambivalenza (almeno nei principali candidati), cioè una sorta di dissidio interiore tra il bisogno profondo di credere in una certa idea e la convinzione profonda che credere in quella idea potrebbe essere motivo di divisione e dunque vale la pena di apparire, come vuole la gente, anziché essere se stessi, fino in fondo.
Ma mentre ciò accade, da una parte Beppe Grillo lavora nel silenzio e nell’autonomia più completa ignorato e snobbato scandalosamente dalla politica e preso di mira dai giornali partitici, con ciò consentendogli di aprire dei veri e propri abissi tra la classe dirigente dello Stato, a causa del pessimo esempio che ha dato, e la società civile.
Peraltro si badi bene che Grillo è molto abile a proporre e sostenere una contraposizione tra la società politica e la sovranità dello Stato, che in effetti troppe volte si è sovrapposta alla politica, perché continuo a pensare che tra legislativo e governo non ci debba essere conflitto d’interesse.
Dall’altra parte si opera, invece, con più clamore ma con altrettanta determinazione sul versante della sfiducia nei Partiti (e ragioni ce ne sono a bizeffe) per far crescere il bisogno di una riforma del sistema elettorale che mitighi il bipolarismo muscolare ed offra spazio ad una nuova e possibile proposta politica di un’area liberal-democratica (popolare e riformista) che sappia indicare strade nuove e persone competenti.
Quest’area vuole riproporre la credibilità di Monti come fattore unitario, decisivo per la strutturazione ed anche la tenuta d’un Governo politico di qualità, cioè meno partitico seppure figlio, necessariamente, d’una ampia maggioranza.
In poche parole mi pare che, nell’attuale momento, la politica italiana sia piuttosto incartata.
Si rischia di fare delle primarie inutili che non cambieranno sostanzialmente nulla anche se dovessero vincere gli outsider perché, sinceramente e con preoccupazione, non so dire se il sistema sarebbe in grado di sopravivere ad un vero punto di rottura.
Certo è che, così facendo, sembriamo non accorgerci di lasciare il campo fertile per la protesta e per la sfiducia nelle Istituzioni, favorendo così al massimo il Movimento Cinque Stelle.
Non c’è nulla da fare, non serve cambiare tanto per cambiare, bisogna sapere cosa di deve fare!
Il problema, almeno dal mio punto di vista, non dovrebbe essere quello di scegliere un leader, bensì un programma di governo concreto, qualificato ed innovativo per i prossimi, difficili, anni.
Perché, detto con molta franchezza, come si può pensare, ragionevolmente, di rimettere il Paese, nelle mani di coloro che l’hanno distrutto e disprezzato in questi ultimi vent’anni?
Credo infatti, che nessuno di voi darebbe da riparare il proprio orologio a colui che ve lo ha rotto.
Oddio, in questa Italia schizofrenica, tutto può succedere, altrimenti non ci si spiegherebbe l’elezione di Pizzarotti a Parma, fatta in una logica “contro”.
Per questo oggi, nel Paese, si vive un clima di grande sconforto e di tensione, che se lasciato a se stesso, cioè senza risposte concrete rispetto ad una grave crisi economica, può portare ad allontanare la partecipazione elettorale.
Così davanti alle posizioni della protesta grillina, si devono evitare facilonerie, ragionamenti politici superati e risposte inutili, per nulla innovative che non propongono futuro a breve termine.
Per questo appare evidente la necessità di aprire una fase costituente e “ricostituente” per la nostra Repubblica, adeguandola e trasformandola nelle sue Istituzioni.
Bisogna andare al di là della seconda Repubblica, senza ritornare alla prima; c’è la necessità di dimenticare il centrodestra Berlusconiano, il centrosinistra diviso e troppo radicale, il centro moderato figlio di nostalgie, la lega ed i suoi eccessi vergognosi nonché la politica populista che cavalca la protesta, di qualunque matrice essa sia.
Questa è la strada maestra ed a realizzarla possono essere forze politiche e forze sociali che hanno a cuore la comunità politica e la comunità civica, cioè il bene comune dell’Italia.
Questa è un’opportunità politica che deve andare oltre la competizione elettorale e non può essere disconosciuta bollandola come operazione trasformistica o come lesione della volontà popolare.
La politica, per essere democratica, prima ancora che efficace ed efficiente nell’azione di governo, deve entrare nel merito di fenomenologie atipiche e populistiche che rischiano di minare il nostro sistema paese, di ledere principi irrinunciabili, di far di tutta l’erba un unico fascio e di mettere in crisi la stessa coesione sociale, offrendo risposte adeguate alla gravità dei momenti storici.
Per il bene comune bisogna saper rinunciare a convenienze ed interessi di parte.
Se l’area democratica si ponesse come disposta a confrontarsi con il Movimento cinque stellle, cioè accettasse di discutere del nuovo non smentendo sé stessa, avrebbe la certezza di vincere le elezioni del 2013 e dimostrebbe tutta l’indisponibilità di Grillo, abbattendo, così, quel muro che sta costruendo il dissenso e la sua protesta nel Paese.
Ma se ciò, come penso, non sarà possibile, allora l’area democratica ha il dovere di non soffermarsi sopra una vittoria “relativa” ottenuta insieme a SEL, perché il Paese non può permettersi che a governare una fase così delicata e di trasformazione, sia una maggioranza del 40% di un elettorato attivo che sarà sceso all’ 80%; in poche parole, un eventuale Governo che rappresenti, appena, il 33% degli italiani, non può essere ritenuto credibile!
Per questo motivo bisogna pensare ad un nuovo governo politico che nasca da una coalizione tra centro e sinistra, una sintesi positiva tra riformismo, popolarismo e liberal, per non perdere quanto fatto, in coerenza con l?Europa unita, e continuare sul risanamento senza perdere di vista l’equità e la sussidiarietà.
Allora, bisogna evitare, davvero, che la tentazione di tornare al Governo per avere il potere, contamini i Partiti alla vigilia di queste elezioni politiche e scateni divisioni sul nulla o peggio sui protagonismi, susciti polemiche sui premi di maggioranza e dia corpo al solito teatrino fatto di equilibrismi e suggestioni.
Se c’è una cosa di cui in questo momento la comunità politica non ha bisogno è la demagogia.
Eppure la netta sensazione è che oggi l’Italia sia divisa in due parti; una quella della gente comune che ha da fare i conti con la concretezza di dover dare risposte ai bisogni ed a i problemi quotidiani, l’altra quella dei Partiti e dei politici che hanno aperto la stagione “della caccia al voto”.
Quindi in definitiva oggi il nostro Paese vede una scena politica bloccata tra una protesta, anche ingiusta, verso tutta la politica ed una classe politica lontana dalla realtà che ripropone illusioni, sotto forma di promesse irrealizzabili.
Come vedete per andare oltre una politica incartata, c’è bisogno di coraggio!