Difficile immaginare un regalo più gradito.

Questi cinque signori – con molti altri a contorno, non citati per ragioni di spazio – hanno apparecchiato in quattro e quattr’otto una tavola riccamente imbandita per Matteo Renzi, che da ieri può ritrovare la parola smarrita, e tornare ufficialmente nei panni del Grande Rottamatore, dell’avversario dell’Italia che fu, delle accozzaglie, dei pateracchi partitici, delle grandi e piccole intese.

Manna dal cielo per uno che dal referendum non ritrovava più il bandolo della matassa e navigava a vista, inventandosi inesistenti agende di lavoro, inutili manifestazioni di partito, e accarezzando compulsivamente Facebook come un bambino la sua coperta di Linus.

Ora Renzi può ripartire, semplicemente agitando il ricchissimo bouquet di nemici.

Una roba che fa effettivamente impressione, perché mette insieme tutta la storia della sinistra rissosa, perdente, lamentosa e inciuciona degli ultimi 25 anni: Ulivi e Unioni, animatori di interpartitici e caminetti, contatori di tessere e correnti, generali con lo scolapasta in testa, finti buoni e flaccidi imbroglioni. Tutti cattivi veri, mandarini incartapecoriti che riprendono vita contro il Corpo Estraneo, tornando a lanciarsi tossici segnali di fumo, a ridisegnare trame e sgambetti, a riaffilare le armi per vendicarsi di torti subiti o immaginati qualche decina d’anni fa. Sempre parlando in nome di un popolo che si diverte a percularli gridando unità quando va nelle piazze e fugge inorridito quando deve votarli.

Con questo schieramento di nemici Renzi perderà la possibilità di tornare a Palazzo Chigi? Ma quella era già persa dopo il 4 dicembre e il ritorno della politica al proporzionale, nel quale i vecchi satrapi sguazzano. Gli toglieranno anche il partito? Questo si vedrà, dipenderà solo dalla voglia che Renzi avrà (oppure no, più probabilmente) di farne uno strumento utile, un esercito funzionante, un laboratorio di classe dirigente.

Nel frattempo, io che  non mi divertivo più a sostenere un Renzi lobotomizzato dal voto del 4 dicembre, incapace di fermarsi a riflettere, ridicolmente ripetitivo a rivendicare le sue benemerenze (ancora ieri è tornato sugli 80 euro… e basta, cambia disco!!), tornerò a sostenerlo più di prima, vista la Grande Coalizione che gli si para contro.

Sostegno di necessità, dato che non c’è di meglio. Con un pizzico, solo un pizzico di incazzatura: perché lui sa perfettamente che in tanti lo sosteniamo solo perché quegli altri, visti tutti insieme  – e pure uno alla volta –  un po’ ci ripugnano. E su questo fa leva, il furbacchione.

Tratto da “buchi neri”

Scritto da Claudio Velardi