Nella splendida Taormina ha preso il via il secondo giorno del G7, fra i temi in agenda la Russia e le sanzioni nei suoi confronti che l’Unione europea chiede di prolungare. La lotta al terrorismo risulta essere il tema che accomuna le posizioni dei leader, fra i nodi ancora da sciogliere vi sono sicuramente il clima, l’immigrazione e il commercio.

Quello di Taormina è indubbiamente un vertice particolare, al tavolo troviamo leader nuovi e un Trump a effetto sorpresa. Un fattore però rimane stabile: l’esclusione della Russia da un vertice durante il quale si discute di questioni internazionali, dove Mosca ha un ruolo fondamentale, vedi la crisi siriana e la lotta al terrorismo. Sarà una scelta saggia tenere fuori dalla porta la Russia? L’Italia darà voce agli interessi russi al tavolo del G7?

Sputnik Italia ne ha parlato con Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG), direttore della rivista “Geopolitica”.

— Si tratta del primo vertice con la May, Macron e Trump. Tiberio, il G7 di Taormina ha riservato delle sorprese?

— È un G7 che definirei di una compagine in transizione, ci sono alcuni leader nuovi, che però sono appena stati nominati, bisognerà attendere la loro vera posizione in politica estera e i rapporti che la Francia e la Gran Bretagna terranno nell’arco di qualche mese con gli altri Paesi del G7. È un G7 che per alcuni aspetti rappresenta ancora una sorta di oligarchia del passato per rapporto ad alcune dinamiche in atto, come per esempio in Europa le ondate dei cosiddetti populisti e lo scetticismo verso le istituzioni europee. Ovviamente poi vediamo l’effetto Trump, che ha colto parecchi leader di sorpresa sia per le sue dichiarazioni e sia per alcune sue azioni nel voler mettere un proprio interesse di America First in alcuni scacchieri internazionali. Non è un classico G7. C’è da riflettere anche su alcune dichiarazioni uscite sulla stampa sui colloqui bilaterali. Il presidente Tusk ha ribadito la volontà di mantenere le sanzioni contro la Russia per quanto riguarda la questione ucraina. È un G7 articolato su grandi tematiche, come quelle del clima, del terrorismo, delle crisi siriana e ucraina con un grande assente che è la Russia, uno degli attori geopolitici più importanti.

— Che senso ha discutere di terrorismo, crisi ucraina e siriana senza la Russia?

— La Russia è una nazione continente ed è il Paese più importante di tutta l’area eurasiatica, ha degli interessi di tipo strategico sia nel Pacifico sia nel Mediterraneo, è ovvio che dev’essere un interlocutore. Tenere fuori la Russia è stato a mio giudizio un grande errore, che molto probabilmente seguiteremo a pagare, noi come europei, perché sul piano degli scambi commerciali la Russia è un partner sempre più strategico, anche per quanto riguarda tutto il tessuto industriale europeo, in particolare quello italiano, che ha bisogno dell’energia. Vi è inoltre l’aspetto della sicurezza. È imprescindibile parlare di sicurezza non soltanto a livello globale, che rientra nelle logiche della retorica di questi summit, ma proprio a livello regionale. Mi riferisco alla questione siriana e libica, dove la Russia è un attore importante, che non si può tenere fuori dalla porta. È un errore che si pagherà.

— Al vertice si è parlato anche di immigrazione, non solo dei diritti dei migranti, ma anche della difesa dei confini. Secondo te si arriverà a dei risultati palpabili nella gestione dell’immigrazione in Europa?

— L’Europa non ha mai preso in seria considerazione la questione dell’immigrazione, perché non ha pensato fosse un suo problema, ma solo di alcuni Paesi del Mediterraneo, come l’Italia, la penisola balcanica e la Grecia. L’Europa se n’è lavata le mani. La Francia, la Germania e la Gran Bretagna hanno al loro interno parecchi migranti di seconda e terza generazione, che sono cittadini francesi, britannici o tedeschi. Anche per non porsi un problema interno di tipo sociale ed economico questi Paesi non hanno preso sul serio la questione dei migranti. Sulla questione delle frontiere è evidente che l’Italia ha confini porosi e i migranti quindi passano facilmente. La questione dei diritti dei migranti rientra nella retorica, perché ovviamente ogni migrante è una persona e quindi va rispettata. Questo non toglie il fatto che si tratti di un ospite e come un ospite va trattato bene. Secondo la cultura mediterranea l’ospite è una persona sacra, quindi se viene accolto dev’essere accolto in una certa maniera. Negli ultimi anni in realtà i migranti sono stati accolti in maniera non adeguata a mio avviso, questo perché dietro non c’è una vera politica dell’accoglienza. Questa politica non dev’essere soltanto dell’Italia o dei Paesi come la Grecia, deve essere bensì una politica di stampo europeo. L’Italia si è ritrovata a dover gestire ondate migratorie con delle difficoltà oggettive che non hanno permesso di realizzare una dovuta accoglienza. Non si può però disgiungere il problema dell’immigrazione da quello della sicurezza.

— Secondo te l’Italia porterà la voce della Russia al tavolo del G7? Alla fin fine possiamo dire che anche se non è presente, la Russia è nell’aria?

— La Russia è il convitato di pietra anche per l’Italia. Oltre all’ultimo incontro fra Gentiloni e Putin, c’è stato anche il precedente viaggio ufficiale in Russia del Ministro degli Esteri Alfano. In questi incontri l’Italia ha ribadito il suo ruolo di mediatore. Durante la fase preparatoria del G7 più volte sulla stampa sia russa sia italiana si è parlato dell’opportunità che l’Italia si faccia da portavoce degli interessi russi, interessi che incidono profondamente nell’economia italiana. Non dobbiamo dimenticare inoltre il rapporto di amicizia di lunga tradizione che lega l’Italia alla Russia. Ci si aspetta da parte di Gentiloni chiaramente una posizione che vada a ribadire l’importanza della Russia in questi vertici. È anche vero che, da quanto è emerso in questi mesi, l’Italia non è riuscita a riportare la Russia nell’ambito del G8.

 

Tratto da “Sputnik”

Scritto da Tatiana Santi