Pensare che la via più facile e sbrigativa, la scelta del Presidenzialismo, sia la strada giusta per uscire dall’impasse di sfiducia in cui si trova la politica italiana, è a mio parere sbagliato. Dunque non mi schiero per il Presidenzialismo, né per il semipresidenzialismo.
Per altro a guardare la fine che ha fatto Fini che era un noto e convinto presidenzialista, c’è da pensare che chi tocca il filo del presidenzialismo muore.
Ora scherzi a parte, mi pare però che il tema non possa essere affrontato facendosi condizionare dai sondaggi.
Il Paese ha bisogno certamente di essere governato e dunque serve un sistema elettorale che all’indomani del voto consenta la formazione di governi autorevoli sorretti da una maggioranza parlamentare coesa ma non di un uomo solo al comando seppure frutto di una scelta fatta dai cittadini.
Credo che la nostra Repubblica debba mantenersi parlamentare ed il nostro Capo dello Stato debba essere soprattutto una “popolare” figura di garanzia.
In questo senso il Presidente della Repubblica potrebbe continuare ad essere eletto in maniera indiretta dai nostri rappresentanti fatto salvo magari che la rosa dei cinque nomi su cui scegliere, potrebbe essere preventivamente indicata dai cittadini attraverso forme di partecipazione diretta on line.
In una vera operazione riformista non bisogna precludere alcuna ipotesi al confronto, dunque nemmeno la tesi Presidenzialista, ma l’obbiettivo prioritario, deve essere quello di fare una riforma complessiva del nostro sistema istituzionale rendendolo efficiente e trasparente, dunque controllabile.
Un nuovo sistema, condiviso, che sappia allargare la partecipazione e cancellare la sfiducia verso la politica. Solo così potremo ridare dignità alla classe politica, non imboccando la scorciatoia dell’uomo forte al comando.

Sinceramente dirò subito di non essere un presidenzialista e dunque in un ipotetico referendum pro o contro il sistema americano, sarei contrario.
Però dire questo non risolve il problema italiano, che è quello di un Paese bloccato attorno ad una politica “malata” verso cui la sfiducia dei cittadini (delusi perfino da Grillo) sta assumendo dimensioni esagerate e pericolose per l’autorevolezza di chi governa, come sta a dimostrare questo aumento dell’astensionismo dal voto.
In questo senso fare qulacosa che segni discontinuità col passato recente, anche a rischio di tornare per alcuni aspetti a quello meno recente, direi che è diventata una necessità.
Dopo il governo di Berlusconi uscito dalle urne nel 2008, abbiamo assistito a ben 3 Governi che non hanno avuto la legittimità delle urne (il Berlusconi – Scilipoti, quello Monti ed infine quello Letta), una situazione francamente imbarazzante per chi vorrebbe vivere una corretta democrazia nella quale il popolo sceglie con il suo voto i propri rappresentanti ed indica chi vuole affidare la guida del Paese.
Per questo motivo, pur consapevole che la disoccupazione giovanile, la chiusura degli esercizi commerciali, la mancata erogazione del credito da parte delle banche, le tasse troppe alte e la diminuzione dei servizi pubblici, sono questioni assolutamente più decisive in quanto legate alla nostra vita di tutti i giorni, ritengo che un corretto rapporto tra cittadini e politica passi da alcune riforme, quella istituzionale e quella elettorale, che potrebbero meglio qualificare la politica.
Dunque servono riforme vere, capaci di far comprendere ai cittadini che sono tornati ad essere al centro della vita politica con il proprio voto e determinanti per rendere credibili gli eletti che finalmente non saranno più dei nominati per cooptazione.
Certo il tempo previsto, 18 mesi, ed il comitato di esperti nominato sono due garanzie di buone intenzioni, nonché una seria manifestazione di responsabilità ma dobbiamo essere chiari, tocca alla politica fare le proposte giuste confortata dal parere del comitato ma evitiamo di far passare l’idea che ancora una volta gli eletti non sanno assumersi l’onere e l’onore di scegliere.
Quanto poi all’idea di sottoporre il tutto a Referendum anche qualora a termine di legge non sia necessario, avendo riportato un’approvazione parlamentare dei 2/3, mi sembra davvero una idea bislacca e di stampo demagogico/populista.
Il compito del governo Letta è anche questo; dimostrare che le parti politiche contendenti tra loro sanno operare insieme per fare l’interesse generale del Paese, riorganizzando il sistema istituzionale in modo da garantire coesione e crescita, rinunciando a convenienze ed egoismi di parte.
Ma attenzione, se si vuole operare seriamente sul piano delle riforme occorre mettere da parte atteggiamenti provocatori o conservatori e serve che ciascuno si sieda al tavolo del confronto senza pregiudizi, partendo dal fatto che a questo punto serve cambiare pezzi della Costituzione, ridisegnare le Istituzioni e fare una nuova legge elettorale.

In questo senso occorre essere chiari ed io lo farò, premettendo che non ci sono tabù insuperabili.
Il fantasma del presidenzialismo che in questi giorni viene avvistato nei palazzi romani e sulle pagine politiche dei giornali, a me pare davvero un fantasma.
Non credo che il Italia esista una maggioranza politica che voglia adottare un sistema presidenziale (modello americano) che conferisce grandi poteri alla figura del Capo dello Stato che guida il governo, sceglie e revoca i ministri e firma le leggi ma proprio per questo resta in carica pochi anni ed è rieleggibile solo una volta.
Forse più condivisa potrebbe essere l’idea del semipresidenzialismo (modello francese, soprattutto per il modo con cui viene eletto il Presidente) ma ritengo che anche questo sistema, che diverge da quello americano, per la presenza del premier di Governo (nominato dal Capo dello Stato), non sia ancora in grado di raccogliere una larga maggioranza dei consensi politici.
Dunque tutto deve rimanere così com’è? No, questo non possiamo permettercelo.
Ma la discussione sul presidenzialismo rischia di essere l’occasione per alzare nuovi muri, cioè un’arma di distruzione del governo Letta, al fine di lasciare tutto invariato, “porcellum” compreso, per non vedere prevalere le idee di uno rispetto a quelle dell’altro.
E allora? Propongo di fare la discussione su quale tipo di Capo dello Stato, solo dopo avere cambiato il Parlamento, le Autonomie Locali ed aver scelto la nuova legge elettorale.
Dunque ecco il mio pensiero, fine del bicameralismo perfetto Camera eletta dal popolo (500 deputati) e Senato delle Autonomie eletto dai rappresentanti degli Enti Locali (200 senatori), riforma del sistema istituzionale repubblicano organizzandolo solo su Stato, Regioni e Comuni (Unioni di Comuni) con semplificazione degli Enti funzionali a cui far precedere, però, una riforma dell’art 117 CC per ridefinire le materie concorrenti, infine un unico sistema elettorale a doppio turno (com’era per le Provincie) per tutti i livelli istituzionali, prevedendo la ripartizione del territorio nazionale in collegi elettorali da circa 130.000 abitanti in modo che l’eletto che deve continuare a non avere vincolo di mandato è chiamato a rispondere del proprio operato ai cittadini che lo hanno eletto.
Se questo disegno fosse condiviso e realizzabile potremo continuare ad avere un Presidente della Repubblica di garanzia (che magari resta incarica 5 anni ed è rieleggibile solo una volta) in quanto il premier verrebbe scelto direttamente al momento delle elezioni, così rispetto ad oggi si potrebbero prevedere maggiori poteri per il Premier, con riferimento alla nomina e revoca dei Ministri ed all’attribuzione del ruolo di capo delle Forze Armate.

Credo davvero che il nostro Paese non possa permettersi ulteriori dilazioni di scelte necessarie al sistema economico e sociale ed anche alla classe politica che rischia di essere tutta screditata.
Per questo serve davvero una stagione riformista che il governo Letta può concretizzare e non è questo il momento di far prevalere tatticismi od ancoraggi ideologici, questo è il momento del coraggio per tracciare una nuova strada verso la terza Repubblica.
Dopo la prima Repubblica del proporzionale “ideologico” e la seconda Repubblica del maggioritario “contro”, è giunto il momento di passare alla terza Repubblica, che non sarà del Presidenzialismo ma della partecipazione e dell‘alternanza.