La morte del tifoso napoletano Ciro Esposito, per le ferite ricevute nei tafferugli che hanno segnato la finale di Coppa Italia, è stata davvero un fatto tragico che sembra già passato.
Invece la gravità del fatto sarebbe tale da costringere le persone di buon senso a dire che non si può andare avanti così ma sapete come si dice in questi casi (con un pò di cinismo): “the show must go on”….
Eppure questo fatto, a mio modesto parere, avrebbe dovuto far riflettere molto di più i vertici della Federazione e della Lega di serie A, facendo autocritica per un modello sbagliato ed adottando provvedimenti esemplari verso le frange del tifo più radicale e violento.
Le società in particolare non dovrebbero mai avere rapporti o trattare con gli Ultras!
Anche il Viminale dovrebbe essere drastico con i violenti ma anche con le società che in qualche modo devono essere corresponsabilizzate nella gestione degli eventi e dunque, poi, anche nel ripristino e pagamento degli eventuali danni che precedono o seguono un avvenimento.
Naturalmente se si tiene al calcio come ad uno sport che non può essere affidato al mercato.

Dunque serve davvero un ripensamento del sistema calcio italiano, partendo dalle fondamenta!

Pensare che si apra un confronto dentro al mondo del calcio italiano solo all’indomani delle dimissioni di Prandelli ed Abete e non davanti a casi di gravità inaudita che hanno a che fare con la civiltà, è davvero paradossale ed anche, scusate, ridicolo ed offensivo.
Quante altre vittime dovremo ancora vedere e quanti danni al patrimonio pubblico dovremo ancora subire, a causa di un tifo malato, prima di cominciare a rivivere il calcio come sport e spettacolo?
Certamente la nazionale italiana di calcio non ha fatto una bella figura al Mondiale brasiliano e credo che una riflessione occorra ma non sono, solo, i risultati sul campo che devono catturare le nostre attenzioni e far nascere serie preoccupazioni tra le varie Istituzioni.
Credo che i risultati della nazionale siano frutto di una scelta sbagliata di Prandelli (comunque un buon allenatore) che non ha saputo scegliere fino in fondo un blocco (un’ossatura) di squadra a cui affidarsi senza stravolgimenti, chiedendo agli altri di adeguarsi.
Per capirci non si può convocare la difesa della Juventus per farla giocare a quattro, quando è tutto l’anno che Barzagli, Bonucci e Chiellini giocano a tre.
Oppure, non si può far giocare Balotelli unica punta centrale quando è tutto l’anno che gioca nel Milan con una punta di riferimento a suo fianco (avrei voluto vedere Immobile con Balotelli!).
Infine è stata davvero incomprensibile l’esclusione di Giuseppe Rossi che è un grande giocatore e seppure proveniente da un grave infortunio poteva essere un’ arma in più per l’attacco italiano, grazie al suo gioco in profondità che Pirlo avrebbe saputo cogliere opportunamente.
Ho letto che qualche giornalista dice che questo penoso risultato è frutto di una mancanza di settori giovanili e dei troppi stranieri nella squadre di A e B, può essere ma sinceramente credo che a livello giovanile il nostro Paese, continui a sfornare buoni e talentuosi giocatori come dimostrano i buoni e consecutivi risultati delle varie Under 21 che si succedono.
Comunque è vero che i giovani dovrebbero trovare più posto nelle squadre evitando lunghi anni di panchine, magari fatti a causa di modesti giocatori esteri che comprati a costi significativi, dalle varie società italiane, si rivelano investtimenti sbagliati e limitano le presenza dei nostri giovani.
Voglio dire ancora due cose : la prima, bene hanno fatto Prandelli ed Abete a dimettersi, hanno dimostrato responsabilità e non codardia; loro hanno fatto le scelte, il progetto proposto è risultato fallimentare e logicamente si sono fatti da parte; la seconda, la FIGC deve avere una guida nuova con un progetto innovativo portato avanti da una figura credibile e riconoscibile da tutti gli italiani che amano il calcio e non solo dai vari elettori delle diverse Leghe.
Ma chi cavolo voterebbe mai, se a votare fossero gli appassionati del calcio, un tale sig. Tavecchio?
Si dice sempre che il calcio è di tutti e che gli italiani amano il calcio, allora rispettiamolo e diamogli un Presidente di Federazione che sia l’emblema del calcio italiano. Rivera? Perché no?(!)
Hanno ragione coloro che pensano sia il momento di cambiare tutto, a partire dai vertici, per aprire una nuova stagione che riporti il calcio italiano ad essere leader in Europa.

Il fatto che società come il Padova ed il Siena, con una storia significativa alle spalle, debbano rinunciare alle categorie in cui militavano per problemi economici e ripartire dalle serie minori la dice lunga su come l’intero sistema vada poi ripensato e riorganizzato.

Anche la vicenda di questi giorni, legata ad Antonio Conte (l’ex allenatore della Juventus), oltre ad essere strana è emblematica di qualcosa che nel calcio non funziona.
Se l’allenatore della Juventus, vincitrice (con lui alla guida) degli ultimi tre scudetti, decide di andarsene il giorno dopo il ritrovo della squadra, dopo un lungo tira e molla nel maggio scorso che si concluse con la decisione di rimanere alla guida della squadra, vuol dire che il mondo del calcio è talmente legato allla prospetiva delle vittorie da non potersi più considerare un ambito in cui si possa a lavorare serenamente anche per una prospettiva di breve periodo.
Questo deve preoccupare tutti, calciatori, dirigenti, allenatori, tifosi ed Istituzioni.
Siccome a vincere è solo uno, occorre saper perdere!
Personalmente credo che questo sia il problema attuale del calcio italiano; questo sistema è orientato solo alla vittoria, al protagonismo dei calciatori ed agli interessi economici delle società.
Per questo penso che Antonio Conte abbia sbagliato ad andarsene.
Lui che ha dimostrato di saper vincere ed è amato dagli juventini, doveva restare a gestire ulteriori stagioni, sul modello di Fergusson al Manchester United, ed accettare il risultato del campo anche le eventuali sconfitte senza pensare ci compromettere la propria immagine di allenatore.
A lui, non ad Allegri sarebbe stata perdonata anche qualche, inevitabile, sconfitta.
La società Juventus avrà mancato verso Conte su alcune questioni come il mercato ma attenzione bisogna sempre fare tornare il bilancio, però Conte ha tradito il cuore dei tifosi, perché se proprio voleva andarsene doveva farlo subito a maggio scorso.
Conte è un personaggio difficile con la Juve nel cuore ma spero che questo non gli faccia fare errori nel proseguio della sua carriera.
La sua grinta mancherà alla Juventus ma la Juventus deve andare avanti sostenendo l’idea di una riforma del sistema calcio e di un nuovo modo di fare sport e spettacolo.
La Juventus che per prima in Italia ha costruito lo stadio di proprietà, sul modello inglese, non può soffermarsi troppo sul passato ma andare avanti ed ormai Conte coi suoi successi fantastici ed i suoi record, appartiene alla storia gloriosa di questa squadra.

Chi ama il calcio guarda avanti per continuare a prendere a calci un pallone con il massimo del rispetto per tutti quelli che giocano e per tutti quelli che tifano.