Certo che non siamo messi bene……. e diventa difficile pensare che con questa manovra finanziaria sia possibile tirare fuori l’Italia dalle secche d’una crisi grave e pesante. Vedo il rischio d’una manovra correttiva entro l’anno con un aggravio di responsabilità per il Governo (ormai allo sbando) ma anche con un aumento dei sacrifici per noi cittadini che non abbiamo alcun riferimento a cui rivolgersi a causa d’una classe politica di nominati e non di eletti. Ed in questa drammatica situazione che ti pensano di fare, questi parlamentari campioni di se stessi, fanno una finanziaria che aumenta la pressione fiscale (seppur indiretta) e non si toccano i loro privilegi e benefici. La casta si comporta da casta. Vergogna…. toglietevi quelle pensioni da parlamentari e consiglieri regionali, che sono una offesa a tutti i lavoratori. Credo che sia necessario pensare ad una nuova stagione costituente per questo nostro Paese, martoriato da un bipolarismo malato di faziosità, per potere fare riforme condivise che dettino le nuove regole, generali, per una politica di servizio e non di potere, per il bene comune e non per gli interessi di parte. Questo è quello di cui abbiamo bisogno, una visione nobile della politica per costruire un Paese moderno ed equilibrato, anche federalista ma attento alla coesione sociale. Purtroppo la vedo dura in tempi brevi ma non dobbiamo disperare, anzi credere che il cambiamento sia possibile, visto che è quanto mai necessario per non naufragare. Se la barca affonda (come la Grecia) affondiamo tutti, tanto vale mettercela tutta, ognuno per la sua parte, e dare una mano a portare la barca in un porto sicuro. Non stiamo a sottilizzare ed a perdere tempo guardando troppo il colore degli uni o degli altri…… Per queste ragioni dobbiamo tutti partecipare convintamente e togliere la guida della barca ai Partiti, soggetti, ormai, autoreferenziali che fanno fatica a rappresentare le istanze e le aspettative delle nostre comunità ed a promuovere l’interesse generale. Destra e sinistra, oggi, sono uguali nelle loro logiche speculari di difesa e di conquista del potere, per questo motivo serve una tregua e l’unica possibilità è quella di dare all’Italia un governo bipartisan che compia vere e serie riforme che mettano il Paese in condizioni normali per tornare al voto senza preoccupazioni per il futuro. Io sono italiano e l’Italia è il mio Paese, sempre, per cui vale la pena impegnarsi al di là di chi sia al Governo in questo momento. Dunque, anche se siamo sul Titanic, non diamoci per persi e mettiamoci al lavoro.

Voi che mi leggete sapete che non mi iscrivo facilmente al club “dei piagnoni” e tanto meno a quello “dei disfattisti”, ma sinceramente la situazione italiana è grave.

Grave e non difficile, grave!

Certo l’analisi come le soluzioni necessarie, possono essere complesse, dunque ardue e complicate ma non sono più rinviabili.

Tremonti ha detto che siamo sul Titanic, mi domando: che abbiamo fatto per salvarci?

Ed ancora : ma non eravamo un Paese saldo e tranquillo ed era inutile preoccuparci?

Ora un Governo “nelle mani dei responsabili (Moffa e Scilipoti, pensa te!)”, pieno di contraddizioni e specchio d’una maggioranza divisa, ha varato una dura manovra finanziaria, ma incerta.

La manovra finanziaria, come ha dimostrato anche il lunedì nero della Borsa italiana, non va nella direzione giusta, nonostante i successivi recuperi dovuti più che altro alla tenuta delle banche. Manovra senza certezze che però, chiede a molti di noi, italiani di classe media e non abbiente, di contribuire alla gran parte del necessario e di fare nuovi sacrifici, lasciando, però scandalosamente, inalterati i poteri e privilegi delle tante caste e lobby del Paese.

E questo nell’Italia del 2011 non viene più tollerato.

Vedrete che a far muovere le coscienze dei cittadini italiani, se non sarà un rinnovato senso civico, ci penserà la rabbia per il venir meno d’una certa qualità della vita, a causa di sempre minori certezze e maggiori paure, oltremodo insopportabili davanti ai continui privilegi della casta

La situazione del Paese è più nera che mai e i mercati danno un giudizio di debolezza, che va oltre lo stock di debito pubblico attuale, e riguarda maggiormente la sostenibilità dello stesso nel medio periodo in presenza di un Governo immobile, pieno di problemi e auto referenziale.

Questa situazione apre la strada a chiare speculazioni ma forse, oltre all’apertura, d’inchieste della magistratura su ipotesi di reato, si sarebbe fatto meglio ad approntare iniziative istituzionali e di bilancio adeguate al bisogno della crisi che viviamo.

Ma la crisi del Paese non è figlia della situazione mondiale, come dice il Governo che cerca di giustificarsi, bensì del malgoverno, di una politica debole, incapace di fare riforme, ma soprattutto della illegalità diffusa.

In questo contesto, tra mediazioni e conflitti, dobbiamo prendere atto che questa è l’unica manovra (seppur insufficiente) che questo Governo poteva fare; cosa ben compresa dalla minoranza che ha responsabilmente permesso l’approvazione della Finanziaria in tempi rapidi, pur senza condividerla.

Questa è infatti una manovra priva di crescita e sviluppo, senza attenzione alle famiglie, concentrata per finanziare la spesa corrente, dunque si tratta d’una non manovra che rinvia al futuro i veri tagli e distribuisce l’aumento delle entrate con un terzo per ripagare il deficit e due terzi per coprire le spese correnti, prevedendo, così, minori investimenti.

Ma la vera questione su cui riflettere, oggi, è però, la seguente: anche se il governo dovesse andare a casa, il problema resterebbe in tutta la sua macroscopicità. Infatti, ora come ora, perlomeno a mio parere, non esistono più le condizioni per ripianare il debito, né per governare.

Serve prendere atto che siamo alla frutta ed anche oltre ….. Al caffè!

Un quadro sconfortante davanti al quale questa manovra “taglia e cuci”, che inasprisce la pressione fiscale e fa poco sul lato della riduzione delle spese improduttive, tradendo, nel complesso, una completa mancanza di prospettiva sul futuro del paese, rischia di essere solo un salvagente nel pieno del naufragio del Titanic. Davvero un po’ poco.

Purtroppo il provvedimento approvato ieri è il massimo che questa classe politica poteva partorire e per questo è almeno positivo che sia stato varato subito.

Non c’erano alternative e dobbiamo (noi si, per responsabilità) ingollare l’amaro calice senza fiatare.

In questa situazione e di questa situazione i cittadini iniziano ad incolpare, senza distinzione alcuna, tutta la classe dirigente, in quanto siamo in una situazione che è chiaramente drammatica ed insostenibile: debito pubblico da far rabbrividire, inesistenza di un mercato del lavoro moderno (che si accompagna a tassi di disoccupazioni reali da far paura), inflazione e tassi di interesse in crescita (con le conseguenze pesanti che ne verranno in autunno), politiche industriali inesistenti, blocco volontario dei settori anticiclici (si veda la situazione del mondo delle rinnovabili, a rischio cancellazione, nonostante il popolo italiano abbia detto No al nucleare pochi giorni fa), crescita dei livelli di tassazione generale ed assenza di concrete e robuste riforme dello Stato e della Politica.

Davanti a questa situazione negativa e pericolosa, perde credito anche l’opposizione, che si mostra litigiosa al proprio interno, che non presenta una proposta davvero alternativa alla solita politica economica e che sembra non credere seriamente di poter mandare a casa questo Governo.

Ma attenzione perché la risposta referendaria e la mobilitazione del web la dicono lunga sul livello d’indignazione a cui sono giunti gli italiani; e fate attenzione anche al fatto che questo nuovo spirito d’azione che spinge i nostri concittadini a fare qualcosa per cambiare ciò che non va più, non è antipolitica, bensì la rinascita di un responsabile senso civico e la voglia di partecipazione e d’impegno politico, al di là dei tradizionali strumenti partitici.

Se il parlamento ha detto si all’arresto di Papa (persona che ho conosciuto e di cui non mi vergogno) credo che ciò sia dovuto al vento che si sta alzando contro la casta ed i suoi privilegi.

La risposta a queste legittime aspettative non può essere demagogica o populista, bensì responsabile senza cedere a logiche giacobine ma anche senza indulgere nel giustificazionismo.

La vera risposta seria, l’unico messaggio possibile per salvare il Paese è questo: che il Governo Berlusconi si renda conto della situazione, si dimetta volontariamente e si realizzi subito un Governo, sostenuto in maniera bipartisan, con un compito preciso per fare le grandi riforme necessarie, e poi ci porti entro l’anno ad elezioni serie in cui si presentino tre maturi poli elettorali.

Altrimenti penso che, dopo il salvataggio della Grecia, da Agosto in poi si rischi grosso.

Incrociamo pure le dita, ma soprattutto diamoci da fare.

Leggo i manifesti del PD “cambia il vento” e faccio presente che non è sufficiente che cambi il vento per far giungere la nave in porto senza danni, bisogna darsi da fare senza stare a vedere se il capitano attuale è all’altezza o meno della situazione (non lo è!), perché se c’è il naufragio della nave, a rischio ci siamo tutti e non solo chi ha le maggiori responsabilità.