Lode della dialettica

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.
Gli oppressori si fondano su diecimila anni.
La violenza garantisce: Com’è, così resterà.
Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda
e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.
Ma fra gli oppressi molti dicono ora:
quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai!
Quel che è sicuro non è sicuro.
Com’è, così non resterà.
Quando chi comanda avrà parlato,
parleranno i comandati.
Chi osa dire: mai?
A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.
Chi viene abbattuto, si alzi!
Chi è perduto, combatta!
Chi ha conosciuto la sua condizione,
come lo si potrà fermare?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
e il mai diventa: oggi!

Bertolt Brecht

L’avevo scritto sull’ultimo pezzo e sono stato facile profeta…….. (purtroppo).

Era chiaro che la manovra non reggeva al mercato finanziario ed era altrettanto chiaro che il Paese aveva bisogno di scelte (anche dure e stringenti) e non di rinvii (per tornaconto elettorale).

L’Italia in crisi, quella dei precari, degli indignati e dei pensionati a 500 Euro, non sopporta più l’ipocrisia di una casta che non sa prendere decisioni adeguate alla gravità del momento.

Decisioni da assumere per responsabilità ed a cui far seguire comportamenti coerenti.

Quello che non potevo immaginare è che dopo un intervento in Parlamento col quale si minimizzava la gravità della situazione e si cercava di tranquillizzare l’opinione pubblica, Berlusconi avrebbe fatto una conferenza stampa con Tremonti per smentire se stesso e le sue dichiarazioni di due giorni prima, confermando le preoccupazioni espresse dagli economisti.

Partiamo da un fatto molto negativo, l’Italia è entrata rapidamente e drammaticamente, a pieno titolo nel gruppo dei cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), nonostante il Governo avesse varato una manovra finanziaria in tempi rapidi. Davanti a questo fatto grave, mi domando che credibilità hanno quelle Istituzioni internazionali che in varie occasioni avevano sostenuto, come grazie alla manovra “Tremonti”, fatta di politiche di contenimento del deficit, l’Italia avrebbe saputo scongiurare l’enorme rischio del default? Eppure nonostante questa grave situazione, il nostro Premier, nel dibattito parlamentare di due giorni fa, ha chiaramente detto che il suo Governo va avanti fino al 2013, perché così gli italiani hanno deciso. Non condividevo la linea minimalista di prima e non condivido nemmeno ora le correzioni annunciate, perché penso sia necessario un cambiamento straordinario. Potrei farmi una ragione di speranza se almeno ci fosse stata una proposta di politica economica innovativa e responsabile. Invece….. mentre ci troviamo col debito pubblico al 120% del PIL, l’inflazione al 2,6% e la disoccupazione al 9% (però quella giovanile al 29%) ci si propina una scelta di basso profilo. Allora mi chiedo: ce lo possiamo permettere? Non è forse il caso che tutti insieme – politica, parti sociali e società civile – si uniscano per proporre, rapidamente, una soluzione nuova e sostenibile, che eviti un possibile disastro economico e sociale in Italia?

Onestamente, dopo una lunga stagione di bassa crescita, in larga parte governata dalle destre (otto anni su dieci), c’è stata una contrazione economica che ha sì, riguardato tutta l’Europa, ma così forte è stata solo in Italia. Purtroppo questo Governo e Berlusconi in primis, non vuole prenderne atto; mentre in Italia, intanto, abbiamo perso sei punti di PIL, e si badi che non li ha persi nessun altro paese in Europa. Così, come in una farsa teatrale, Berlusconi l’altro ieri, in Parlamento, ha recitato la parte rassicurante e ci ha detto che dobbiamo fidarci di lui, considerato che il nostro sistema ha le fondamenta solide e lui conosce bene la Borsa e le sue dinamiche per avere tre sue aziende quotate, salvo poi, ieri, con una bella faccia di bronzo dirci che qualche correttivo serve. Incredibile e ci sarebbe da ridere (per il classico tentativo di vendere il Colosseo), solo che in realtà c’è da piangere, per non dire da incazzarsi visto che, così facendo, dimostra di ritenerci coglioni! La realtà di cui dobbiamo essere tutti consapevoli è che oggi gli Italiani (fortunati) possono temere per un aumento delle tasse e quelli giudiziosi per i loro risparmi, ma i precari e quelli senza lavoro potrebbero reagire determinando una conflittualità civile pericolosa e d’altri tempi. Attenzione, non è disfattismo ma chiamare le cose con il loro nome per senso di responsabilità. Il nostro Paese è veramente a rischio default; lo siamo a causa del pesante debito, dell’incertezza politica, della dilagante corruzione, nonché della gogna mediatica attorno a stili di vita discutibili ed infine per le prospettive per nulla incoraggianti del nostro sistema produttivo. Il guaio è che, in questa situazione a cui ci hanno condotto Governi incapaci e soprattutto il signorotto di Arcore, sarà difficile tirarsene fuori, nemmeno se si cambiano cento guide di governo, di destra, di sinistra, di centrosinistra, di centro, di tecnici ecc, ecc, ecc.

Tutto questo fa venire in mente una cosa importante, ovvero che siamo al “redde rationem”; in Parlamento, con un po’ di teatrino, Berlusconi se la può anche cavare ma oggettivamente il Paese non ce la fa più e si respira voglia di cambiamento, lo sfratto da Palazzo Chigi, per il centrodestra, è ormai prossimo.

D’altronde quando un intero Paese, non solo le sue aziende, è scalabile, si rischia di perdere indipendenza e sovranità, dopo aver perso di credibilità internazionale e chiamiamola pure speculazione per esorcizzare la paura ed aver uno scatto d’orgoglio ma resta il fatto che la debolezza politica e l’inconsistenza economica, nel mercato liberale, si pagano a caro prezzo. Così, alla fine dei conti, bisogna dirci con franchezza che questa brutta situazione ha fondamentalmente a che fare con una questione molto semplice: l’assoluta perdita di credibilità del nostro Paese a livello internazionale, che è fortemente data da chi lo governa e non dalla minoranza.

Ciò detto resta il fatto che anche l’opposizione non brilla certo per idee e proposte, tant’è che dall’unica cosa in comune, lo stanco ritornello : “Berlusconi dimettiti”, che, per altro, non porta da nessuna parte, stanno pian piano prendendo tutti le distanze. Riconosco che la minoranza è divisa ed a volte contradditoria, ma fare la cronaca di questa situazione tentando di accollare al centrosinistra la responsabilità di quanto accaduto e di quanto avviene è francamente troppo e non si può non denunciare la vergogna dei giornali di centrodestra che sbeffeggiano il PD e gli altri. Per uscire però da questo circolo vizioso serve mettere in campo una proposta coraggiosa e forse anche dura, ma necessaria. Proviamo a vedere di cosa abbiamo bisogno: di far ripartire la crescita attraverso un alleggerimento contributivo per le imprese, d’una riforma strutturale delle pensioni, d’una tassa straordinaria sui patrimoni (equilibrata e temporanea), del taglio alla spesa pubblica contro sprechi e privilegi e riducendo gli Enti Locali, di vere liberalizzazioni (che non favoriscano monopoli), di aiuti e sostegno alle famiglie attraverso meccanismi di scarico di alcune spese documentate, di attivare un piano straordinario di opere pubbliche da far fare ai privati in cambio della gestione ed infine di una riforma elettorale che ridia dignità ed autorevolezza alla politica con la partecipazione.

Si tratta di preparare una proposta da concertare con le parti sociali e poi da attuare senza rinvii! Oggi la minoranza del Paese ha lasciato, invece, spazio all’iniziativa di Confindustria e dei Sindacati che dimostrano di voler supplire all’assenza della buona politica. Occorre allora che il centrosinistra recuperi l’iniziativa dimostrando decisione, innovazione e coraggio per uscire dal “tirare a campare” e passare ad una nuova strategia di rilancio dello sviluppo sostenibile, facciamo cioè una grande scommessa sulle nostre capacità senza inseguire aiuti dagli altri. D’altronde anche l’annuncio di ieri del Governo non è stato frutto d’una chiara consapevolezza da parte del duo Berlusconi e Tremonti, bensì della pressione esercitata dalla BCE in cambio d’un pronto intervento. Per altro con una crescita del PIL italiano stimata al 0,7% su base annua contro l’1% stimato dal Governo, c’è da prevedere (ahimé) per fine anno un’ulteriore manovra correttiva. In conclusione oggi che tutti (comunisti e liberali) sono accomunati da un giudizio unanime e negativo sul mercato mi pare di poter affermare che lo schiaffo che c’è arrivato, ha avuto almeno il pregio di mettere il nostro Paese davanti ad uno specchio che ci ha rimandato l’immagine vera e drammatica d’una crisi gravissima da dover affrontare subito. Si tratta dunque di non aver paura del “redde rationem” ma di saperlo affrontare con responsabilità e determinazione per non sprecare l’ennesima occasione. Appurato che tutto non va bene, diamoci da fare e vediamo di uscire, insieme, dalla crisi e poi senza esitazioni, andiamo alle elezioni per rimettere la parola ai cittadini/elettori. Berlusconi, il suo modo di essere, il suo modo di fare e la sua politica degli annunci, rappresentano un lusso che l’Italia, oggi più che mai, non può permettersi.

P.S. Cari amici segnalo sommessamente che a mio parere serve porre qualche nuova regola al mercato, così da evitare d’ora in avanti, il predominio della finanza globale rispetto agli Stati sovrani che sono sicuramente in inferiorità specie quando si trovano con un pesante debito pubblico ma non possono mai essere assaliti mettendo a rischio la vita democratica e la libertà delle persone.