Per parlare dell’Italia, del Governo e di politica ho scelto di mettere la foto di Mino Martinazzoli (che voglio anche commemorare) vicino al mio pezzo, per testimoniare che in queste situazioni non serve l’emotività della spallata e la voglia di rivincita ma piuttosto recuperare il ragionamento. Rifarsi alla ragion politica, come faceva Mino, sempre, non per freddezza e cinismo ma per evitare di perdere le ragioni della politica, davanti alla rabbia che monta. La passione non va confusa con la reazione, anzi è proprio la vera passione che ci deve spingere a fare scelte ottimali e secondo una strategia. In questo senso la lezione di Martinazzoli, grande politico per cultura, competenza e grande dirittura morale, va riscoperta e valorizzata nella politica quotidiana mai stata ai bassi livelli di questi anni. Gli indignati di questi giorni, non vanno enfatizzati ma sono il segnale di voglia di politica. Una politica nuova e pulita, fuori dai soliti Partiiti, capace di rifarsi al migliore senso civico ed alla responsabilità concreta per costruire  il bene comune. Le manifestazioni contro la casta, gli indignati che combattono logiche finanziarie, i referendum vinti contro leggi mercantiliste ed il popolo che vuole “ricucire l’Italia”, stanno a dimostrare come il livello di guardia, cioè la tolleranza dei cittadini, verso una politica ritenuta inadeguata alla gravità attuale ed alla pesantezza del momento storico, è stato ormai superato. Questo è il rischio che abbiamo davanti a noi: una crisi della coesione sociale così che  la oggettiva frammentazione della società italiana possa esplodere da un momento all’altro. Il problema, per me, non è l’indignazione fine a stessa ma evitare di chiudere gli occhi e ritenere che tutto quello che non è partitico sia antipolitica, non è più così! Dunque avanti con ogni movimento che, basato sopra un forte senso civico, lavori per il bene comune, di tutti!

Dopo quattro manovre deludenti ed inique, dopo la rottura dei rapporti tra Governo e mondo sindacale maggioritario (CISL e UIL), dopo la raccolta di 1 milione di firme (a cui ho aderito) contro l‘attuale sistema elettorale (porcellum), dopo la netta presa di posizione della Chiesa a favore di un rinnovato impegno dei cattolici in politica in modo unitario, dopo la discesa in campo della Confindustria che attraverso la Marcegaglia chiede un cambio di Governo, dopo la bocciatura dell’art 1 del consuntivo dello Stato ed infine, nonostante i continui richiami del Presidente Napolitano …… nulla è cambiato!

Berlusconi ed il suo governicchio, sono sempre lì, anzi solo il governo ed i suoi fedeli parlamentari sono a Roma, mentre lui va e viene tra telefonatine varie, se n’ è andato, anche in Russia da Putin (un campione del populismo) a fare festa (e qualche affare!).

Ma vogliamo capire una volta per sempre che pensare alla soluzione della sfiducia, senza un lavoro preparatorio di sfiancamento ed aggiramento, sociale, culturale, economico e politico, non porta bene e non porta da nessuna parte.

Ogni voto di fiducia è un autogol per il centrosinistra.

E pensare che anche nel PdL, ora, dopo Tremonti, pure Scajola e Pisanu si mettono a fare i bastian

contrario, ma guarda un po’ te; irriconoscenti per un verso e patetici surrealisti per l’altro.

Comunque avete visto che tutto s‘è aggiustato, Berlusconi procede senza defezioni (a parte la Destro e Caroselli) e tutti, malpancisti o avanguardisti che siano, nei momenti topici, hanno alzato ed alzeranno la manina per garantire la loro, interessata, fiducia al peggior Governo di sempre.

Andremo tristemente e stancamente avanti in questo modo, consapevoli che sarà necessario un altro

intervento finanziario entro fine anno e che, comunque, da qui al 2014 servirà fare, ancora un’altra pesante manovra da circa 50miliardi di Euro.

Mi domando, difatti, chi sarà capace di assumersi la responsabilità, davanti a questa grave situazione di crisi, di fare scelte dure e magari impopolari seppure coraggiose e necessarie (come la patrimoniale) per mettere a posto i nostri conti in maniera durevole ed equa?

Temo che in questo caso, tanto il centrodestra che il centrosinistra, siano tristemente uguali, mentre il terzo polo può anche provare a dire di essere diverso solo per la convinzione/certezza che da solo non potrebbe mai vincere alle elezioni e dunque la responsabilità di scelte difficili sarebbe come minimo condivisa con altri soggetti politici, partners di eventuali governi di coalizione.

Intanto il Paese, la comunità, è sempre più divisa e confusa; siamo spaccati tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra ambientalisti e industrialisti, tra federalisti ed unitaristi, tra laicisti e cattolici, tra innovatori e tradizionalisti e la società è sempre più frammentata con tre sindacati a ruota libera, con partiti e partitini, con decine di sigle datoriali senza strategia comune (tant’è che la FIAT lascia Confindustria e le centrali Cooperative sono ancora due come prima della caduta del muro) ed infine con almeno quattro sigle a tutela e difesa dei consumatori.

Si tratta d’una inutile babele e per altro anacronistica.

Non sto criticando i corpi intermedi che in una società plurale e democratica sono essenziali e diventano interlocutori preziosi per una concertazione che sia propedeutica alle scelte del Governo, ma dico senza paura che servono nuovi soggetti unitari a rappresentanza degli interessi di categoria, di settore, sindacali ed in difesa dei diritti di cittadinanza.

Il nostro mondo sociale è ormai diviso in una miriade di rivoli e risvolti, che se pure appaiono a volte insignificanti, sono di certo meno controllabili; rivoli che ancora non inondano-esondano nell’ intera Italia, solo perché trattenuti da varie fasce di persone per bene, le quali, in silenzio, lavorano e

rimandano di minuto in minuto la voglia di reagire, solo per il fatto che, si è determinata, nel tempo,

a causa di un forzoso sistema bipolare che ci ha regalato il Berlusconismo, una situazione talmente assurda ed inaffidabile, tale da non consentire, ragionevolmente, un dialogo serio con un antagonista ben definito con cui confrontarsi nell’interesse generale.

L’Italia è in preda agli interessi contrapposti e non si riesce a trovare la forza per una mediazione “alta” che offra una condivisa unità d’intenti per rilanciare il Paese e dare una speranza ai giovani.

In questo sconfortante contesto molto complesso e difficile è di tutta evidenza che la deriva morale è già arrivata ed ha mortificato la nostra cultura, quella politica sta arrecando danni gravissimi alla Istituzioni, mentre quella economica, qualora dovesse arrivare, segnerebbe la fine del nostro Paese.

Per altro ad aggravare (se possibile) la situazione generale, c’è la minaccia strumentale della riforma o meno della giustizia, un’iniziativa discutibile che mi sembra persecutoria considerato che il continuo invio di ispettori, da parte del Ministero guidato da Nitto Palma, presso le sedi dove esistono indagini su Berlusconi, non fa altro che avvelenare il clima ed esasperare gli animi.

Ebbene ciò nonostante, non vedo la consapevolezza del rischio, manca serietà e la conseguente disponibilità a mettere da parte le convenienze per fare l’interesse di tutti, ossia il bene comune.

Tremonti parlava del Titanic e del rischio di affondare tutti ….. Si ma poi? Parole, solo parole!

Spiace dirlo, ma anche quelle di Napolitano, ormai sono solo parole, di chi s’atteggia a grillo parlante oppure a coscienza critica ma non fa niente di concreto (volente o nolente, non cambia!) per modificare una situazione (vorrei dire un andazzo …) drammatica e pericolosa.

Ora davanti a questa situazione, che combina il principale Partito d’opposizione, quello che, con responsabilità, dovrebbe saper indicare una ricetta ed una strada diversa per aiutare e accompagnare il Paese verso una ripresa produttiva e sociale?

Beh, intanto sfila in corteo con la CGIL per ricordarsi di essere di sinistra, poi dice di sostenere il referendum per il cambio del sistema elettorale ma lo fa senza entusiasmo, poi si divide sull’elezione del nuovo Presidente di ANCI, poi si frantuma in tanti gruppi che indicono riunioni e manifestazioni di corrente a più non posso, ma solo nella logica di rafforzare una leadership personale antagonista d’una altra ed infine scade nel peggior parlamentarismo ricorrendo ad uscite dall’aula ed evitando un doveroso scontro/confronto con la maggioranza.

Oddio, se il futuro che ci prospetta il cambiamento (auspicato) del Governo, c’è davvero da incrociare le dita e sperare bene.

Provo a spiegarmi e senza polemica.

Di fronte ad un sistema elettorale che elegge un Parlamento che non è rappresentativo dei cittadini il PD non sa approntare una proposta unitaria di riforma che colga il comune sentire del popolo, davanti ad un esecutivo inefficiente al PD manca il coraggio di proporre, non delle inutili mozioni di sfiducia, ma una credibile piattaforma, d’interventi economici urgenti, che possa essere condivisa anche dalla maggioranza superando di fatto Berlusconi, infine anche di fronte allo sgretolamento del blocco sociale di riferimento del centrodestra il PD non sa creare utili condizioni al formarsi d’una credibile coalizione di centrosinistra che rinunci a facili populismi e radicalismi.

Un Bersani che, seppur tirato per la giacca, si dichiari socialdemocratico può essere utile a fare chiarezza per il futuro del PD ma inevitabilmente avrebbe come conseguenza un’altra scissione.

Come si vede il PD non ha ancora superato o risolto i suoi problemi di fondo, così che tutto avviene con grande fatica e per strade contorte, con continue correzioni di rotta, rafforzando la sensazione che manchi un comune denominatore ideale e soprattutto che non ci sia nemmeno un condiviso e credibile progetto per il futuro del Paese.

Non parliamo poi della leadership, rispetto alla quale, Bersani non convince, Letta è troppo tecnico e la Bindi indigesta, mentre gli ormai famosi quarantenni (convinti che sia il loro momento) danno il peggio che ci si poteva immaginare con una continua e sfacciata guerra generazionale e poi, anche, intragenerazionale.

Ma se l’alternativa a tutto questo, poi, dovesse essere Vendola, che parla d’amore, staremo freschi!

Occorre, prima di tutto, che il centrosinistra sia credibile, dunque riprogettiamo i Partiti, tagliamo i costi ed i privilegi della politica, mettiamo un limite ai mandati elettorali per una nuova politica.

Personalmente considero che non ci sia molto tempo davanti a noi, per sciogliere questi nodi e quindi auspico che il centrosinistra trovi il coraggio di rifondarsi sopra una diversa prospettiva di quella attuale, molto confusa, che si rifaccia di più allo schema del primo “Ulivo”, il centro e la sinistra sociale s’incontrano in una seria alleanza programmatica dai contenuti riformisti e garantisti, con uomini nuovi e competenti.

Il problema non è quello di voler ritornare a due Partiti uno d’ispirazione socialista ed uno cattolico e meno che mai quello di doversi sentire sconfitti per ciò che il PD non è stato, bensì quello di dover prendere atto che la sintesi unitaria del PD non c’è mai stata, abbiamo un amalgama non riuscito che può, anzi deve, essere superato per il futuro migliore del Paese, attraverso la formula di una convinta collaborazione dentro ad una strategica coalizione che guardi all’elettorato di centro con proposte ragionevoli, innovative e solidali.

Il referendum spinge alle elezioni, ma non si faccia confusione tra riforme necessarie da fare e coalizioni su cui possiamo liberamente discutere.

La politica non può essere solo la competizione per il potere, la politica è uno strumento necessario che va rispettato nell’interesse di una convivenza civile responsabile.

Occorre, dunque, che tutti, ci sia dia da fare per recuperare una comune ragion politica!

Vediamo davvero di evitare, almeno per una volta, la scontata frase che in politica sono tutti uguali e soprattutto quell’inutile ritornello che ci perseguita ogni volta che la politica è chiamata a dare una dimostrazione di serietà e responsabilità: “come volevasi dimostrare” (titolo emblematico di Libero).