Elezioni amministrative, referendum e manovra finanziaria, un bel pout pouri davanti al quale c’è sempre chi si deprime e chi festeggia. Ora, chi si deprime, a miei occhi, è un inguaribile pessimista ed anche un pò fazioso ma certo che festeggiare…… mi pare troppo. Oddio il Governo potrebbe festteggiare la soluzione Tremontiana di rinviare, alla prossima legislatura, tutto ciò che avrebbe potuto nuocere alla propria immagine elettorale ed alla propria sopravvivenza. Ciò detto credo che questa finanziaria, dei tagli quà e là, sia solo una finanziaria fatta di annunci e di rinvii. Qualcuno potrebbe pensare: “festeggiamo lo scampato pericolo”, ma purtroppo non è così. siamo dentro ad una crisi e ad un processo di decadenza del sistema Paese. Davanti a questa situazione sarebbe servita una vera, anche dura, risposta responsabile. Ciò purtroppo non è stato e solo per una cultura consumistica che non può essere tradita. Ma la voglia dei cittadini di partecipazione attiva è destinata a bocciare questo modo di fare politica e questo modo di governare il Paese. Si potrebbe festeggiare, allora, questa riscoperta di senso civico ma credo che anche ciò sarebbe sbagliato per un ossequio ad una cultura “collettivistica” che sfocia in statalismo. Gli unici che, per ora, possono provare a festeggiare qualcosa, sono (ancora una volta) quelli della “casta” che sono riusciti, anche questa volta, a scampare al taglio dei privilegi e dei vitalizi. La tempesta non è ancora passata e sentire augelli fare festa mi sembra sinceramente un pò fuori luogo. Anche Tremonti (nella foto), l’uomo forte (?) ha deciso di sistemarsi gli occhiali al meglio così da ben vedere un futuro difficile, verso cui c’è da grattarsi la testa e di che preoccuparsi.

L’Italia, come vedono anche i ciechi, nonostante un sacco di promesse e di tranquillanti somministrati a dose massicce, si trova, davvero, in una situazione politica ed economica tragica, che, oggi come oggi, non ha soluzioni che non siano quelle, di scelte mirate ed anche dure, che possono determinare una mancanza di coesione e sfociare in una drammatica conflittualità sociale..

Non credo sia più sufficiente l’impegno di coloro che (peraltro non molti) animati da passione e responsabilità, pensano attraverso la buona ed onesta volontà di chi poter raddrizzare la barca.

Le preoccupazioni maggiori sono due : i conti, il cui ripianamento non sarà una passeggiata, ammesso e non concesso che esistano davvero i mezzi per avviare una iniziativa per il risanamento della macroscopica posizione debitoria (ormai attestata sui 1.890 miliardi di E) ed inoltre, circostanza da non sottovalutare, è l’atteggiamento, non certo adeguato, che sta assumendo l’attuale maggioranza nell’emergenza che viviamo, con un chiaro conflitto interno (leggi le dichiarazioni di Crosetto rispetto alla proposta di Tremonti) ma soprattutto a come si comporterà una volta che sarà minoranza in Parlamento.

Nei giorni scorsi Repubblica titolava in prima pagina: “ Tremonti pronto alle dimissioni”. Ve lo siete chiesti il perché ? Perché, io penso, non ce la faccia più a sostenere le barzellette che vengono dette circa il debito pubblico e vuol uscirne dal governo a faccia pulita, facendo intendere che non è colpa sua…… e magari di quelli che verranno… !

Ebbene in questa situazione, davanti ad un futuro incerto e pericoloso, sento alcuni far festa.

Festa per la vittoria di popolo (non dei Partiti) al referendum, festa per la vittoria di un centrosinistra alle elezioni Amministrative (importanti e significative ma sempre Amministrative), festa per la nomina di Mario Draghi alla BCE, festa pro o contro la TAV, festa per i 110 anni della FIOM, festa per l’ennesimo ddl sulle quote rosa (obbligo nei CdA) festa per la probabile fine del Berlusconismo.

Ma lasciamo perdere le feste (almeno quelle di questo tipo) e vediamo di andare oltre gli schieramenti politici, riscoprendo tutti un responsabile e costruttivo senso civico.

Invece in questa situazione difficile la politica si inserisce contribuendo a far crescere un “baillame” vergognoso ed indegno ed alimentando un teatrino della politica, assurdo ed inconcludente.

Pensate al tira e molla dei Ministeri al nord….. (si tratta d’una boiata pazzesca!).

La politica anziché essere un riferimento positivo per il Paese, ne è una rappresentazione di basso profilo, tutta a difesa di interessi particolari, che agisce in maniera sconcertante Anch’essa, sembra aver fatto il suo corso: essa è diventata un serbatoio di lavoro per persone che, non avendo né arte ne parte, un lavoro, una professione insomma, ambiscono a quella facile visibilità che altri contesti difficilmente possono dare.

Volete sapere come ? Intersecandosi ed inserendosi, ovunque, perché conveniente, noncuranti della nausea sempre più montante del popolo italiano. La sfiducia verso tutti, come dimostra la protesta emersa nel voto referendario, dilaga contro i Partiti sempre meno espressione del popolo.

Anche qui, ovviamente, fatte salve le debite eccezioni.

Cosa possiamo, dunque, sperare da questa realtà dove avere il vitalizio di parlamentare è, purtroppo, l’aspirazione massima di chi viene eletto, dopo essere stato nominato, grazie all’apparato partitico?

Certo che, ad ogni livello, è sempre più facile riscontrare uno scadimento della classe politica.

Ciò detto, credo che davvero ci sia poco da festeggiare tanto a destra, quanto al centro od a sinistra.

Mi domando: dopo il voto referendario (che ha nettamente bocciato le politiche di anni di governo), perché al di là di una richiesta di dimissioni di Berlusconi, è prevalso questo immobilismo politico?

Qualcuno risponde che è “la quiete prima della tempesta”, cioè sta per esplodere una tempesta frutto di sentenze giudiziare clamorose ma anche prevedibili.

Se ciò sarà vero, quello attuale è un silenzio che annuncia l’arrivo d’un enorme terremoto!

Un terremoto che può far piacere alla sinistra ed al centrosinistra ma destinato ad esasperare ulteriormente lo scontro, senza la minima assunzione di responsabilità verso riforme neludibili.

L’esperienza interessantissima di questo voto referendario mi ha convinto, invece, che c’è una grande voglia di partecipare ed un forte desiderio di rinnovamento, nella politica e nella società.

C’è bisogno di nuove idee e di progetti reali per dare una svolta a questo Paese che sta andando sott’acqua, dopo anni di galleggiamento alla deriva (e non solo, ad essere onesti, da quando ha governato Berlusconi direttamente…).

Ecco qualche esempio.

Nelle politiche energetiche, dopo il giusto NO al nucleare, è mai possibile che si parli solo del rinforzamento delle estrazioni di Petrolio e Gas (a cominciare dalla già spremuta Basilicata) e non invece della necessità di rivedere e rinforzare le politiche per le rinnovabili, ammettendo, però, l’enorme errore commesso recentemente, con l’approvazione di un quarto “conto energia” per il fotovoltaico, che da solo sarebbe costato la fine di un Governo (sempre più in contraddizione con se stesso), in un Paese normale?

Per non parlare della rabbia sorda di una generazione, quella dei cinquantenni “fortunati”, che lavorano, lavorano per pagare le pensioni dei loro genitori e intanto mantengono uno o più figli ventenni o trentenni senza lavoro od al massimo precari, che, a questo punto ragionevolmente, per paura dell‘incertezza sul futuro, hanno smesso di fare figli!

I giovani, poi, si sentono soffocati in una vita senza speranza, mentre i genitori si sentono schiacciati e i nonni si sentono abbandonati. Insomma la nostra è la società dei disagi, siamo un popolo avvinto da una sofferenza sistemica e con l‘ansia di non farcela.

Dobbiamo uscirne, trovare una strada per riprendere a vivere felici: perché alla fine chissenefrega del PIL, della crescita economica, della bilancia commerciale se fossimo, davvero, tutti contenti.

So bene che può essere un discorso qualunquista ma se ciò, può servire a far riflettere sul fatto che il nostro problema è quello di essere giunti al limite della dignità, ben venga, perché sia chiaro che dopo questo limite non ci resta che constatare che siamo tutti alla canna del gas!

Infine la questione fiscale che riguarda la nostra vita quotidiana e la nostra capacità di spesa; serve una riduzione della pressione IRPEF ma serve altrettanto aver il coraggio d’aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie (ai livelli degli altri Paesi europei) e stabilire una tassa di proprietà (o come diavolo la si vuol chiamare) sui grandi patrimoni, nonché continuare la lotta all’evasione ma senza fare spremute di coloro che hanno già dato e non possono continuare a lavorare per le tasse.

E poi, cari amici e lettori, questa pesante manovra, necessaria a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014, con una operazione di più di 45 mld di Euro, che come prevedibile colpirà tutti, un po’ a destra ed un po’ a sinistra, senza dimenticare sopra e sotto, ma soprattutto senza una vera strategia concentrata sugli aspetti decisivi per il nostro futuro come riforma delle pensioni, nuovo sistema fiscale, nuovo sistema e sostegno al lavoro.

Così via libera ad una manovra “falciatrice” attraverso ticket sanitari, un po’ di tagli alla politica (ma non troppo e soprattutto dalla prossima legislatura), stipendi pubblici bloccati, aumento (meglio aggiornamento) dell’IVA, superbollo per auto (ma non si doveva togliere la tassa di proprietà?), un nuovo balzello sulle Banche e poi (forse) anche una tassa sulle transazioni finanziarie.

Ed ancora, occhio al federalismo (di stampo leghista) che ci porterà ad un aumento della tassazione locale, dall’addizionale IRPEF, alla tassa di soggiorno e di scopo, finanche all’aumento dell’ICI sui beni strumentali.

Tagli e nessuna scelta per la crescita e qualcuno festeggia? Ma che ci sarà mai da festeggiare?

Credo che su questa linea di riflessione ed impegno ci sia un mare di cose da fare, politicamente.

Una riflessione a partire dal dato che anche questa manovra avrà l’effetto di colpire i soliti noti e di aumentare ulteriormente il divario tra chi può e chi non può.

Quello che serve, allora è cambiare il Paese e per farlo va creato un gruppo di lavoro plurale, aperto all’intelligenza diffusa del web, che individui un piano integrato di sviluppo generale, abbracciando tutti i settori principali: dall’economia alla scuola, dalla giustizia alla cultura, dalla sanità all’energia.

Oggi il centrosinistra per il fatto di non essere al Governo si trova avvantaggiato su questa strada ma credo che si debba riconoscere come, ciò sia più demerito dei nostri avversari ,che merito nostro.

Il centro-sinistra nel suo complesso dovrebbe cominciare a lavorare da subito, ad un programma di governo costruito dal basso ma con guide competenti, con un orizzonte temporale di un anno per la stesura (difficile immaginare che si possa andare ad elezioni prima della primavera) e di cinque e dieci anni per la realizzazione.

Un programma con scelte chiare e coraggiose, con innovazione Istituzionale, con riforme condivisibili e con prospetti finanziari ben precisi che offrano garanzia di serietà e concretezza, un programma, infine, rappresentato da persone nuove.

Un programma attorno a cui costruire la coalizione e poi individuare (magari attraverso le primarie) la scelta di un candidato premier che sia autorevole e competente e non solo telegienico.

Questo chiedono gli italiani, una politica basata su programmi, fatta da persone oneste e competenti, il rispetto dei valori essenziali, la coerenza degli eletti col mandato ricevuto dagli elettori ed infine la possibilità di scegliersi i candidati e non certo di girare la bussola da destra a sinistra o viceversa, nell’inutile tentativo di migliorare una bussola politica che .…… ci sta fottendo.

La partitocrazia ed i mondi a lei collegati, quello del potere tecnocratico e quello del sottobosco affaristico, hanno fatto il loro tempo, oggi si deve puntare alla qualità della proposta politica e questa può essere garantita solo dall’onesta, dalla competenza e dalla meritocrazia.

Siccome tutto ciò, purtroppo, è ancora lontano da essere realizzato al di là di qualche bravo oratore e demagogo di turno, che ne declama la sua assoluta convinzione ed adesione, ribadisco che non trovo ragioni per festeggiare alcunché ed anzi penso che sia necessario mettersi a lavorare quanto prima per riformare, ricostruire e rilanciare il nostro Paese.

Insomma può piacere o non piacere ma questo paese ha bisogno davvero di cambiare, perciò serve. discontinuità rispetto al passato nelle persone, nei programmi e nelle idee.

Cambiare per non morire, sotto l’idea, sbagliata, che ci sia sempre qualcosa da festeggiare.