In questi giorni si dovrebbe discutere la riforma del medico di base, presentata dal Ministro Balduzzi. Una riforma su cui il confronto deve esserci ma anche una riforma non più eludibile. Più d’un anno fà, andavo dicendo ad alcuni medici (tra cui i noti consiglieri comunali), che la loro istituzione era superata dai fatti e che ormai era giunto il tempo di riformare quella antica istituzione. Devo dire che l’avevano presa male! Oggi l’iniziativa del Governo, sta a dimostrare che quelle mie idee non erano balzane e che nel Paese si sente, davvero, l’esigenza d’una riforma di una professione, ancora utile e necessaria, ma con nuovi compiti e prospettive, per un nuovo ruolo nel sistema sanitario del Paese che non può più essere quello che è stato fino ad oggi. Una volta il medico di famiglia era un riferimento, oggi rischia di essere solo una posizione di rendita per alcuni dottori generici. Pubblico la definizione WONCA della medicina generale/di famiglia :
La medicina generale/medicina di famiglia è una disciplina accademica e scientifica, con suoi contenuti educativi, di ricerca, sue prove di efficacia, sua attività clinica e sua specialità clinica orientata alle cure primarie.

I. La disciplina della medicina generale/medicina di famiglia ha le seguenti caratteristiche:

-è normalmente il luogo di primo contatto medico all’interno del sistema sanitario, fornisce un accesso diretto ed illimitato ai suoi utenti, si occupa di tutti i problemi di salute, indipendentemente da età, sesso ed ogni altra caratteristica della persona;
-fa un utilizzo efficiente delle risorse sanitarie attraverso il coordinamento delle cure, il lavoro con altri professionisti presenti nel contesto organizzativo delle cure primarie, agendo da interfaccia con altre specialità assumendo, quando si renda necessario, il ruolo di difensore dell’interesse dei pazienti;
-sviluppa un approccio centrato sulla persona, orientato all’individuo, alla sua famiglia ed alla sua comunità;
si basa su un processo di consultazione unico fondato sulla costruzione di una relazione protratta nel tempo attraverso un’efficace comunicazione tra medico e paziente;
-ha il compito di erogare cure longitudinali e continue a seconda dei bisogni del paziente;
-prevede uno specifico processo decisionale determinato dalla prevalenza e incidenza delle malattie in quella precisa comunità;
-gestisce contemporaneamente i problemi di salute sia acuti che cronici dei singoli pazienti;
-si occupa di malesseri che si presentano in modo aspecifico e ad uno stadio iniziale del loro sviluppo che potrebbero richiedere un intervento urgente;
-promuove la salute ed il benessere con interventi appropriati ed efficaci;
-ha una responsabilità specifica della salute della comunità;
-si occupa dei problemi di salute nella loro dimensione fisica, psicologica, sociale, culturale ed esistenziale.
A questo punto ognuno faccia le sue considerazioni in merito all’opportunità di cambiare o meno una professione “nobile” rispetto a come la conoscete.

Per fortuna mi capita poche volte di stare nella sala d’aspetto d’un medico ma alcune volte mi tocca, come un questuante in cerca di una ricetta o d’una impegnativa ed a volte anche di una “illuminata” parola di conforto ed in quelle occasioni confesso di provare disagio.

Certo una volta, ero più timoroso, meno irriguardoso di oggi ed ammetto che entrare nello studio del Dott Pietro Cocchi (a cui va il mio ricordo per la sua attenzione e cura verso la mia famiglia) mi metteva timore e mi sentivo quasi in dovere di riverire una persona capace di guarirti attraverso consigli e medicine appropriate.

Invece da qualche anno mi vado chiedendo a cosa serva più un medico di base, avendo presente che le diagnosi ormai si fanno sulla base di esami avanzati grazie alla tecnologia ed altresì che le distanze si sono accorciate.

Ritengo, cioè, che il medico di base – così come è concepito – ha fatto il suo tempo.

Non solo, ma detta istituzione ormai distante anni luce rispetto al vecchio medico di famiglia che spesso sapeva “guarire” anche semplicemente attraverso uno sguardo “terapeutico” sulla base delle specifiche conoscenze di un quadro familiare, oggi finisce invece per far nascere patologie che, molto verosimilmente, in ambiente diverso, non troverebbero humus fertile per nascere e svilupparsi.

Mi spiego, il medico di base, in una società sviluppata e dinamica come la nostra, non risponde più alle necessità contingenti, svolge un ruolo quasi impiegatizio e dunque davanti all’urgenza ed al bisogno rischia di far perdere tempo e, addirittura, di divenire anche causa di un aumento assai sostenuto dei costi sociali, tanto da apparire più funzionale agli operatori sanitari, rispetto all’utente.

Per altro questa situazione rischia di demotivare e svilire la professionalità dei nostri medici, validi e disponibili, che appaiono infatti sempre più amministrativi che sanitari.

Cosa fa oggi il medico di base ?

Per dirla in modo dialetticamente brutale, oggi il medico di base, clicca il nome del paziente sul PC, compila velocemente delle ricette ad una moltitudine di pazienti che non può certamente visitare come si dovrebbe per poi, a seconda dei casi, dirottarli presso le strutture deputate allo scopo.

Insomma, come ho detto sopra, egli svolge un ruolo amministrativo anziché propriamente sanitario; naturalmente sono fatte salve eccezioni positive che pur ci sono, ma … numero pazienti permettendo.. e nei piccoli centri.

Tenuto conto che al giorno d’oggi tutti sanno che per un mal di testa ci vuole un analgesico e che per un mal di pancia normalmente a volte basta un lassativo, io penso che si potrebbe tranquillamente evitare questo inutile passaggio, più amministrativo che sanitario, andando direttamente all’ospedale ove esistono ottime ed aggiornate guardie mediche, le quali, attraverso tessere computerizzate in funzione, potrebbero conoscere subito il passato sanitario del paziente, garantendo una presenza in tutte le ore del giorno e della notte, realtà che invece il medico di base non può espletare. Ed inoltre certi studi non verrebbero intasati dai malati immaginari e da chi va dal medico per passare il tempo…e sentirsi dire che non ha niente…

Ovviamente il problema è complesso, e non si può essere solo demagogici ma altrettanto onestamente bisogna anche riconoscere che parlarne non fa piacere a qualcuno.

Di una cosa però sono convinto e cioè che, in questo modo, il paziente sarebbe visitato subito e con un risparmio assai notevole delle risorse regionali-statali, non solo, ma anche con meno spese e perdite di tempo dello stesso paziente che deve assentarsi dal lavoro, oltre con benefici per il datore di lavoro. E poi, per quanto ovvio a dirsi, con il male addosso, un paziente non può perdere mezza giornata dal medico di base, per poi essere spedito al CUP, perdendo altre ore d’attesa, per avere un appuntamento per una successiva visita specialistica magari mesi dopo.

Che fare per non essere solo critici?

Propongo la creazione di strutture sanitarie, 24 ore su 24, all’interno degli presidi sanitari (o degli stessi ospedali), magari allargando le funzioni delle Guardie mediche che sembrano funzionare a meraviglia, come aveva già proposto qualche organizzazione medica.

I possibili risultati sarebbero questi :

1) gli studi dei medici di base verrebbero sfoltiti: è davvero penoso vedere certi studi zeppi di gente, in attesa per ore di ricette e di pseudo visite ambulatoriali tra “avanti il prossimo…” oppure “grazie dottore …..“ come in qualche vecchio film di Alberto Sordi;

2) non ci sarebbero più le resse nei pronti soccorsi, di cui si parla tanto in questi ultimi anni e forse anche le liste d‘attesa dei CUP potrebbero essere ridotte ma soprattutto si eviterebbe la spiacevole constatazione di disdicevoli privilegi riservati ai pazienti di alcuni medici rispetto ad altri;

3) il malato avrebbe assistenza 24 ore su 24, se vuoi anche pagando un giusto ticket e, contestualmente, nella grande struttura sarebbe possibile effettuare subito analisi di laboratorio che oggi vengono fatte persino in farmacia in pochi minuti, e quindi figuriamoci in Ospedale.

Ma ciò converrà al medico di base ? Converrà al singolo medico che specie nei piccoli centri continua ad essere un punto di riferimento riverito e ripagato? Ed ancora, converrà ai tanti studi associati che guadagnano fior di quattrini, associandosi a volte in 10-20, pagando un solo affitto in una palazzina o appartamento, trasformati in ambulatorio associato privato ?

Ed infine (mi domando, anche), converrà, addirittura, agli Ospedali che, in qualche modo, dovrebbero, poi, fare i conti, con le Istituzioni e dunque con la politica ?

Non sono domande semplici e le risposte possono essere tante e variabili ma una cosa è certa, una riforma serve senz’altro.

Questo è il vero problema da affrontare e da fare subito, seppur con la concertazione.

Il discorso sarebbe lungo ed “indigeribile” forse per qualcuno, ma se si pensa che per la sanità si spende circa l’80 % delle risorse ai vari livelli, io penso che, rimodellando l’attuale istituzione del medico di base (e qualcosa anche degli Ospedali) ci sarebbe anche una diminuzione sostanziosa in termini di costi sociali. Oltre ad avere un servizio in tempi accettabili, soddisfacenti ed efficaci.

Ma chi mai vorrà iniziare un discorso di questa fatta che, oltre ad essere di natura sanitaria, avrebbe forti reazioni lobbistiche destinate a determinare un tormentone politico? Probabilmente nessuno ma per favore i medici di base evitino di gridare alla “lesa maestà” davanti ad argomentazioni (come quelle che sto facendo) che mirano a ridefinire un sistema sanitario migliore e più fruibile che non vuole assolutamente escludere i medici di base ma riqualificarli e riconoscergli compiti precisi ed utili.

Peraltro, in questo periodo di rigore fiscale, ritengo che ci sia un ulteriore motivo per porre fine alla figura del medico di base ed alle sue convenienze (senza essere per questo dei giustizialisti), troppo spesso le visite ambulatoriali od a domicilio sono fonte di regalie e di ingenti somme di denaro che vengono percepite ma non dichiarate, in quanto prive di tracciabilità. Certo non tutti lo fanno ma ciò spesso avviene ed è grave, perché pur riconoscendo che si tratta di una consuetudine sbagliata e non richiesta, non possiamo fare finta di niente.

Dimenticavo di dire un ultima cosa, secondo me, il medico di base (l’attuale), finisce, a volte, anche per alimentare alcuni tipi di malattia, specie quelle di natura psicosomatica, le quali, molto spesso, si trasformano in vere e proprie patologie fisiche.

Infatti, le fasce deboli, per intenderci quelle che non hanno dimestichezza con la terminologia sanitaria, spesso rimangono negativamente impressionate dalle parole di una semplice diagnosi al punto da farsene influenzare. Ciò può determinare una percezione (sbagliata) di essere portatori in vita di una vera malattia, che andrà via via sviluppandosi nella psiche del paziente, ed ufficializzata a vita sul freddo video del computer del medico, il quale, nel prosieguo della sua professione potrebbe anche dimenticare gli aspetti correlati ad essa.

In conclusione quella del medico di base mi sembra una istituzione ormai obsoleta ed anche costosissima, che almeno a mio avviso, rischia di diventare perfino controproducente per alcune fasce sociali.

Si tratta, dunque, d’una istituzione da rivedere e da ridefinire, certo senza alcuna forma vessatoria ma nella determinazione di cambiare una figura che deve essere utile al sistema sanitario e non svolgere un ruolo più amministrativo che tecnico – scientifico.

Una volta c’era il medico di famiglia, oggi solo un professionista (più o meno modesto),diviso a metà fra la parte scientifica e quella amministrativa. E’ ora di cambiare!