Questa foto di Giuliano Pisapia, nuovo Sindaco di Milano, la dedico a tutti quelli che hanno creduto che la vittoria fosse posibile e che cambiare si può (sempre). La dedico anche a quelli un pò “vecchi” che vogliono insegnarci che la politica la si fa stando dentro i Partiti. Se Pisapia fosse rimasto dentro ad un Partito non sarebbe mai diventato Sindaco di Milano, tutto stretto in una logica di correnti, di coalizione, di personalismi. Invece grazie al PD menghino che ha fatto le primarie, lui è andato oltre i Partiti ed ha vinto dando la spinta al PD per una ripartenza su scala nazionale nella logica del cambiamento. Un cambiamento che il PD deve, ora, saper rappresentare dando forza alle idee ed ai progetti di Cacciari, Letta, Pisapia e Renzi. Un cambiamento, però, possibile solo se realizzato attraverso il risveglio d’un forte e rinnovato senso civico ed attraverso la partecipazione responsabile della gente. Ogni logica politica che, invece, vede la supremazia dei Partiti o della coalizione non è più adeguata ai nostri tempi e rischia di non risolvere il problema della sfiducia della gente verso la politica. Questo voto che cambia gli scenari della nostra Italia è frutto della protesta e non della fiducia verso il PD o di altri partiti di minoranza. Quello che in questo contesto può fare la differenza è la presenza di persone di grande qualità; qualità morale, professionale e con le necessarie competenze. In questo senso l’inizio della nuova legislatura consiliare a Pontremoli, lascia qualche ragionevole dubbio. Speriamo bene…. perché bella o brutta che sia, Pontremoli è la mia città ed io ci tengo. Allora per ribadire che c’è bisogno di nuovo e di passione, voglio chiudere con una frase utilizzata spesso da Pisapia che appartiene, però, al Card Martini : “chi è orfano della casa dei diritti è orfano della casa dei doveri.” Una frase che ci indica a tutti noi, politici, la strada per raggiungere il bene comune.

Nel mio precedente pezzo l’avevo scritto (ma non ci voleva particolare intelligenza), siamo al via di una nuova ripartenza per il Paese. Una speranza!

Un momento bello ed entusiasmante, da vivere con passione civile e non con partigianeria.

L’Italia ne ha davvero bisogno e dunque ben venga questo risultato elettorale che, con Pisapia eletto a simbolo nonostante non sia così fotogienico, ci prospetta una possibile nuova fase politica, necessaria, quanto mai, per uscire dalla grave crisi che stringe la nostra società.

I principali giornali parlano di sberla per Berlusconi ma in realtà io sono d’accordo solo in parte, con loro, in quanto a me pare che da questo voto esca, si, una maggioranza sconfitta ma anche un vero ridimensionamento dei Partiti principali (PdL e PD).

Voglio dire che ritengo giusta l’analisi di coloro che, analizzando questo voto, pensano possa essere considerato come il momento liquidatorio del berlusconismo ma che non abbia valore, assoluto, come dato decisivo per considerare chiusa l’esperienza di Governo di Berlusconi.

Per questo motivo andrei cauto sulla richiesta, strumentale, delle dimissioni; il Governo dimostri di avere la maggioranza in parlamento (nel Paese, oggi, penso non l’abbia) e di averla per fare quelle scelte e quelle riforme che sono necessarie al Paese. Se l’hanno meglio per loro.

Penso che al centrosinistra convenga molto di più una strategia di logoramento politico fatta di denuncia del tirare a campare e delle contraddizioni del Governo, piuttosto che una presunta spallata che ci porti ad elezioni politiche anticipate.

Per altro pensare che si debba andare alle elezioni solo perché sono state perse (dalla maggioranza parlamentare) le elezioni amministrative di metà legislatura, mi pare una forzatura e non mi risulta che negli USA, dopo il voto amministrativo che ha visto la vittoria dei Repubblicani, sia stato chiesto ad Obama di dimettersi.

Certamente è vero che Berlusconi ha politicizzato questo voto, facendone quasi un referendum sulla sua autorevolezza, ebbene tutti prendano atto, senza pregiudizi ed enfasi, che questa sfida il fronte anti Berlusconi (seppur variegato e disomogeneo), l’ha vinta e l’ha vinta alla grande.

Questo voto dimostra che nel Paese c’è davvero aria nuova; un vento che porta con sé una grande voglia di cambiamento.

Per questa ragione il PdL s’è affrettato a cambiare la guida del Partito, servono novità.

Ma la questione del cambiamento riguarda anche il centrosinistra.

Il voto consistente al movimento “cinque stelle” di Grillo, (nel primo turno), , le vittorie di Pisapia, di De Magistris, di Zedda ma anche di Consolini (uomo legato all’esperienza Illy) ed infine il mancato decollo del PD (che cresce, si ma poco) quale punto di riferimento per un’alternativa affidabile a Berlusconi, stanno a dimostrare che il centrosinistra non è ancora pronto, cioè non ha ancora una proposta credibile e condivisa da proporre come vincente.

Il centrosinistra si afferma quando si presenta come novità; quando ha il coraggio di proposte innovative, quando si apre alla società civile, quando favorisce la partecipazione alle scelte (leggi primarie), quando non si arrocca sulle oligarchie di vertice ed infine quando propone una coalizione plurale che sa parlare ai diversi settori della nostra complessa società.

E guardate che questa riflessione si può fare, proprio grazie al recente voto (in specie di Milano).

Il voto di Milano, difatti, va interpretato come la realizzazione d’una protesta affidata alla politica e non al di fuori della politica. Una protesta contro una politica fatta di polemiche contro il nemico oppure di sola immagine ma anche una protesta contro la politica fatta dagli “apparati” di Partito.

In questo senso mi pare ineludibile affrontare, prossimamente, la questione della riforma elettorale che a questo punto mi sembra logico indirizzare verso il ritorno ad un proporzionale (ancora da definire) in grado di liberare l’azione politica dei Partiti, non più costretti da un vincolo di coalizione ormai ritenuto una gabbia ed un peso.

Infine l’ultima analisi che voglio fare sul voto è quella per la quale mi batto da anni, incompreso e definito eretico, non serve rappresentare la gente ma essere in mezzo alla gente e dunque basta con le alleanze fra Partiti e mettiamoci a parlare, con tutti, di scelte da condividere e di cose da fare.

A Milano, nel Paese, anche a Pontremoli, c’è voglia di partecipazione senza limiti e confini.

Dopo il fallimento del politicismo, degenerato in violenza, e dopo la sbronza individualista – consumistica, degenerata in un liberalismo di comodo (la libertà intesa come opportunità di fare quello che si vuole), probabilmente s’è risvegliata una coscienza civica in molte persone che credono nella sobrietà, nella solidarietà e nella sostenibilità e vogliono riprendersi in mano il proprio destino per lasciare un futuro migliore alle giovani generazioni.

Si tratta d’una nuova stagione che supera quella del bipolarismo (non quella dell’alternanza) e potrebbe essere definita come quella di un “new deal” civico.

Un nuovo corso fatto di partecipazione; una partecipazione per il cambiamento, che va sostanziata, però, dalla voglia di fare e non contro qualcuno.

Anche a Pontremoli, durante l’ultima campagna elettorale, abbiamo provato a far crescere questo senso di responsabilità verso il futuro della nostra città e devo dire che, nonostante le malelingue ed i tempi ristretti in cui abbiamo dovuto operare, il risultato raccolto è tale da far ben sperare.

Nel primo Consiglio Comunale, davanti ad un folto pubblico ma ad un deserto di politica, ho costituito il gruppo consiliare “Cittadini per Pontremoli”, col quale la nuova Associazione culturale e politica (non partitica) che vogliamo andare a costruire nelle prossime settimane, coinvolgendo persone e soggetti nuovi, dovrà collaborare per svolgere un ruolo di opposizione critica ma costruttiva che punti a qualificare il nostro ruolo di minoranza.

D’altronde la lista civica (?) “Amo Pontremoli”, amava così tanto il nostro territorio da essersi già squagliata (forse pentita di quel nome impegnativo), costituendo il gruppo consiliare del PD e rinunciando a fare, subito, opposizione in cambio di qualche accordicchio su varie nomine consiliari. In futuro vedremo, ma credo di non sbagliarmi nel pensare che qualcuno abbia in mente di non dare spazio alla nostra minoranza e dunque di scavalcarci nella “real politik”, dietro una copertura istituzionale.

Che dire? Evidentemente ognuno ha fatto e farà, quello crede più giusto o magari più opportuno.

La seconda!

La dimostrazione di ciò consiste nel fatto che il PD non ha preso minimamente in considerazione la mia proposta di nominare (quale rappresentante delle minoranze consiliari in CM) Roberto Ribolla, cioè il consigliere comunale maggiormente votato dai nostri concittadini alle recenti elezioni (dunque il più rappresentativo) tra quelli delle minoranze.

Alla Comunità Montana è stato così nominato, per le minoranze consiliari, Paolo Bissoli (con 3 voti compreso il suo(?) ed 1 a Ribolla), dimostrando, nei fatti, perché il PD non ha saputo accettare il richiesto criterio di discontinuità, rispetto alla precedente amministrazione comunale, impedendo di fatto di poter chiudere un accordo unitario, per tutto il centrosinistra locale, alle scorse elezioni.

Ogni Partito sceglie quello che vuole per sé, il PD di Pontremoli ha scelto autonomamente (?) di andare a sbattere contro un muro e di farsi male, liberi di farlo ma non poteva pensare che io ed altri amici fossimo ciechi ed obbedienti andando anche noi a sbattere con loro, in virtù d’una sciocca ed ingiustificabile fedeltà.

Comunque il risultato di queste elezioni per il PD pontremolese, è quello di essere un Partito clamorosamente ridimensionato ed anche inconsistente nel panorama provinciale, nonostante avesse avuto il Governo della città per 4 anni. Gussoni passerà alla storia come l’unico colpevole del disastro della precedente amministrazione (e non è vero), Bissoli dimostra di essere il padroncino del PD locale, qualche giovane leone della ex Margherita ora ha campo libero per farci vedere quello che vale ma per fortuna qualche altra persona del direttivo (anche ex DS) comincia a capire che con la logica di salvaguardare qualcuno, s’è perso tutto.

Comunque, ora, quello che resta del PD di Pontremoli, un Partito appiattito senza un progetto e chiuso su stesso, deve eleggere il nuovo segretario e poi preparare le elezioni provinciali, ne vedremo di belle.

Il PdL locale, invece, dopo la vittoria dovuta all’assenza di un’alternativa vincente, deve dimostrare si saper governare e di farlo bene, risolvendo i problemi della città, senza dare la colpa agli avversari di centrosinistra che, vedrete, saranno accusati immancabilmente di boicotaggio. Chi si assume la responsabilità della gestione amministrativa deve saperlo fare senza guardarsi indietro e senza scuse verso le altre Istituzioni, rifiutando la demagogia populistica e senza dare vita ad una politica del bisogno.

Intanto noi “Cittadini per Pontremoli” andiamo avanti, cercando nuove adesioni sul nostro progetto civico e proveremo a sostenere le nostre proposte per Pontremoli, senza rinunciare a fare un’opposizione intransigente ma disponibili a collaborare sui problemi concreti d’interesse generale, con serietà e nella chiarezza

Concludo, volentieri, affermando che condivido quanto ha affermato il 31/5, il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sul Corriere della Sera: “Queste elezioni rottamano l’idea di Partito novecentesco, basato sull’organizzazione, che decide le candidature dall’alto e che viene prima del candidato. Bisogna scommettere sulle persone e non sulle alleanze.

PS

AI REFERNDUM DEL 12 e 13 GIUGNO, SI VOTA!!! VOTIAMO 4 SI, PER DIRE NO!