Ha ragione Cacciari, il nostro Paese sta andando verso la follia; intesa come lo status di colui che è sbandato per la mancanza di punti di riferimento certi. Così i comportamenti individuali e collettivi diventano preda d’istinti primordiali e di pulsioni antagoniste. D’altronde davanti alla mancanza di lavoro ed all’aumento dei costi sociali, tutto sembra diventare negativo e come pensare il contrario visto che stiamo vivendo un periodo nel quale il superfluo, paradossalmente, rischia di costare di meno dell’essenziale? Anche la credibilità dei Partiti e delle persone che fanno politica è giunta ai livelli minimi dopo le palesi dimostrazioni di incapacità a trovare soluzioni adeguate per i problemi del Paese e dopo le pessime prove date sul piano etico in termini di corruzione, abusi e scandali vari. In questo contesto difficile e complesso anche un governo di tecnici come quello di Monti sta perdendo credibilità per la mancanza di risoluzioni adeguate e rapide ai problemi quotidiani della gente ed è chiaro, perciò, che in una fase di declino come questa le persone siano disorientate ed impaurite per il loro futuro. Come ho già scritto però non bisogna perdere mai la speranza e non cadere nella follia che da vita a comportamenti e scelte sbagliate e soprattutto non aiuta a definire l’obbiettivo prioritario, la coesione sociale.
Il Paese non si può più permettere di perpetuare il vecchio a scapito di forze nuove che si rendono disponibili alla politica, quella vera fatta in mezzo alla gente e non quella del sistema dei Partiti.
Bisogna cambiare; soprattutto cambiare le persone ma anche cambiare le idee. Servono proposte nuove e riforme che le favoriscano senza alcun tatticismo gattopardesco se vogliamo pensare all’Italia del futuro.

Il risultato delle recenti elezioni non è sorprendente, almeno per me, ma è certamente epocale e può definirsi uno tsunami per il sistema italiano. Uno tsunami per i Partiti ed il loro vecchio sistema partitocratico che non è più tollerabile in un Paese nel quale chi governa continua a chiedere sacrifici generali per il risanamento ma colpisce indiscriminatamente senza pensare che chiedere 1 a chi ha dieci è diverso dal chiederlo a chi ha 20, 50 o 100. Siccome, volenti o nolenti, il Governo lo fanno e lo sostengono i Partiti (coi loro parlamentari cooptati), questi non sono più credibili quando propongono tagli alla spesa, aumentano le tasse e chiedono sacrifici, in quanto ogni giorno vengono screditati da scandali, privilegi assurdi e ruberie varie e si dimostrano sempre più una casta.
Potrei dire che il voto di questo turno amministrativo dimostra quanto vado dicendo da tempo, quasi inascoltato, sulla necessità di fare politica da “cittadini” responsabili, andando oltre i Partiti e le loro logiche, lasciamo però da parte l’orgoglio personale seppur con la soddisfazione di averci visto giusto e soprattutto lungo. Una soddisfazione che deve essere da stimolo, per la nostra Associazione locale “Civiltà lunigianese” a fare sempre di più e sempre meglio nella direzione di proporre liste civiche caratterizzate da partecipazione democratica, da trasparenza morale, nonché da idee nuove e da persone capaci non compromesse.

Fatta dunque questa necessaria premessa, per una chiarezza di fondo, passiamo ad analizzare il risultato elettorale di queste amministrative 2012 che costituiscono un attendibile test per comprendere l’orientamento degli elettori in vista delle politiche 2013. Il primo ed eclatante dato che emerge è quello di un crescente astensionismo dal voto, situazione che preoccupa per il chiaro segnale di sfiducia verso la politica, la politica in generale a causa di mancate risposte ai problemi d‘ordine materiale che rischiano di far venire meno la libertà civile.. Il secondo inequivocabile dato è quello di una clamorosa sconfitta del PdL che perde Sindaci e precipita in termini di consenso, dal 38% di 5 anni fa all’attuale 26%. Il terzo e sorprendente dato è quello dell’enorme successo avuto dalle liste del Mov.5stelle che conquista alcuni Sindaci (tra cui Parma) e raggiunge una percentuale di consenso a doppia cifra, il 12% circa, che lo proietta alle politiche come elemento di novità. Il quarto e scontato dato, su cui riflettere, è quello del crollo della Lega Nord, che una volta assimilata ed equiparata agli altri Partiti “romano centrici” perde di credibilità come destinataria del voto di protesta e di proposta alternativa e di conseguenza perde molti Sindaci (anche in territori leghisti) e diminuisce fortemente i propri consensi. Quella della Lega è, dunque, una storia destinata a continuare ma in un ambito territoriale molto circoscritto e senza più clamorosi successi elettorali. Il quinto dato riguarda il PD e la sua sostanziale capacità di tenuta intermini di percentuale del consenso, il 28%, al punto che, pur perdendo voti tra il primo ed il secondo turno, riesce a conquistare tante città.. Ora, siccome godere delle sconfitte altrui è già di per sé una mezza vittoria il PD dice di aver vinto ma oggettivamente va riconosciuto che in molte città e specie in quelle più importanti, il PD ha vinto come partner d’una coalizione di centrosinistra che aveva molti candidati diversi da quelli che lo stesso PD aveva proposto alle primarie. Quello su cui, però, il PD e l’intero centrosinistra devono riflettere è che davanti al collasso del PdL, il PD viene meno alla sua capèacità d’attrazione per il qualle era nato, non riesce cioè, ad allargarsi e non conquista un voto dall’altro fronte anzi gli elettori del PdL preferiscono piuttosto votare esperienze civiche o movimenti alternativi (vedi Mov. 5stelle a Parma). Il sesto dato che caratterizza questo voto è quello che riguarda il terzo polo di Casini; questa aggregazione tiene bene, anzi guadagna pure qualcosa, in termini di consenso, conquistando due Sindaci in capoluoghi di Provincia, ma oggettivamente pure il terzo polo non sfonda, in quanto non riesce a conquistare i voti in uscita dal PdL. Probabilmente questo terzo polo è troppo legato ad una politica della mediazione, tale da non essere credibile per gli elettori, nel ruolo innovativo di chi vuole favorire un necessario cambiamento politico.
Queste elementi che ho tracciato e le valutazioni formulate mi spingono a considerare questo voto di maggio 2012, molto significativo; un voto su cui serve riflettere per non perdere l’occasione di far restare la politica agganciata al Paese reale. Si tratta d’un voto che ha suonato la campana dell’ultimo giro per molti politici, perché se i Partiti non sapranno rinnovare la classe dirigente saranno penalizzati. Per altro, se questi risultati da una parte rischiano di far aumentare la frammentazione politica, dall’altra potrebbero, invece, far fare di necessità virtù in modo positivo per il futuro del nostro Paese che, davanti alla crescente protesta, dovrà rispondere con riforme concrete delle Istituzioni, dei Partiti e della legge elettorale. D’altronde liquidare il voto alle liste civiche ed ai movimenti come antipolitica è sbagliato (l’ho già detto), proprio come prendersela con Grillo è un modo sbagliato di analizzare la situazione che sta a dimostrare come, purtroppo, non si voglia cambiare. In un periodo storico in cui ogni struttura politica si palesa simile all’altra per difetti ed errori ed ogni leader politico si dimostra incapace di trovare soluzioni eque e praticabili, gli elettori scelgono sulla base della novità e simpatia ma non per autorevolezza o competenza. Siamo tornati, in una società orizzontale (per dirla come i sociologi), alla scelta dell’uomo qualunque davanti ai fallimenti ed alle delusioni della politica tradizionale fatta di Partiti e leader. Grillo, difatti, è solo un sintomo della malattia della politica italiana, una malattia che ha in questo bipolarismo arrogante, il cuore del problema, perché ha determinato Partiti “contenitori” usati come cartello elettorale, contro qualcuno, per vincere le elezioni.
Ma vincere non basta, bisogna poi, governare e farlo bene!

Tratto per ultimo la questione dell’indubitabile affermazione delle liste civiche.
Ovunque sono state presentate hanno raccolto fior fiore di consensi, quelli più coraggiosi ed innovativi ed in molti casi hanno contribuito far vincere Sindaci con il loro valore aggiunto. E’ stata un’affermazione portentosa e ricca di prospettive. Si tratta d’un successo (come nel piccolo di Zeri per la nostra lista civica , il 38% contro tutti) che ha mille ragioni, mille significati ed anche mille conseguenze. Io penso che sia la voce della gente che cerca idee, soluzioni e proposte ma soprattutto che vuole essere rappresentata e guidata in un modo nuovo. D’altronde vogliamo capire una volta per tutte che in ogni realtà locale c’è la giusta aspirazione di quei cittadini ad essere artefici del proprio destino e protagonisti del governo locale senza vincoli di Partiti che hanno la testa ed il cuore là, dove gli interessi sono più forti? Per dirla su scala nazionale solo le liste civiche possono riavvicinare le persone alla politica e tornare a costruire una buona politica fatta di libertà, di democrazia, di sobrietà, di autonomia e di solidarietà. Per queste ragioni le liste civiche allora devono essere favorite, rese libere di operare anche in futuro, di qualsiasi origine esse siano; libere di evolversi nei contenuti e nelle strutture, libere di presentarsi localmente, e poi se del caso, anche a livello nazionale. Le liste civiche non sono stravaganze localistiche e/o scelte di risulta per protagonismi e rivincite personali,come si vorrebbe strumentalizzare, le liste civiche sono una nuova manifestazione della democrazia. Oggi nelle elezioni amministrative, domani nelle politiche. La gente, i cittadini, vogliono poter scegliere le proprie rappresentanze e non affidarsi alla rappresentanza di Partiti sempre meno efficienti nel governo e sempre più lontani dalla realtà, soprattutto con una classe dirigente logora perché sempre uguale nel tempo e nelle idee.

Allora e per chiudere, penso che il sistema dei Partiti per come l’abbiamo conosciuto vada chiuso definitivamente, non servono più le frasi fatte, utili per ogni circostanza, a salvare un sistema lontano dalla realtà quotidiana e che mette a rischio la democrazia stessa del Paese. La nostra Italia ha bisogno di un diverso approccio per tornare allo sviluppo socio.economico “sostenibile”, quello che ogni territorio, ogni comunità deve sentirsi importante ed utile alla rigenerazione del nostro sistema economico ed alla ristrutturazione del nostro sistema Istituzionale. Per poterlo realizzare bisogna unire le forze e promuovere l’approvazione di una legge che disciplini i Partiti verso la trasparenza e la democrazia e poi una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini l’opportunità di scegliere il proprio rappresentante senza mettere limiti di accesso alla politica. L’appello dunque, rivolto a tutti (Partiti, Sindacati, Associazioni, Movimenti) è quello di avere fiducia nei cittadini e nel loro senso civico e dare loro, finalmente, la possibilità concreta di partecipare alle scelte che possano aiutare a modernizzare e migliorare il nostro sistema Paese rendendolo più giusto e competitivo.
Il risultato del recente voto amministrativo, può essere l’inizio di un sogno se avremmo saputo comprendere e rispettare quanto la gente ha saputo sviluppare spontaneamente!