Siria, 1980, Il regime di Hafez al-Assad reprime ferocemente i tentativi di insurrezione, sfociati anche in un fallito attentato contro di lui, organizzati dalla leadership sunnita. Le famiglie siriane, famiglie normali, con i loro amori, speranze e tradimenti, sono strette tra il fondamentalismo e un regime poliziesco e corrotto.
La protagonista è una studentessa di medicina. Non ha nome, forse perché è il simbolo di tante ragazze come lei,, vive ad Aleppo (città di nascita di Khalifa stesso) in una casa di famiglia antica, dove regnano le donne. E nella descrizione di profumi, vestiti, corpi femminili sensuali, l’autore volutamente flirta con certe narrazioni di stampo orientalista.
Gli uomini sono sullo sfondo: si occupano di commerci e politica. Qualcuno, dalla militanza marxista passa all’integralismo islamico; e siamo negli anni Settanta. Anche la protagonista si unisce a un gruppo clandestino di islamisti. Impone a se stessa di odiare il nemico (il regime, i soldati, gli eretici), di sopprimere ogni richiamo all’amore e alla voglia di sesso.

A questo punto il lettore viene coinvolto in una saga familiare affascinante, che ha lo scopo di rallentare il ritmo del romanzo. Poi un’improvvisa accelerazione: lo scontro tra gli islamisti terroristi e il regime sanguinario si fa serio e serrato. Si arriva al massacro (e siamo nel 1980, nella Storia vera).

L’autore non giudica e non tifa, né per gli uni né per gli altri. Ama tutti i suoi personaggi. E li racconta, quasi con sorpresa: da grande scrittore.