Il famoso (?) referendum “no triv” non è passato (com’era largamente prevedibile!) e le cose rimangono dunque com’erano. Bene o male? Direi bene ma non per partito preso e voglio svolgere un ragionamento.

La prima cosa da chiarire è che a seguito del mancato raggiungimento del quorum non si può proprio dire che ci sia stato un vincitore, perché la legittimità della non partecipazione al voto non consente a nessuno il diritto di attribuirsi, poi, tale risultato come una vittoria. Dunque non ha vinto Renzi ma certamente non hanno vinto coloro che in maniera inappropriata e strumentale hanno cercato nel risultato del referendum un risultato politico contro il Governo Renzi (creando l’alibi per Renzi di snobbare il referendum). Infine, non hanno vinto coloro che con il risultato del referendum pensavano di ridare potere alle Regioni in materia energetica e pensavano di bloccare un ragionevole sfruttamento dei pozzi non ancora esauriti. Queste realtà, che certo devono essere controllate, possono così continuare a fornire al nostro Paese il 27% del gas e circa il 10% del greggio.

Non c’è stato dunque un vincitore ma direi anche, non c’è stato uno sconfitto perché il Comitato Promotore del Referendum nel richiedere la partecipazione al voto ha esercitato la democrazia ed un numero significativo di italiani (seppure inferiore alle aspettative) ha votato SI. Però, forse, a pensarci meglio, uno sconfitto da questo referendum pare emergere .…. Si tratta del Parlamento (inteso come la politica) che non riesce a svolgere, come invece dovrebbe, il proprio compito di saper legiferare su materie tecniche con buon senso e dunque in modo condiviso. Ad esempio in questo caso la ragionevolezza avrebbe portato a ricercare un accordo tra le diverse opinioni superando ogni forma di preconcetto ideologico e garantendo la sostenibilità degli impianti in questione.

A questo punto, dobbiamo domandarci: è stato allora, un esercizio inutile questo referendum? La risposta non è facile e sarei tentato di dire si, visti anche i costi, inutili, affrontati ma è pur vero che ci sono ragioni importanti che mi portano a ritenere di no.

Si, è stato inutile perché disinnescati, con la Legge di Stabilità 2016, gli altri cinque quesiti originari del Referendum, l’ultimo rimasto in piedi avrebbe avuto solo la valenza d’una indicazione per il futuro e non avrebbe determinato conseguenze concrete e dirette.

No, non è stato inutile perché comunque è servito a far presente la necessità di una maggiore attenzione per il nostro ambiente e per far riaccendere i riflettori sulla Strategia Energetica del Paese.

Da questo voglio partire per una riflessione che non può non essere d’interessi per tutti, visto che riguarda il futuro della società italiana ma più in generale della terra, proprio come ci ha detto Papa Francesco, nella sua enciclica Laudato sii.

Avere cura dell’ambiente in cui viviamo è senz’altro operare per il bene comune e per questo penso che, oggi, non possano esistere due posizioni contrapposte e trovo davvero assurdo dover ancora riscontrare atteggiamenti ideologicamente preconcetti ….. Tuttavia mi risulta logico e trasparente che possano essere in campo due diverse visioni e due diverse sensibilità, rispetto alle priorità da scegliere, alle tecnologie da adottare ed alle modalità operativo/temporali a cui attenersi. Tradotto, il problema diventa stabilire, o meglio concordare, il senso dell’urgenza del passaggio dagli idrocarburi alle rinnovabili e come accelerare la transizione energetica del nostro Paese. In questa direzione bisogna prima di tutto pensare ad un aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale che determini chiare ed obbligatorie indicazioni sul risparmio energetico ed allinei gli strumenti previsti agli impegni presi dall’Italia a Cop 21 ed agli obblighi UE in materia di emissioni e di fonti rinnovabili.

Questa è la strada che i cittadini, le imprese e la politica hanno davanti e che deve essere percorsa con etica della responsabilità e non con qualunquismi ed ideologismi.

Tutto il resto (almeno per me) è demagogia e puzza di essere strumentale per nascondere (più o meno bene) interessi di parte, sicuramente legittimi ma sempre di parte.

Invece proviamo a mettere da parte ogni ipocrisia.

Se non si vuole più dipendere dagli idrocarburi, dal petrolio e dal gas, bisogna cambiare stili di vita e poi dare il via alla realizzazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (peraltro sapendo che almeno per i prossimi anni l’attuale fabbisogno non può essere coperto dalle energie verdi). Dobbiamo essere chiari, si tratta di impianti che verranno realizzati sui territori e che, pertanto, graveranno sui territori ma si tratta di un “peso” che va sopportato in quanto di minore incidenza rispetto agli idrocarburi. Ciò non significa consentire speculazioni a danno del paesaggio o delle biodiversità locali, perché comunque ogni impianto dovrà, prima di ogni autorizzazione, essere ben analizzato sotto l’aspetto della sua sostenibilità ambientale e sociale. Certamente però, occorre impegnarsi a non dare spazio a tutti quei comitati per il NO che sorgono davanti ad ogni iniziativa di utilizzo delle risorse naturali per la produzione di energia verde. La sindrome di “nimby” è davvero alternativa e sbagliata, sempre che vogliamo puntare ad un equilibrato (per me, irrinunciabile) sviluppo della green economy.

Quindi, anche a livello locale, basta con queste polemiche inutili sugli impianti energetici da fonti rinnovabili, anche perché su facebook si leggono tante stupidità. Infatti stante la premessa che il territorio della Lunigiana potrebbe dare un grande contributo allo sviluppo di energia pulita e dunque a combattere l’inquinamento atmosferico ed i problemi conseguenti, bisogna saper affrontare le diverse situazioni. Ci sono casi in cui gli impianti possono (anzi devono) essere fatti ed altri casi in cui tali impianti è bene che non vengano realizzati. Impianti come il fotovoltaico di Monte Fò sono davvero brutti e non andavano realizzati (i fotovoltaici si facciano su edifici, capannoni e tettoie) mentre alcune centraline idroelettriche di giusta taglia e che garantiscono il DMV possono essere tollerate, l’impianto eolico tra Cisa e Cirone era davvero una esagerazione e devastante per il paesaggio ma dire che nessun impianto deve stare sui nostri crinali è sbagliato, come dimostrano le cinque pale di monte Colombo che rappresentano una tecnologia ben integrata.

La mia speranza per i futuro è quella di vedere sorgere in Lunigiana altri impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili di dimensioni medio/piccole e chiaramente sostenibili e chi è andato a votare per il referendum “no triv”, per essere coerente con se stesso, dovrebbe essere d’accordo. Peraltro, come dimostra il Collegato Ambientale con l’introduzione dei PSEA (pagamento dei servizi Ecosistemici Ambientali) il valore del territorio è ormai chiaro e condiviso dal legislatore e dunque potranno essere previsti risarcimenti ambientali ed indennizzi (sul modello del sovracanone BIM).

Non credo, pertanto, di sbagliare nel dire che quando saremo chiamati a votare per le Amministrazioni Comunali, dovremo dare il nostro voto anche in virtù di programmi chiari sullo sviluppo delle rinnovabili!

Per lo sviluppo delle energie rinnovabili passa lo sviluppo dei territori montani: rinnovabile è buono!!!