Quando assistevo allo spoglio del Premio Bancarella, nel luglio scorso, ero rimasto colpito dal numero di voti raccolti da questo libro. Il titolo mi aveva tratto in inganno ed allora sono andato in libreria a comprarne una copia. Ho letto in pochi giorni il libro e devo riconoscere che è davvero bello. Una storia interessante e piacevole nella scrittura che parla di una vera vita di paese ma anche della crescita dii un ragazzo e del suo incontro della realtà. Una realtà che va ben al di là dell’orizzonte del paese. Una realtà da cambiare e che probabilmente è possibile cambiare solo cambiando linguaggio. Un libro, una favola moderna, pieno di spunti interessanti su cui riflettere, un libro da leggere.

L’Italia somiglia a uno stivale, dico bene? Ecco, proprio nel punto in cui starebbe “l’osso pezzìllo” – la caviglia – nasce Isidoro Sifflotin.
Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e “non crollerà mai”!, il prodigioso guagliunciéllo affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino – quel padre strabico, poetico e comunista che si sciacqua con l’Idrolitina mentre scrive lettere d’amore a Bach e a Pertini – e da Stella, la mamma pastaia che fa tende di tagliatelle e si porta dietro un segreto.
Quale sarebbe questa dote? Semplice: Isidoro non parla. Anzi, parlerebbe pure; ma sa fischiare, e lo sa fare in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l’aiuto di una combriccola stralunata di personaggi di paese, Isidoro crea addirittura una Lingua Nuova, con il suo Fischiabolario, e un Messaggio Rivoluzionario inizia a diffondersi…
Con il tempo, grazie a quell’incredibile capacità, riesce davvero a trasformare intere piazze piene di gente in folle di entusiasti Sognatori di Giustizia. Ma proprio quando il progetto di un’umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, Isidoro Sifflotin – e con lui tutto l’osso d’Italia in cui vive – dovrà fare i conti col terremoto dell’Irpinia e con una vita tutta da rifare.
“Sparte e capisce”, dividi e capisci: con addosso questo insegnamento di mamma Stella, l’Isidoro ormai ragazzo e orfano farà il suo incontro con Napoli, la “città tutto fumo e niente arrosto”, e con Enzo Cecòf, il cieco che ha una casa piena di libri, colleziona “parole soglia” e vive nel “Giappone di Monte di Dio”.
E, nella solitudine, la crescita è inevitabile. “Tutto quello che matura si separa”, dice mamma Stella.
Come nelle migliori favole, finito l’incantesimo, l’infanzia, il sogno, l’ideale e l’amicizia, sarà la realtà a indicare il nuovo cammino.
E una nuova forma di grazia, in età adulta, verrà a riscattarlo ed evitargli il rischio di una vita polverosa. Anche l’amore, uscito da un triste ricordo dell’infanzia, rientrerà da una finestrella col sorriso di una donna conosciuta e nuova: Marella.

recensione tratta da “meucciagency” — Enrico Ianniello