Si tratta d’una commedia agrodolce che cattura l’attenzione con ogni scena grazie ad un bravo regista J Lewis ed agli attori altrettanto bravi e capaci come D Hoffman e  P Giamatti.

La versione di Barney è un romanzo dello scrittore canadese Mordecai Richler. Il libro è il racconto della vita dell’ ebreo canadese Barney Panofsky, scritta in forma di autobiografia.

Nel film, Barney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie del detective O’Hearne, convinto da anni del suo coinvolgimento nella scomparsa di Boogie, amico licenzioso e scrittore dotato. Dopo l’uscita del libro di O’Hearne, che lo accusa di omicidio e di ogni genere di bassezza, Barney si decide a dare la sua versione dei fatti, ripercorrendo la sua (mal)educazione sentimentale e la sua vita fuori misura, consumata nell’Italia degli anni Sessanta e perseverata in Canada. Tra una partita di hockey e una boccata di Montecristo, l’irrefrenabile Barney rievoca il suo primo matrimonio con una pittrice esistenzialista e suicida, riesamina le seconde nozze con una miliardaria ebrea e ninfomane e riconsidera gli errori fatti con la sua terza e amatissima consorte, speaker garbata e madre dei sui due figli.

L’adattamento dal libro al film non è avvenuto con grande aderenza al senso del libro stesso, omologandosi a una commedia un po’ consolatoria e anonima in cui si perde l’infuocata vita di Barney, uomo senza qualità,  ma ciò nonostante riesce ad essere, per immagini, recitazione e dialoghi, veramente un bel film.