L’America il 9 novembre, si sveglia con Donald Trump presidente.

Non è un incubo: la rivoluzione trumpiana ha vinto. E’ una svolta davvero storica.

Gli Stati Uniti cambieranno in meno di 100 giorni. E’ molto più di una nuova Brexit. Dal 20 gennaio al miliardario newyorkese verrà consegnato il bastone del comando del paese più importante del mondo e i codici delle atomiche. Hanno sbagliato i sondaggisti, gli analisti, gli storici i giornalisti e gli esperti.

Ha vinto Donald Trump contro tutti e con una semplice idea: distruggere l’intero establishment e ricostruire dalle macerie. La sua è una vittoria netta e sconvolgente che sorprende il mondo, ma anche lo stesso Congresso americano che rimarrà a maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato ma che non ama il nuovo commander in chief.

Meno di 15 mesi fa Trump costruiva alberghi grattacieli e campi da golf in tutto il mondo. E’ sceso in politica annunciando la costruzione di un muro fra Usa e Messico ha proposto di bloccare l’ingresso di tutti i musulmani in America, di cambiare e cancellare i trattati commerciali di rivedere i patti con gli alleati della Nato e a sorpresa ha vinto. La Florida ma soprattutto gli stati solitamente democratici e operai come il Michigan, l’Ohio e la Pennsylvania hanno voltato le spalle a Hillary e lo hanno portato oltre la soglia dei 270 voti necessari per entrare alla Casa Bianca.

Trump nella notte non ha solo ottenuto le chiavi dello Studio Ovale, ma si prepara a cancellare l’intera eredità di Obama, la sua riforma sanitaria e polverizzerà lo stesso partito repubblicano praticamente annullandolo nel suo “movimento populista” nato poco più di due anni fa anche sulle ceneri del tea party.

Se quella di Reagan era diventata una vittoria formidabile negli anni Ottanta, Trump è riuscito a ripetere il grande colpo. Quando le indicazioni della sua vittoria si sono fatte concrete le borse mondiali sono crollate e i mercati stanno tremando. Quella di New York farà altrettanto tra poche ore.

L’America si trova al centro di una rivoluzione non solo politica ma anche culturale. Un uomo solo è riuscito a battere l’intero apparato di Washington, le sue lobby i centri di potere chiedendo semplicemente l’appoggio popolare come un antico condottiero medievale. “Sarò la voce della classe lavoratrice di questo paese”, aveva detto in campagna elettorale.

Negli anni ’80 Ronald Reagan arrivava alla Casa Bianca dopo essere stato governatore della California. Nel 2016 Donald Trump ha dimostrato che in democrazia, pur avendo fallito con i casinò, senza aver mai presentato la dichiarazione dei redditi, si può diventare in 16 mesi presidenti degli Stati Uniti. Questa non è televisione: è già storia. L’America delle grandi città, della modernità e del progresso ha votato compatta Hillary. Quella bianca dei sobborghi delle zone rurali e delle armi si è schierata con Trump.

Nessuno ha capito che sono sempre stati loro la maggioranza silenziosa che se si sveglia e vota può cambiare in una notte anche gli Stati Uniti.

Tratto da “quotidiano.net”

Scritto da Giampaolo Pioli