La parola Equità ed il suo significato.
Equità: capacità di giudicare e valutare con equilbrio ed imparzialità. L’equità è un valore che la politica non può ignorare, in quanto caratterizza la qualità della democrazia.
Vediamo cosa ne pensa, in merito, un grande giornalista.
“Equità = Contrazione di E-qui-taglio. Diffusissima fra i cavalli e le altre bestie da tiro, come i muli, i buoi e i lavoratori con almeno 42 anni di contributi. Ex moglie dell’ex ministro Tremonti, con il quale ha avuto una figlia: Equitalia. Esempio di equità: andare in pensione alla stessa età dei tedeschi senza però avere mai percepito gli stipendi francamente esosi dei tedeschi. Altro caso tipico di equità è il raddoppio dell’Ici alle vedove che vivono in case fin troppo grandi, per contribuire al fondo di solidarietà «Mansarde di Stato con vista panoramica abitate dai parlamentari a loro insaputa».

Aggettivo: equo. Nel sentire comune è equo che paghino gli altri, mentre è iniquo che paghi io. La saga «Lamento dell’Equo» di Evasor Multiplex racconta le avventure dei possessori di yacht in nero, che la tassa sui posti-barca costringerà a tentare un attracco di fortuna in qualche isolotto dei mari del Sud, dopo una sosta nei centri di raccolta svizzeri per fare il pieno di banconote non scudabili e difficilmente scusabili. Sinonimi: torna qua, hai da pagà, ma va là. Frasi celebri: «Rogito, equo suv» (pronunciata dal filosofo Cartesio, già ministro tecnico nel governo Ciampi, alla notizia della rivalutazione degli estimi catastali).

Curiosità: dopo le lacrime della ministra Elsa Fornero, alla manovra «Lacrime e Sangue» verrà presto aggiunto il sangue dei pensionati. Per equità”.
tratto da La Stampa a cura di Massimo Gramellini

Il punto di partenza del mio ragionamento è che le cose, in Italia, non vanno ancora bene ma io non sto né con le tasse e né con le bombe.

Il problema non è il Governo (che sta facendo scelte appropriate) ma questa maledetta abitudine italiana di voler pensare che tutto sia possibile (in un senso e nell’ altro).

Eppure la politica non ha solo il compito di rappresentare ma anche quello di guidare, educare.

Altrimenti si procede a zig zag compiacendo gli umori della piazza e cedendo alla demagogia ma soprattutto guardando al breve periodo, cioè scegliendo provvedimenti che soddisfano esigenze contingenti e magari anche particolari.

Così liberalizzazioni, beni comuni, welfare dei servizi pubblici e mercato del lavoro, diventano i veri temi su cui la politica deve, prima, confrontarsi e poi definire bene, cioè in maniera sostenibile, gli obbiettivi condivisi e le strategie possibili, senza costi sociali.

Ma ciò sarà possibile solo se diventiamo consapevoli che la politica non può essere solo economica ma deve guardare, sempre, alla giustizia ed alla coesione sociale attraverso la valorizzazione, concreta, delle pari opportunità e del merito.

La polemica sui giovani, bamboccioni o sfigati (in alcuni casi), sulla monotonia del posto fisso e sui costi eccessivi della pubblica amministrazione, sulla flessibilità del lavoro nonché sulla casta ed i suoi privilegi ed infine sulla responsabilità dei giudici, sono tutti segnali preoccupanti di un continuo e crescente disagio.

Segnali dicevo ma anche indicatori di una situazione sociale che registra una mancanza di equità.

Vera o presunta, vera magari solo in parte, comunque presente nei lavoratori, nei giovani, nelle donne, nelle famiglie ed anche fra le stesse Istituzioni.

Certo i 20 anni da tangentopoli non sono serviti ad eliminare la corruzione ed a migliorare sul piano della assoluta correttezza il rapporto tra Istituzioni ed imprese, così come non hanno aiutato la giustizia ad essere più giusta e la società ad essere più equa.

Eppure il nostro Paese ha maledettamente bisogno di una maggiore equità per poter affrontare una fase storica, di crisi, come quella che stiamo vivendo.

Ed allora perché non riusciamo a costruirla responsabilmente?

Credo che le ragioni siano nel poco senso civico che ci contraddistingue.

Mi spiego : siamo abituati a crescere con l’idea di dover essere più furbi degli altri (dalla scuola allo sport), per poi aspirare a diventare più potenti degli altri (dal lavoro alla politica) ed infine di poter vivere tra l’invidia degli altri, con la speranza finale di essere ricordati.

Da questo scaturiscono comportamenti anomali come ragazzine che vogliono fare le starlet in TV e bambini che fanno sport con cattiveria inaudita, sempre giustificati da genitori insoddisfatti che vogliono rifarsi delle sconfitte personali con i figli.

Oppure ragazze che per fare carriera si vendono la bellezza del corpo ed i sentimenti, mentre i ragazzi sono disposti a qualunque cosa pur di “fare” i soldi per avere belle macchine, abiti griffati e frequentare locali alla moda ed infine le nonne ed i nonni che vanno in TV per fare (le velone) e per dire cose fuori dal buon senso.

E’ questa logica dell’apparire e del volersi far riconoscere, a tutti i costi, al di là dell’essere.

Tutto molto cinico ed egoista, cioè ognuno pensa per sé.

Questo modo di pensare è l’esatto contrario di chi ricerca l’equità e vive la solidarietà, non come carità ma come dovere civile verso i meno fortunati.

Questa società onnivora, in nome della libertà, tollera tutto, anche l’indecenza e la mancanza di rispetto verso il buon gusto, verso le Istituzioni e verso l’altro.

In poche parole mi sembra di vivere la stagione dei diritti, dimenticando i doveri!

Banalizzo, ma Celentano non può fare interventi, come quello di Sanremo, senza contradditorio.

Per questi motivi in Italia si passa (o almeno così si vuole apparire), senza mezze misure, da una parte all’altra; bianco o nero, destra o sinistra, con Dio o con Cesare, pro o contro Berlusconi, per la Juventus od anti Juventus, di quaresima o di carnevale e lo si fa, quasi sempre, per convenienza o per familismo, magari trovando, poi, la giustificazione di non voler essere dei farisei e ipocriti e di chiamare le cose con il loro nome.

Comodo; questo modo d’essere è una comodità, perché in realtà questo modo d’essere non si può definire nemmeno manicheo, in quanto ciò pretenderebbe poi, una coerenza assoluta con la parte nella quale ci si identifica e nella quale si crede e questo costa rinunce e fatiche.

Così, ci si dichiara contro l’evasione fiscale ma poi si cerca di fare i furbetti evitando scontrini e ricevute, scegliendo di far lavorare amici che fanno il doppio lavoro, facendo crescere il lavoro nero ed infine provando a pagare meno tasse possibili, magari operando all‘estero.

Ora, io non dirò mai che pagare le tasse è bello ma certamente si tratta d’un dovere da onorare.

Le tasse le paghiamo per dare allo Stato ed agli Enti Locali, le risorse necessarie a garantire una buona amministrazione pubblica e servizi pubblici efficienti, su questo siamo d’accordo, ma quando i nostri soldi vengono spesi male cosa dobbiamo fare noi cittadini? Assistere e lamentarci oppure protestare per farci ascoltare ed ottenere un diverso atteggiamento da parte delle Istituzioni?

La questione non è una boutade e nemmeno un tema d’accademia; negli Stati Uniti, il movimento dei “Tax protestors“, coloro che non intendono pagare per reazione alla politica sbagliata del governo, rappresentano una cosa seria, la prima linea della protesta fiscale.

A differenza degli evasori, qui si tratta di persone che si schierano apertamente contro una legge, ricevendo consensi e mettendo in crisi il sistema degli Stati Uniti.

Ora, personalmente credo che in Italia sia necessaria una riforma fiscale “seria” con una no tax area adeguata, con una revisione delle aliquote su base progressiva, con la possibilità di scaricare buona parte degli acquisti ed infine con agevolazioni per le imprese che reinvestono gli utili in ricerca ed assunzioni, perché attualmente, col nostro sistema, l’equità non è assolutamente garantita.

Avendo la precauzione di non scadere in un pericoloso dolcinianesimo di sinistra, che vuole utilizzare il malessere della nostra comunità per dare vita ad un populismo che mira a reintrodurre il controllo e la pianificazione centrale nella vita sociale, occorre però affermare con forza che non è più possibile tollerare evasione scellerata ed elusione perversa, mettendo a rischio il Paese.

I neodolciniani di sinistra non chiedono meno tasse, ma più tasse solo per chi ha i soldi, ma la strada quella giusta, non è questa ……..

Per fare tornare i conti, in maniera equa, non dobbiamo più credere che quella delle banche sia l’unica espropriazione di risorse pubbliche, in quanto lo sono anche le baby pensioni ed i vitalizi di massa diffusi, così come dobbiamo dire basta ad un sistema sanitario ridondante (dello sperpero), al valore legale del titolo di studio, ed auspicare uno Stato, senza casta, strategico, per indirizzare le libertà dei cittadini, per stabilire la misura del giusto e perseguire il bene comune.

Dobbiamo evitare di applaudire se la Guardia di Finanza fa rastrellamenti a Cortina e Courmayer ed invece indignarsi se li fa tra gli idraulici di Rimini od alle cooperative, evitare altresì di avere piacere se si paga un superbollo sui Suv e protestare se si paga per il permesso di soggiorno.

Dobbiamo sapere fare tutti, con scrupolo, il nostro dovere, senza agevolazioni e privilegi.

Quando dico questo penso sempre ad una amica che lavora nella Pubblica Amministrazione che, nonostante capacità e serietà indiscusse, si trova a dover combattere per ottenere , non dico riconoscimenti, solo soddisfazioni, contro una perversa logica clientelare. La luce del merito contro il buio dei favoritismi, altrimenti si determina l’iniquità.

Per queste ragioni ritengo che le cose debbano essere, comunque, cambiate, altrimenti una rivolta sociale e fiscale, anche senza violenza, s‘imporrà; accadrà per evidenziare che non si possono più pagare tasse per servizi di trasporto pubblico locale carenti, per servizi sociali inadeguati, per servizi ambientali inconsistenti e per un servizio pubblico RAI, vergognoso, che strapaga alcuni personaggi ed emargina spiccate e libere personalità, per dare spazio a programmi insulsi.

La coesione sociale è un valore assoluto negli Stati moderni per essere competitivi e democratici.

Attenzione, voglio ripeterlo, se la coesione sociale non è garantita, si rischia l’arrivo di tensioni e di rivolte, non auspico la violenza ma la temo e penso che le bombe servano solo allo status quo.

Che l’Italia sia un Paese dove la pressione fiscale è una delle più alte, può essere giustificato dal fatto che esiste una evasione fiscale non paragonabile a quella degli altri Paesi (europei), ma è altrettanto vero che a fronte di un pressione fiscale così alta non corrispondono servizi adeguati. Questo dato fa nascere, così, nella gente comune, la sensazione che pagare le tasse sia come buttare i soldi dalla finestra.

In questa situazione l’attività di Equitalia, sembra dannatamente esagerata.

Intanto in un Paese iniquo, chiamare la società di recupero dei crediti dello Stato e degli Enti Locali e degli altri Enti Pubblici, Equitalia mi è sembrato davvero una provocazione ridicola ed inaccettabile e poi attenzione ad enfatizzare il ruolo di questa società (che peraltro paga lauti stipendi ai suoi dirigenti ed amministratori), in quanto è vero che gli evasori non sono quelli colpiti da Equitalia, ma quelli che Equitalia non raggiunge.

Ciò detto assolutamente NO alle bombe contro ad Equitalia ma serve una ristrutturazione dei ruoli e dei metodi che questa società deve usare nei confronti dei cittadini, che non devono essere vessati ma richiamati ad un loro sacrosanto dovere.

Io ritengo che Equitalia non possa essere considerato lo strumento con cui lo Stato (cioè la politica che lo governa) interviene sui cittadini (in difficoltà) con sanzioni che rischiano di strangolare il Paese ed anche di vanificare una parte della sovranità popolare, perché l’esperienza m’insegna che le persone che si trovano senza appello, sono portate a reagire. Si tratta dell’istinto di conservazione.

In conclusione serve più equità anche da parte di Equitalia!

Siamo in un periodo di crisi con l’Italia in recessione, credo che per uscirne servano sobrietà, responsabilità, crescita, riforme ed equità.

Come dite? Facile. Bene allora non ci resta che metterlo in pratica, ad ognuno la propria parte.