La rielezione di Napolitano ha sancito che il Paese è allo sbando, allo stremo e solo la saggezza ed il buon senso possono tirarci fuori da una situazione grave.
Non saranno certamente le folle delle piazze reali o virtuali, fomentate da blog e tweet al calor bianco, a risollevarci con ricette economiche inadeguate e modelli sociali che ci farebbero tornare indietro (solo per essere di sinistra).
Mi stupisce che si strumentalizzi lo storico bis di Napolitano, definendolo un inciucio anziché considerarlo un alto punto di caduta per un ruolo super partes.
Questo Presidente può dare il via ad un Governo di scopo che duri un tempo necessario a far calmare le acque di una politica quanto mai in subbuglio.
Come non essere costernati davanti al PD che candida Prodi e non riesce a sostenerlo con quella lealtà e quella responsabilità necessaria in queste occasioni?
Penso che il PD futuro non potrà più essere quello che è stato, così come il Paese politico, dopo l’avvento di Grillo, non sarà più quello del bipolarismo malato. Certo che ascoltare oggi tante voci critiche su Bersani mi fa sorridere e mi domando ma perché costoro non dicevano certe cose prima e dopo le primarie?
Mi dispiace ammetterlo ma in questa fase il PdL ha avuto un comportamento inappuntabile, certo di convenienza con aperture di credito a Bersani fatte solo per evitare che si trovassero intese tra il PD e M5S, ma la serietà del PdL si misurerà nelle prossime settimane con il nuovo Governo e la necessità di mettere regole precise.

E’ difficile, al momento, vivere la situazione italiana senza provare sensazioni di sconcerto, lo avevo già detto e lo ripeto senza alcun dubbio, sconcerto.
Uno sconcerto dovuto alla sensazione di un generale impazzimento (di tipo politico) che sembra aver colpito, più o meno, tutti i soggetti chiamati a dare soluzioni concrete ai problemi degli italiani.
Invece che affrontare con decisione l’urgenza, in questa fase, l’impazzimento ha portato i soggetti politici a fare dei due appuntamenti istituzionali, la resa dei conti per una presunta ridefinizione degli schieramenti.
Il tutto a solo sessanta giorni da un voto che, invece, per essere rispettato, avrebbe dovuto portare, tutti. a comprendere che non c’era stato un vincitore in grado di dettare condizioni agli altri.
Non poteva farlo il PD, che pure era arrivato primo, ma non potevano farlo né Berlusconi e Grillo e tanto meno Monti, però la necessità di fare presto a trovare una soluzione, la più condivisa possibile, avrebbe dovuto essere un imperativo per tutti, in considerazione del fatto che i problemi ed i bisogni delle imprese e delle famiglie italiane non aspettano i tempi di una politica “lenta”.
Ma diciamo, anche, in modo molto chiaro che pensare di individuare il candidato alla Presidenza della Repubblica attraverso delle votazioni online di 50.000 persone, peraltro di una sola parte, è una pura e semplice follia, che non risponde assolutamente a criteri democratici e popolari.
E poi come non essere sconcertati dopo aver assistito a comportamenti sleali (perché fatti nel segreto dell’urna) di parlamentari che non avendo il coraggio di andare palesemente contro le scelte del proprio Partito di appartenenza, si vestono dei panni di franchi tiratori per compiere tradimenti proprio nell’Aula che dovrebbe vedere comportamenti trasparenti, seppur secondo coscienza?
Ed ancora, come non provare sbalordimento e sconcerto davanti a coloro che da sinistra contestano il semipresidenzialismo e poi indicano nell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, la strada maestra per giustificare nominativi di bandiera veri “specchietti per le alloddole”?
Infine come non rimanere di stucco davanti a tante vane promesse di cambio della legge elettorale che, invece, non è mai stata realizzata per l’interesse “particolare” dei Partiti a nominare i parlamentari secondo la logica della cooptazione (magari mascherata da pseudo primarie).
Così con un sistema politico basato sul bipolarismo forzoso, fatto di coalizioni “contro”, gli ultimi vent’anni hanno favorito la personificazione, dimenticandosi che il leaderismo favorisce il populismo contro lo spirito critico e la demagogia contro il ragionamento politico.
A mio parere, siamo in un clima generale di contraddizioni e di spinte centrifughe, così gli ingredienti politici usati per fare il Paese non legano fra loro, proprio come quando provi a fare una buona maionese ma non ti riesce ed ottieni la famosa maionese impazzita.

Per questo ritengo che sia opportuno fare, ora, una buona analisi dei personaggi e dei loro strani comportamenti di questi giorni, per vedere di capire quali sono stati gli errori da evitare per poter dare al Paese un futuro nel quale (almeno per me) il centrosinistra possa essere ancora il cuore di una proposta riformista che sappia attuare una politica di cambiamento, senza inseguire idee radicaleggianti e populiste.

Bersani, dopo le elezioni, è impazzito dichiarando di essere un vincitore che non ha vinto; così ha inventato una politica del doppio binario con soluzioni diverse per il Governo e per il Presidente della Repubblica. La scelta non era quella giusta e non poteva funzionare e s’è visto a quale disastro abbia portato sia nello scenario politico nazionale che per lo stesso futuro del PD. A casa ed avanti Renzi!

Rosy Bindi è impazzita, non per le dimissioni da Presidente del PD, ma per la sua presa di distanza da quella dirigenza di cui è parte integrante e storica, dunque non è credibile, oggi, nel meravigliarsi di quanto succede nel suo Partito, così come quando denuncia il rischio di un PD che sbaglia nel voler diventare socialdemocratico. Il suo è un vero e proprio ravvedimentto rispetto ad un recente passato fatto di integralismo ossequioso e verticistico, meglio che niente ma ……..

Il PD è impazzito per almeno due evidenti ragioni che hanno rischiato di comprometterne il destino:
-primo, non si fa rinnovamento mettendo in vetrina delle “icone” della novità, ma facendo selezione e formazione, tra la classe dirigente locale, evitando di valorizzare persone come la Moretti che nel momento della responsabilità per la scelta del Presidente della Repubblica, prende le distanze dal segretario Bersani, quel segretario di cui lei era la portavoce;
-secondo, non si possono candidare persone/esponenti di spicco della storia comune del Partito per abbandonarli poi ad un destino infame con tanta faciloneria e cinismo, perché il Partito così perde di credibilità, in quanto rinuncia a se stesso per inseguire ondate emotive di piazze (virtuali e non) organizzate, strumentalmente, con poche migliaia di persone, solo per continuare a screditare la politica. Per questo è giusto che la classe dirigente del PD si dimetta e si rifaccia un congresso!

E’ impazzito anche Fabrizio Barca, da me conosciuto come persona responsabile, che nel momento del sacrificio di Napolitano, facendosi prendere da una smania protagonista, twitta che avrebbe votato per Rodotà o perfino la Bonnino, nel nome di un presunto progressismo. Ognuno ha diritto di sentirsi e di fare cose di sinistra ma quello è stato solo un tweet sinistro!

E’ impazzito Rodotà, che usato da Grillo come grimaldello per sparigliare, davanti alla proposta del PD di candidare Romano Prodi a Presidente, avrebbe dovuto ritirare la propria disponibilità, considerato che ritiene di essere un uomo della sinistra italiana, quella sinistra che proprio a Prodi deve tutto. Vent’anni di storia delc entrosinistra li rappresenta Prodi mica Rodotà!!

E’ impazzito Grillo che prima si rivolge al PD, con ricattucci del tipo “votate il nostro candidato Presidente e noi per il governo vedremo che fare” e poi davanti ad un voto democratico del Parlamento sovrano, grida al “golpe”, minaccia manifestazioni nelle piazze romane per squalificare il Parlamento, per delegittimare il Presidente della Repubblica e demonizzare i Partiti, chiamando la sua proposta democratica mentre lui rappresenta il vero rischio della oclocrazia. Dalle esperienze che nascono nelle piazze e puntano su Roma e soprattutto non rispettano le Istituzioni repubblicane, dobbiamo prendere le distanze!

Era già impazzito Monti, solitamente austero e morigerato, che dopo un risultato elettorale insoddisfacente, ha tentato la carta di fare il Presidente del Senato andando a chiedere a Napolitano di consentirgli una candidatura sbagliata ed impossibile anche in punta di diritto, dando la sensazione di essere solo alla disperata ricerca di una poltrona “visibile”. Il problema di una rappresentanza politica di stampo liberaldemocratico, in Italia, resta irrisolto.

E’ impazzito Vendola che da uomo di sinistra, soffre la sindrome di avere un soggetto politico più a sinistra (il M5S) di lui e così abbandona il rapporto col PD, grazie al quale aveva ottenuto numeri parlamentari che non avrebbe altrimenti avuto. Vendola in queste ore è passato dall’idea di entrare nel PD per spostarlo a sinistra alla prospettiva di mettersi insieme a Grillo ed all’area di Rivoluzione Civile (Ingroia) per dare vita dalle prossime elezioni alla coalizione della sinistra. Prendiamo atto che si tratta di un soggetto inaffidabile e con idee diverse e lontane dal PD che vogliamo noi elettori di centrosinistra.

Il Paese è dunque una maionese impazzita ma è inutile stare a piangere su quanto versato.
La nostra democrazia con i Partiti sfasciati rischia davvero tanto e dunque caro Presidente Napolitano, dia l’incarico ad una persona lontana dai Partiti, per fare un governo non tecnico ma sociale, capace di affrontare con responsabilità e concretezza, alcuni punti precisi (già individuati dai saggi) che devono riportare il Paese in linea con i cittadini e l’Europa.
I Partiti lavorino a rifondarsi ed a risintonizzarsi con gli elettori, abbandonando quella ricerca esasperata di visibilità personale che troppo spesso non è accompagnata da un impegno vero nell’ascolto, dalla fatica dell’approfondimento e dall’assunzione delle responsabilità che necessitano.
​Occorre recuperare il ruolo delle forze politiche partendo da una riforma che deve puntare a costruire una democrazia dell’alternanza, con Partiti che selezionano in modo condiviso e trasparente i propri dirigenti e candidati, che determinano in modo aperto le proprie scelte politiche e che gestiscono in modo trasparente e sobrio le proprie risorse, anche pubbliche.
Partiti che siano capaci di ascoltare la società civile e di offrire personale qualificato, per competenza e serietà, al Governo nazionale ed alle Amministrazioni locali, politici cioè che dialoghino positivamente con le Comunità di riferimento e che sappiano rendere i cittadini protagonisti della vita delle Istituzioni.