Se non avete ancora ascoltato questo album di Fabi, Gazzè e Silvestri, un consiglio, fattelo! Fattelo subito e proverete una serie di emozioni e coinvolgimenti, come da un po di tempo, probabilmente, non vi capitava ascoltando musica e parole. I tre cantautori italiani, amici da tempo, hanno inciso questo album in studio (è uscito alla fine di settembre), facendolo precedere dall’ uscita di due singoli che sono state due hit : “Life is sweet” e “L’amore non esiste”. Questo album è capace di ammaliare l’ ascoltatore più attento ed è comunque piacevole anche per coloro che ascoltano musica distrattamente, magari facendo altre cose. Musica, con sonorità particolari e parole, con suggestioni ed immagini evocative, convivono insieme in un disco davvero interessante e bello. L’esperienza di mettere insieme tre personalità così diverse ma aperte e creative ha funzionato benissimo.

Fabi, Silvestri e Gazzé arrivano a questo disco comunitario con la consapevolezza di essere tra quegli artisti apparentemente incapaci di scrivere brutte canzoni.
Un pregio gigantesco, testimoniato da carriere pressoché ineccepibili in quanto a qualità, ma con un inevitabile effetto collaterale: il rischio di sedersi, di sentirsi appagati da un livello qualitativo sempre medio-alto.
“Il padrone della festa” è la perfetta dimostrazione di questa tendenza, nonostante fosse l’occasione perfetta per stimolare la creatività dei tre, spingendoli a osare e a motivarsi a vicenda.
Non è andata così: esattamente come i loro album in solitaria, “Il padrone della festa” contiene alcuni pezzi bellissimi (“L’amore non esiste” è già tra le migliori canzoni dell’anno) e tanti pezzi onesti.
Di brutto non c’è nulla, perché nulla è stato rischiato. In ogni canzone si riconoscono i tocchi dei singoli interpreti, che sia l’elettronica tipica di Gazzé, il tiro più funk di Silvestri o il lirismo di Fabi, ma sono davvero pochi i momenti in cui tutto si amalgama alla perfezione, dando vita a qualcosa di più bello, di più grande.
Il risultato è che “Il padrone della festa” non è tanto un album, quanto una raccolta di canzoni: ascoltate separatamente colpiscono, messe tutte in fila finiscono per perdere slancio e per appiattirsi.

tratto da “rock.it”