In questi giorni si assiste e si legge delle grandi difficoltà che vivono i Partiti italiani a mantenere una propria condivisa identità, unitaria, rispetto ad importanti momenti elettorali (le Regionali) ma soprattutto rispetto ad una serie di riforme che dovrebbero cambiare il nostro Paese. Quella più delicata è sulla legge elettorale che viene caricata di valenze fuori luogo. E’ tutto un proliferare di differenziazioni e divisioni, tanto a destra quanto a sinistra, sui nomi come sulle idee, sulle soluzioni concrete come sulle ipotesi di lavoro e perfino sui colori del condominio… Tutti d’accordo però sul fatto di non voler toccare i privilegi (li chiamano diritti) acquisiti, con riferimento esplicito alla vergogna delle pensioni date ai politici, cioè a chi ha avuto l’onore di rappresentare la nostra Comunità in Parlamento od in Consiglio Regionale. Chi prima poteva fare non ha fatto ed ora che qualcuno prova a fare diventa puntiglioso e certosino per paura di una semplificazione dei problemi tale, si dice, “da mettere a rischio la democrazia.” Ma per favore …… ancora una volta si lascia intendere che è meglio non fare che fare, per la sola paura che quello che viene fatto possa avere dei difetti e dei limiti, così ci teniamo il Porcellum.
No, credo sia meglio fare, anche a rischio di sbagliare qualcosa! In fondo chi ha il coraggio di metterci la faccia può anche sbagliare perché lo fà in buona fede e con coraggio.

Sono rimasto molto stupito, in questi giorni, nell’assistere a questa confusione politica causata da una serie di minoranze (interne ai vari Partiti) che prendono le distanze su tutto quello che i vertici, legittimamente eletti e riconosciuti come tali, decidono di fare, più o meno democraticamente.
Bisogna essere chiari, se il problema fosse il mancato riconoscimento di una leadrship democratica oppure una gestione non rispettosa delle regole statutarie, la questione dovrebbe essere affrontata con la richiesta di una verifica congressuale ma se il problema non sono queste due ipotesi, bensì la difficoltà nel riconoscersi in alcune scelte o proposte che una maggioranza compie legittimamente, beh allora serve dirsi con onestà che le maggioranze si rispettano (pur nella diversità) oppure si prende il coraggio di uscire da quella comunità per dare vita a qualcosa di diverso.
Tutto ciò, con varie sfumature ed accentuazioni, avviene ed è avvenuto non solo nel PD, in Forza Italia e nella Lega Nord ma anche in Alleanza Popolare e perfino in Fratelli d’Italia mentre nel M5S chi non la pensa come il “capo” viene subito espulso evitando così lunghi spargimenti di parole polemiche e strumentali.
A questi fatti a queste situazioni imbarazzanti, i cittadini, gli elettori, guardano con grande disagio e sdegno, aumentando così la rabbia e la sfiducia verso l’intera politica.

D’altronde come poter dare loro torto?
Il PD decide di fare le primarie per scegliere il candidato Presidente per le Marche e poi il Presidente uscente di centrosinistra, decide di candidarsi contro il vincitore insieme a quelli di centrodestra che erano la sua opposizione.
In Veneto la Lega si divide tra coloro che sono per Zaia, difeso a spada tratta dal segretario Salvini, e coloro che sono con Tosi (Liga veneta), bene per il centrosinistra ma bisognerebbe capire qual’è il vero motivo di questa spaccatura.
In Puglia Forza Italia candida un suo iscritto che però si schiera con Fitto e dunque viene ripudiato da berluscooni che propone ora la Poli Burtone che però è di Fratelli d’Italia ed allora la Melloni non prova a cogliere la palla al balzo ma scomunica la Poli Burtone dicendole che non deve candidarsi perché probabilmente aveva già un accordo con Fitto.
In Campania De Luca vince le primarie ma a causa di una vecchia condanna per abuso d’ufficio incappa nella legge Severino e dunque se eletto potrebbe essere dichiarato decaduto, ma allora perché farlo partecipare alle Primarie? E se è tutto normale perché mai una presa di posizione a suo favore da parte del PD che resta pur sempre il suo Partito?
Ed ancora, mentre nel centrosinistra è chiaro che questa volta non si fanno accordi con la “sinistra” (leggesi SEL, VERDI e PRC), nel centrodestra sembra di essere in una porta girevole in quanto in alcune Regioni ci si allea con la Lega ed in altre no, così come con Alleanza Popolare, che però al suo interno è divisa fra chi vuole tornare con Forza Italia e chi vuole restare autonomo.
C’è da perdere la testa e da pensare che ci troviamo sopra una giostra, per giunta senza guida.
Scusate ma sembra davvero che i Partiti la facciano apposta a farsi dei clamorosi autogol.

Anche la discussione sulla legge elettorale che mette in risalto le differenze esistenti nel PD, a rischio della sua stessa tenuta, rischia di essere strumentale a logiche interne e ripicche varie.
Premesso che l’accelerazione data da Renzi può essere valutata anche come una decisione sbagliata, devono essere comunque chiare almeno un paio di cose :
la prima è che la riforma della legge elettorale, che non è di per sé decisiva a garantire l’assetto democratico del Paese è importante perché assume, oggi, una funzione di palingenesi del sistema;
la seconda è che Renzi ha vinto le primarie per fare il segretario del PD dicendo chiaramente che avrebbe fatto una riforma elettorale capace di garantire con chiarezza il vincitore e tale da metterlo in condizione di governare (senza dover indulgere a mediazioni continue).
La legge elettorale come ho già detto e scritto in altre occasioni, è solo uno strumento (ricordo che non è parte della nostra Costituzione); uno strumento essenziale per consentire alla politica di essere rappresentativa del popolo e di svolgere al contempo un’adeguata azione di governo.
Dato che attualmente la politica italiana si basa sopra un sistema elettorale (detto Porcellum) che non garantisce né la governabilità né la rappresentatività ed inoltre ha eliminato la libera scelta dei cittadini, mi sembra del tutto evidente che sia necessario procedere al cambio dell’attuale legge elettorale senza indugi ed anche senza troppi sofismi o paralogismi (nella migliore delle ipotesi).
Svolgere e prolungare discussioni in nome della ricerca delle legge elettorale “perfetta” mi sembra un esercizio inutile, sia davanti ai problemi del Paese, sia davanti alla necessità di porre rimedio, comunque, ad una cattiva legge che genera una cattiva politica.
Per questo penso che ormai si debba scegliere di dare al Paese una nuova legge elettorale, dunque in Parlamento si confrontino due o tre diverse posizioni ed alla fine si giunga ad una soluzione che ci permetta di superare l’attuale impasse senza cedere a logiche monocratiche.
Questa è la democrazia, la maggioranza compie una certa scelta ed ognuno in libertà, decide se sostenerla o meno. Ciascuno ha diritto di evidenziare cosa non funziona, a suo parere, in quella data scelta, ma poi la decisione finale spetta alla maggioranza, che ha anche il diritto di sbagliare.
Se la maggioranza avrà sbagliato e ciò sarà dimostrato, sarà il popolo sovrano a mandare a casa Renzi e la sua maggioranza (in questo caso) e provvederà a sostituirlo con altri più capaci.
Dunque, alle minoranze interne ai Partiti va garantito il diritto di parola e di denuncia ma loro devono rispettare le decisioni della maggioranza; cioè non si può stare dentro e votare contro!
D’altronde militare dentro un certo Partito non è un obbligo e nemmeno una prescrizione medica.

Un ultima considerazione, per quanto mi riguarda, in Italia ed anche in generale, non può esistere una legge elettorale in grado di garantire una buona democrazia ed un buon governo, in quanto non ci sarà mai una buona legge democratica in grado di evitare ad un popolo di eleggere un dittatore.
Dunque la questione fondamentale è la qualità della democrazia, come dice l’amico Borghi : “il suo “ethos” e non lo strumento funzionale con cui si esercita o si esplica” e dobbiamo dirci con franchezza che la qualità della democrazia dipende dai Partiti.
Siccome la politica è affidata ai Partiti la questione prioritaria diventa dunque dare sostanza alla norma Costituzionale, art 49, regolamentando i Partiti, la loro vita ed il loro funzionamento.
Serve capire e sapere come scegliere i candidati, se porre dei limiti ai mandati elettivi, quali sono gli interlocutori a cui riferirci (gli iscritti o gli elettori), se svolgere o meno le primarie, quali sono gli organi di controllo e gli strumenti di garanzia della vita interna ecc ecc ecc.

Per questi motivi penso che si debba procedere all’approvazione della legge elettorale ed a coloro che sostengono che prima si deve fare la riforma Costituzionale e poi quella elettorale, rispondo dicendo che non è ancora chiaro se nasce prima l’uovo o la gallina.

NB Ieri sera ho visto Bersani ad Anno Zero e per la prima volta non ho riconosciuto in lui molta lucidità nel ragionamento. Ha detto anche cose giuste ma non le sapeva illustrare, sembrava risentito e dava la sensazione di essere impegnato nello svolgimento di un ruolo. Peccato.