Per presentarvi la mia riflessione sugli esiti del voto del 24 e 25 febbraio scorsi vi propongo un pezzo di un articolo interessante tratto da “thefrontpage” :
“I risultati delle recenti elezioni hanno destato meraviglia e preoccupazione, come se fosse accaduto qualcosa di eccezionale ed imprevedibile. Roba da pazzi. Dove vive certa gente e che esperienza hanno certi giornalisti, anche stranieri, della politica italiana, se sembrano cadere dal pero. Ne è scaturito un terremoto con la vanificazione delle ambizioni di alcuni, come le aspettative di Monti, del quotato Ingroia e la scomparsa di partitini illusi di contare qualcosa, come Futuro e Libertà dell’insignificante Fini, giubilato dai suoi stessi sostenitori. Fini costituisce un dramma nel dramma, da Presidente della Camera in carica è stato cacciato letteralmente dalla Camera stessa, per non dire di Ingroia, costretto a riprendere l’ufficio di magistrato. Essendosi sputtanato nel modo peggiore, meglio farebbe il CSM, a metterlo in pensione anticipata per incompatibilità con quelle toghe che hanno un altro ed alto concetto di cosa significhi stare in Magistratura. Le recriminazioni e le accuse al povero Bersani stanno fioccando come la neve a Natale, per essere stato succube di sodali massimalisti e per non aver visto in Renzi il cavallo vincente e, modestamente, farsi da parte per favorire l’ascesa del giovane di belle speranze, come gli stessi elettori stanno recriminando. Ci voleva ben altro carattere per portare il PD verso sponde liberali, come fece Blair in Inghilterra e Schoeder in Germania. Il dopo elezioni, senza la possibilità di un governo coeso, porterà a vari tentativi per trovare una formula che accontenti le forze politiche maggiori, ma Grillo ha già detto che non intende allearsi con nessuno e Berlusconi sta tentando, invano, un accordo con Bersani. Ecco i tempi maturi per l’idea vincente: il sacrificio di Bersani a favore del liberale di sinistra Renzi, che metterebbe d’accordo tutti o almeno PD e PdL, senza contare il sostegno trasversale al giovane Sindaco di Firenze. La Costituzione non vieta la nomina di un qualsiasi cittadino alla carica di Presidente del Consiglio, come è già avvenuto per Monti, che non era parlamentare. Renzi sarebbe l’uomo giusto al posto giusto, nel momento giusto ……”
Se il voto per cambiare l’Italia non c’è stato, come auspicavo nel mio pezzo pre elezioni, c’è stata però l’Italia che ha cambiato voto e da questa constatazione occorre ripartire con idee nuove e persone nuove.

Dopo ogni consultazione elettorale le analisi del voto si sprecano e le considerazioni nel merito diventano ardite o semplicistiche e non di rado assistiamo a vere e proprie arrampicate sugli specchi per provare a giustificare risultati negativi.
Insomma siamo alle solite, alle prese con il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Eppure questa volta il bicchiere non è a metà, il bicchiere è decisamente vuoto!
Proverò a spiegare questa mia amara constatazione, sicuramente frutto di sconcerto, avete letto bene, sconcerto.
Sconcerto, non delusione e non rassegnazione!concerto per un Paese che si prospetta ingovernabile e poi, diciamolo, per il risultato che ha ottenuto (ancora una volta) Berlusconi.

Il voto ci consegna un Parlamento con tre minoranze ed un partito dei non votanti a più del 25%.

Tre minoranze che se saranno coerenti con quanto detto in campagna elettorale non troveranno mai un intesa con una delle altre due, in quanto sono alternative (nei contenuti) fra di loro.
Tre minoranze, però, che sono frutto di storie diverse tra loro ed il cui risultato è positivo o negativo a secondo, non tanto per il dato numerico raccolto ma per i risvolti che quel dato ha avuto ed avrà.
Così il PdL, che numericamente ha perso in consensi ed in seggi, è innegabile che non possa essere considerato il perdente visto che partiva da una sconfitta sicura e dalla prospettiva di un possibile disfacimento del Partito. Ma grazie ad una campagna elettorale giocata da Berlusconi all’attacco dei centristi e grazie ad una serie di promesse che hanno saputo far breccia nel cuore (meglio nelle tasche) degli italiani, il PdL ha saputo contenere un risultato negativo che avrebbe potuto avere ben altre dimensioni a causa di scandali ed immoralità varie.

Il PdL non è lo sconfitto ma certamente nemmeno il vincitore, al massimo può aver pareggiato.

Il PD invece, che partiva con il favore dei pronostici, pur avendo vinto numericamente alla Camera con la propria coalizione in termini di voti e di seggi (mentre al Senato ha vinto solo in termini di voti ma non di seggi) risulta chiaramente lo sconfitto. Sconfitto perché non è in grado di dare un governo al Paese come aveva promesso e sconfitto perché il risultato è ampiamente al di sotto delle aspettative sia come coalizione (solo il 29,5%) che come Partito (appena il 25,4%). Il PD del 2013 ha perso otre tre milioni di voti rispetto al PD del 2008 (quello di Veltroni) e non capisco come possa esserci qualcuno che pensa di consolarsi con qualche futile motivazione personale.

Da queste elezioni il PD esce certamente sconfitto ma lo è insieme ad una sinistra che al massimo raccoglie il 5% dei consensi (sommando Vendola con Ingroia) e perde perfino la Puglia (governata da Vendola) che passa al centrodestra.

Il vero vincitore è senz’altro Grillo ed il suo Movimento 5Stelle cha hanno raggiunto alla Camera il 25,5%, diventando addirittura il primo Partito. Un risultato eclatante, frutto della sfiducia degli italiani verso il sistema dei Partiti, della mancata nuova legge elettorale, della mancanza di rinnovamento della classe dirigente ma anche della passione che Grillo ha saputo trasmettere nelle piazze e non nei salotti della televisione. Grillo ha raccolto un voto di protesta contro tutti ma non era facile farlo e lui è senz’altro l’unico vincitore.

A questo quadro dobbiamo aggiungere anche l’insuccesso del centro di Monti che pur avendo nelle ali il “piombo” di un Governo che ha fatto scelte difficili ed impopolari è riuscito comunque, in poco tempo, a raggiungere il 10,6% alla Camera senza però corrispondere alle aspettative che i sondaggi preelettorali davano plausibili.

In definitiva Grillo ed il suo Movimento hanno vinto 3 a zero.

Ciò detto dobbiamo però riconoscere che questo era solo il primo tempo di una drammatica partita che si sta giocando per il futuro del Paese, ora viene il secondo tempo quello utile per fare una maggioranza parlamentare e poi formare un Governo credibile.

Il primo tempo mi fa pensare al peggio per il centrosinistra ma siccome non si può tornare a casa sospendendo la partita,cioè non è ragionevole pensare di tornare alle elezioni in tempi brevi, anche per evitare disastri economici dalla portata gravissima, serve che si provi, responsabilmente, a stare in campo ed a ribaltare un destino che mi sembra davvero orientato al peggio.

Ora, però, dobbiamo anche dirci con assoluta chiarezza, che essere il punto di riferimento per un incarico a formare il prossimo Governo non può essere ritenuto una soddisfazione bensì un grande impegno che va oltre le forze dell’attuale PD ma ciò nonostante il centrosinistra deve provarci.

Vediamo, ora, di provare ad ipotizzare quali possono essere le possibilità in campo.

Per prima cosa Bersani dovrebbe fare un passo indietro in quanto lui (al di là delle primarie) è stato bocciato dal voto popolare e, senza con questo volerlo accusare del risultato, deve prenderne atto.
Il PD per bocca di Bersani proponga un personaggio nuovo e capace e lo sostenga lealmente.
Volete un nome Matteo Renzi! Come dite? Scontato. Vabbé, ve ne faccio un altro : Cacciari.

Per proseguire occorrerà poi, essere molto attenti ed equilibrati nel riconoscere i diversi spazi di rappresentanza istituzionale alle varie forze politiche, in un necessario spirito di condivisione nella gestione delle nostre Istituzioni parlamentari, che devono essere di garanzia e non di potere.

Quanto agli scenari tra i diversi tipi di Governo possibili che io chiamo “a scadenza“, personalmente propendo non per quello di scopo (perché questo presuppone un accordo politico contronatura), né per quello delle larghe intese (PD, PdL e SC) che sarebbe ormai insostenibile dopo il fallimento dell’esperienza fatta fare a Monti, bensì per la creazione di un governo di minoranza che con un programma riformatore ma limitato e vincolante, nasca nel Parlamento con il sostegno o l’astensione di Senatori che non appartengono al centrosinistra.

Questo tipo di governo impegna politicamente solo il centrosinistra ma può costringere le altre forze presenti in Parlamento a dichiararsi, gettando la maschera di fronte all’interesse del Paese.

Qualcuno potrebbe obbiettare che si tratterebbe di un governicchio (per una maggioranza risicata e variabile) ma francamente preferisco il governicchio all’inciucio.

Capite che le cose non sono per niente facili e dunque per affrontare una situazione così complessa bisogna saper mettere in campo una forte dose di coraggio; un coraggio fatto di molta buona volontà e soprattutto di tanto buon senso per giungere ad una sintesi auspicabile, anche se “a scadenza” e necessaria, per non bruciare i sacrifici fatti dagli italiani.

Non trovare una soluzione sarebbe grave e pericoloso e metterebbe l’Italia in una prospettiva greca.

Certo che oggi la nostra comunità nazionale appare assai divisa e conflittuale ma non dobbiamo arrenderci all’idea che tale situazione sia il prodromo dell’impossibilità di trovare una soluzione utile al bene comune del Paese e sancisca definitivamente la fine della nostra Nazione.

Se il PD saprà scegliere questa strada, evitando le tentazioni del tanto peggio tanto meglio e senza cedere alle tentazioni “sinistre” di un accordo strategico con il Movimento 5 Stelle, dimostrerà di aver capito la lezione e di accettare la sfida al cambiamento che non si fa candidando la Moretti o qualche altro “pollo d’allevamento” ma proponendo scelte concrete diverse rispetto al passato.

Dobbiamo smettere di avere paura del futuro e capire che il voto dato a Grillo sta in una logica di protesta; un urlo “BASTA“, rivolto contro tutti i politicanti professionisti di destra e di sinistra.

Il bicchiere questa volta è vuoto e dobbiamo provare a riempirlo rigenerando la politica!

Missione impossibile?

No, se i Partiti rifonderanno se stessi su basi di moralità, se sapranno fare una nuova legge elettorale se sapranno rivalorizzare quel senso civico che sta alla base della nostra convivenza e se faranno scelte a favore del merito e della solidarietà per uno sviluppo sostenibile nella coesione sociale.

Se, se, se, se, ma intanto il bicchiere è vuoto!!!