Sono abituato a considerare il mio voto semplicemente uno strumento, e non l’espressione più profonda della mia coscienza, quindi non faccio drammi se ieri, per la prima volta da quando il centrosinistra organizza le primarie in Italia, non sono andato a votare. Non è un problema, non mi sento simbolo di niente, le primarie mi piacciono, probabilmente ci andrò la prossima volta. Pur considerando il PD particolarmente prezioso, non fosse altro perché è l’unico partito italiano vero e normale, non sono andato a votare perché questa politica tornata alla Prima Repubblica mi annoia e mi repelle, e poi per il motivo più banale: non mi ha convinto nessuno dei tre candidati in ballo.

Michele Emiliano è arrivato a queste primarie dopo un percorso politico ridicolo, e l’unico vero motivo per votarlo sarebbe stato evitare che tornasse a fare il magistrato, dove avrebbe potuto fare danni enormemente più gravi.

Andrea Orlando è una persona seria e rispettabile, ma si è fatto convincere di poter fare il leader di partito – come già Cuperlo e Speranza prima di lui – secondo il bizzarro argomento per cui l’alternativa a un politico efficace e carismatico dev’essere uno privo di efficacia e carisma. Il suo spot finale, per fare un esempio su cento, mette in imbarazzo chi lo guarda.

Matteo Renzi è ancora evidentemente l’unico leader di livello nazionale che il PD sia in grado di esprimere, ma ha deciso di prendere la strada più breve: non ha fatto niente per parlare alla consistente parte del paese che lo detesta, a torto o a ragione, e non ha spiegato perché sia tornato così presto dopo la sconfitta nella battaglia-della-vita e quelle solenni dimissioni, dando l’impressione di essersi fatto da parte solo per una formalità e per lo strettissimo necessario. Soprattutto non mi sembra che Renzi abbia capito che cosa è andato storto quando era al governo e quando ha fatto il segretario del PD – tra le molte cose che sono andate bene, certo, ma visto com’è finita bisogna parlare delle altre – e di certo non lo ha capito chi in questi giorni ha scritto “voto Renzi perché la sua pagina più bella deve ancora scriverla”.

Domenica sera è diventata evidente poi un’altra ragione – presente in tutta la campagna elettorale – che mi ha convinto a non votare: fra i tre candidati non c’è mai stata una vera competizione. Tanto che alla chiusura dei seggi si è cominciato immediatamente a discutere della vittoria di Renzi, dandola per scontata senza che dal Partito Democratico nazionale fosse stato diffuso un solo dato. In tarda serata Michele Emiliano e Andrea Orlando hanno ammesso la sconfitta, e Matteo Renzi ha festeggiato la sua vittoria, sempre senza che dal Partito Democratico nazionale fosse stato diffuso un solo dato. I dati che vedete in giro e sui giornali di oggi sono quelli di singole città e regioni, oppure sono quelli che i volenterosi di YouTrend hanno raccolto autonomamente in giro per l’Italia: sono utili ma coprono circa 300.000 voti su due milioni, sono distribuiti in modo irregolare e soprattutto non sono ufficiali. Ora sono quasi le dieci del mattino del primo maggio, sono passate quasi 14 ore dalla chiusura dei seggi delle primarie, e ancora dal Partito Democratico non è arrivato nessun dato nazionale: nemmeno parziale.

Mi sembra poco serio, come minimo, specie quando ci si vanta tutto l’anno della propria scrupolosa democrazia interna prendendo in giro l’assenza di trasparenza del Movimento 5 Stelle controllato da un’azienda; e posso sbagliarmi ma non credo che sia mai successo alle primarie del centrosinistra.

Non ho il minimo dubbio sul fatto che Renzi fosse il candidato più popolare tra gli elettori del PD, e quindi abbia vinto le primarie: ma se si organizza un’elezione, diffonderne i risultati in tempo utile non dovrebbe essere considerato opzionale, nemmeno se l’esito di quell’elezione è scontato. Commentare l’esito di un voto prima di averne i dati, solo perché scontato, fa apparire quel voto per quello che era: una formalità, nel migliore dei casi; una pagliacciata, nel peggiore. Quando c’è una vera competizione, nessuno dei candidati si azzarda a commentare il voto prima di conoscerne l’esito, e gli organismi del partito lavorano per produrre e diffondere dati ufficiali parziali il prima possibile. Stavolta non è successo, e nessuno si è posto il problema, perché evidentemente non è stato considerato necessario: gli sfidanti di Renzi sapevano di interpretare un ruolo ben preciso e marginale, mentre Renzi completava una catarsi esclusivamente formale, un compitino, che temo non abbia convinto nessuno che non fosse già convinto prima.

Quindi grazie, ma questa cosa fatta così a me non interessa. Ne riparliamo al prossimo giro.

Tratto da “ilpost”

Scritto da Francesco Costa

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