Il primo pezzo del 2013 (tra l’altro coincide con la fine della sospensione dal PD, dopo la vicenda di Pontremoli), non potevo che riservarlo ad una analisi di quanto sta accadendo nella politica italiana in vista delle prossime elezioni politiche del 24 febbraio.
Elezioni che sono destinate a segnare il passaggio del governo dal centrodestra al centrosinistra ma nonostante il risultato sia scontato servirà a verificare quali saranno gli equilibri del nuovo parlamento e dello stesso centrosinistra. Certo in questo momento l’entrata in politica di Monti segna una importante novità al punto che sembra essere il nemico di tutti, parafrasando “tutti contro uno”. Verificare che si è passati da un comprensibile antiberlusconismo ad un inspiegabile antimontismo, mi lascia perplesso e credo nasconda solo la preoccupazione dei due partiti maggioritari di dover misurarsi con un nuovo soggetto credibile. Questa cosa mi pare assai sospetta e mi lascia pensare che probabilmente la vera partita, alle prossime elezioni, si gioca attorno al risultato del centro. Personalmente penso che il superamento dell’attuale “malato” bipolarismo sia solo un bene, dunque ben venga un centro capace di attrarre consensi attorno ad un programma di governo convincente di tipo civico.
L’unica cosa che non sopporto dei centristi è quella di dire che se il PD non avrà la maggioranza al Senato dovrà accettare le condizioni poste da Casini. No cari amici del centro, così non va. Come al PD si chiede di pensare bene al da farsi prima delle elezioni, al centro si chiede di essere responsabili dopo le elezioni, per l’interesse generale degli italiani. Continuo a sperare, infatti, che le elezioni si facciano per il Paese e non per i Partiti!!
NB Per gli addetti ai lavori : non intendo aderire al PD e nemmeno ad altri Partiti mi sento parte di un movimento / associazione civica a cui non intendo rinunciare e con il quale faremo la nostra proposta ed azione politica, all’interno, però, (questo si) del centrosinistra.

Da qualche giorno, da quando Monti è salito in politica, si assiste ad un curioso teatrino.
Non c’è più lo storico ma anche logoro scontro destra contro sinistra e non c’è più, nemmeno, il consueto atteggiamento contro Berlusconii, no tutto questo non c’è più, ora si assiste ad una strana convergenza, tutti insieme (destra e sinistra) contro Mario Monti e la sua lista civica nazionale.
Buffo il destino di Monti, prima aveva un governo sostenuto da tutti ora si candida, cercando di costruire un terzo polo di centro, ed ha tutti contro!
Fa davvero miseria, ad esempio, dover ascoltare il Presidente del Senato, ossia la seconda carica dello Stato, Renato Schifani, che nei giorni scorsi se n’è uscito con certe dichiarazioni, fuori luogo, contro Mario Monti che denotano una completa assenza di rispetto istituzionale e di dignità socio-politica; dichiarazioni rese, peraltro, dopo averlo appoggiato per tanti mesi (almeno a parole) senza condizioni.
Io personalmente, elettore di centrosinistra, non mi ascrivo fra costoro e plaudo ad una iniziativa che, seppur col solito limite del leaderismo, è partita da un programma chiaro e preciso e non da alleanze partitiche, strumentali alla sola conquista della vittoria elettorale per poter gestire il potere.
L’ agenda Monti è sinceramente un contributo importante per una responsabile strategia di uscita dalla crisi e di rilancio del sistema Paese, all’interno di una comune logica Europea.

La campagna elettorale è partita in maniera pesante e ce ne siamo accorti tutti, anche durante il Natale, i Partiti, ma soprattutto i loro leader, in quanto la personalizzazione della politica ha portato a questo, stanno scaldando i motori, si rivolgono agli elettori con promesse e si rivolgono agli avversari con toni accesi e polemici, andando anche fuori giri, si direbbe in termini automobilistici.
Stanno esagerando, nel centrosinistra, Vendola per il suo voler innalzare a tutti i costi le questioni morali attorno ad un esasperato tema dei diritti individuali e Fassina per il suo continuo polemizzare contro scelte economiche fatte dal governo Monti (che lui ha regolarmente votato) ma stanno esagerando anche Enrico Letta che si rende patetico nel voler difendere le posizioni ecconomiche e del lavoro lontane dalla sua cultura (quando cerca di giustificare Fassina) ed infine sta esagerando la Bindi che non perde occasione per rimbrottare Monti ed il suo coraggio di affrontare la sfida elettorale a cui anche lei aveva richiamato l’attuale premier se avesse avuto intenzione di continuare a fare politica o di ricoprire nuovi incarichi.
Stanno esagerando, nel centro, Cesa e Buttiglione che dovrebbero lasciare il passo a nuove candidature ed esagera anche Casini, intoccabile, quando polemizza con quel Bersani che fino a qualche tempo fa andava cercando ed infine esagera anche il ministro Passera quando si mette a polemizzare con Monti per gli impegni che sta assumendo, senza comprendere che la politica è condividere da diversi ruoli un programma da fare e non è la gestione di una pur grande banca.
C’è poi chi esagera da sempre ma è fuori giri ormai da qualche tempo, cioè Silvio Berlusconi, ormai un tiramolla (prima no, poi si, poi forse, poi si ed ora si ma se vinceremo non farò il premier), il quale, con i suoi show televisivi all’insegna del vittimismo (come da Giletti) si fa massiccia e gratuita propaganda elettorale ma soprattutto spara contro l’IMU che aveva stabilito il suo Governo, spara contro Monti che il PdL ha sostenuto, spara contro Napolitano per una congiura contro di lui che lo ha portato a dare le dimissioni da premier, spara contro Casini e Fini che non hanno mai lavorato (sicuramente è vero ma sono gli stessi che stavano con lui qualche anno fa e poi sapeste quanti ce ne sono anche nel PD), infine spara contro l’Europa (che però non dice di voler lasciare) per far contenta la Lega. Ehi, avete notato che Berlusconi non dice niente contro il PD, anzi dice che piuttosto che Monti bisogna votare il PD (quello dei comunisti che gli facevano tanta paura).
Infine c’è chi esagerare lo considera connaturato a se stesso ed al suo modo d’essere, cioè Grillo; lui ne ha per tutti, da rigor Monti (chiamato spread) a Bersani gargamella (con le sue finte primarie), da Napolitano silente (per via della mancata attenzione alle 350.000 firme raccolte da M5S per cambiare la legge elettorale) alle baronesse Bindi e Finocchiaro, dalla mummia Berlusconi ad Alfano ribattezzato il castoro delle libertà, da MONTIzemolo nato già col ciuffo al nano malefico Brunetta fino ad arrivare a Renzi un fascista travestio da comunista mandato a chi l’ha visto.
Francamente le provocazioni di Grillo appartengono più al mondo dello show che non a quello della politica, di quella buona s’intende, ma con ciò non voglio assolutamente disconoscere le cose giuste che pure sono affermate in molti dei suoi articoli e prese di posizioni sul suo blog (che comunque vale sempre la pena di leggere) a dispetto di una carenza di proposta politica strategica per il futuro.
Ciò detto capisco la vis polemica di questi giorni ma perfavore vediamo nelle prossime settimane di evitare due brutte abitudini della politica italiana, intendo dire quella negativa; la brutta abitudine della promessa fine a se stessa cioè fatta per ingannare le persone semplici cioè non adette ai lavori e l’abitudine bruttissima della menzogna, quindi dell’ingiustizia, che a volte diventa parte integrante della politica, in quanto si vuol far credere che sia giustificata dall’oggetto intrinseco della politica, cioè la conquista del potere.
A questo punto mi pare opportuno svolgere anche qualche considerazione relativa a quanto di buono sembra emergere da questa travagliata fase di campagna elettorale dedicata alla formazione delle prossime liste ed alla definizione degli obbiettivi primari del futuro governo.
La scelta del PD di fare le primarie è stata senz’altro una cosa giusta (specie con questo sistema elettorale in vigore) perché ha reso possibile la partecipazione dei cittadini ed ha dato spazio ad un confronto interno che diventa utile a dare maggiore rappresentatività al Partito. Certo le parlamentarie, in particolare, sono state un rito molto eterodiretto dai vertici del PD ma la cosa era preventivabile e comunque meglio che niente ……. In questo senso il programma presentato sembra andare nella direzione giusta, quella di un responsabile continuità con quanto fatto da Monti seppur con alcune comprensibili revisioni e novità, per ovvie ragioni di una base elettorale da motivare. Ora, però, il problema per il PD è quello di evitare di assumere un ruolo di partito delle rivendicazioni e mantenere un profilo di partito di governo.
La scelta di Monti di passare il Rubicone, da tecnico a politico, va giudicata positivamente perché nasce con l’intento di superare l’attuale assetto bipolare (che oggettivamente non ha dato buona prova di sé) offrendo una nuova proposta politica, non tanto di stampo ideologico quanto di valore strategico per le prospettive future dell’Italia. Così l’idea di ancorare la propria salita in politica ad una agenda programmatica che prevede una nuova legge elettorale, la legge contro la corruzione, ripristinare il reato di falso in bilancio, risolvere il conflitto d’interessi, riformare le Province, portare avanti le liberalizzazioni, ridurre la tassazione, cambiare il welfare ecc ecc costituisce davvero un modo nuovo per lo scenario nazionale ma molto simile alle positive esperienze delle liste civiche nei comuni. Ora, però, il problema di Monti è quello di non dare la sensazione di voler fare un’operazione tattica, atta solo a garantire nuove posizioni utili ad essere decisive per gli assetti istituzionali futuri.

Queste due realtà hanno già sconvolto la reltà politica nazionale, peraltro in subbuglio in quanto attraversata da forti spinte protestatarie come stanno a dimostrare i risultati del Movimento 5 Stelle, eppure non sono poi così tanto antitetiche, certo sono diverse ma non vedo grandi differenze. Sicuramente diverso è il modus operandi in quella che possiamo definire la vita politica.
In virtù e conseguenza di questo ragionamento non capisco questo strano connubio per il quale sinistra e destra si danno il braccetto pur di andare contro il centro; o meglio, capisco bene la destra berlusconiana e leghista ed anche il SEL, ma non capisco, in questo, il PD che, al di là dell’attuale confronto e concorrenza elettorale, sarà chiamato a verificare nei prossimi mesi un’ipotesi di convergenza con lo stesso centro per dare un governo più stabile e condiviso per il futuro dell’Italia. Il buon senso vorrebbe che fin da oggi si lasciasse da parte ogni estremo di stampo populista e ci si dichiarasse disponibili a fare le cose insieme per il bene comune e per un centrosinistra europeo.
Siccome la differenza tra quello che propone Monti e quello che propone Bersani (come già detto) è davvero poca, penso che sia logico attendersi che non si debba cedere ad interessi di parte ma costruire una “agenda” che sia per il futuro dell’italia.
Se questo non sarà, nelle prossime settimane, permettetemi di dire, fin d’ora, che sento puzza di bruciato e non mi convincerà nemmeno il solito refrain, che si usa in una logica di gioco delle parti, usato ed abusato, cioè quello per cui : tutto fa gioco nella comunicazione. Un principio che non mi piace anche se si rifà ad una frase francese che dice: “L’important n’est pas de bien ou mal parler, mais de parler…!!”