Scontata la sconfitta nel Veneto, sia pure con un distacco maggiore del previsto fra il governatore leghista uscente Luca Zaia e la sfidante Alessandra Moretti, costretto a subire in Liguria la temuta sconfitta procuratagli dalla frattura della sinistra a vantaggio di un centrodestra ancora targato Berlusconi con il consigliere politico Giovanni Toti, il segretario del Partito Democratico e Presidente del Consiglio è riuscito nelle elezioni regionali, sia pure molto faticosamente, a conquistare la Campania con il suo Vincenzo De Luca.  E ciò nonostante la “fatwa” emessa contro di lui all’ultimo momento da Rosy Bindi, che è la presidente della Commissione parlamentare antimafia ma anche, e più notoriamente, un’esponente molto impegnata e intransigente della minoranza antirenziana del Pd. Messo in questi termini, con la Toscana, l’Umbria, le Marche e la Puglia rimaste nelle mani del Pd, anzi con la Puglia passata, all’interno della sinistra, dalla guida di Nichi Vendola alle redini di un renziano sia pure anomalo e autonomo come Michele Emiliano, l’epilogo delle elezioni regionali costituisce per il presidente del Consiglio un successo. Il 5 a 2 finale è pur sempre migliore del 4 a 3 che lo stesso Renzi aveva messo nel conto temendo di perdere anche in Campania.
Ma dietro questa facciata confortante si è creata per Renzi una situazione difficile e per certi versi nuova rispetto allo scenario delle elezioni europee dell’anno scorso, da lui stravinte, fresco dell’arrivo a Palazzo Chigi, con quasi il 41 per cento dei voti.
Che si è quasi dimezzato nelle pur parziali regionali di questa primavera avvicinandosi a quel 25 per cento tante volte rimproverato, anche con derisione, al suo contestatore e predecessore Pier Luigi Bersani.

commento di F Damato tratto da “formiche”

uuIl risultato delle elezioni regionali 2015 dimostra senza alcun dubbio come per la politica italiana (quella “construens”) ci siano seri problemi di credibilità.
A questo aggiungiamo che spesso i mass media creano miti attorno ai risultati, andando al di là dei numeri che sono oggettivi, per creare ad arte suggestioni ed aspettative.
Gli elettori italiani hanno sempre meno fiducia verso la politica, specie quando riguarda l’elezione di Enti (le Regioni) che vengono percepiti come lontani dalle realtà locali e luogo di privilegi.
Lo dimostra il voto di disagio sociale che viene canalizzato dalla Lega, lo dimostra il voto protestatario affidato al Mov5Stelle, lo dimostra il calo dei consensi ai Partiti più tradizionali e lo dimostra soprattutto l’astensionismo dal voto.
Il partito del non voto è il primo partito in Italia, ed è un fatto tutt’altro che positivo.
Quest’ultimo aspetto è quello che deve preoccuparci maggiormente, perché se è pur vero che la democrazia è anche libertà di poter scegliere se partecipare o meno, resta il fatto che meno gente partecipa al voto e più il voto diventa manipolabile e soggetto a condizionamenti di ogni tipo di lobby.
Credo sia davvero giunto il momento di riavvicinare i cittadini alla vita politica attraverso l’avvio di una nuova stagione culturale fatta di testimonianza coerente, forme di partecipazione, diretta (on line), con primarie regolamentate e con una legge di garanzia sullo strumento Partito.

Questo turno elettorale regionale, al di là di ogni valutazione, presenta comunque, con l’oggettività dei numeri, la vittoria del centrosinistra in 5 Regioni su 7.
Rimane tutto come prima del voto, anche se a causa di una sinistra miope e rancorosa. il centrodestra unito ha vinto la Liguria, mentre il centrodestra, diviso, ha perso la Campania (nonostante l’assist della Bindi).
E comunque da quando Renzi è diventato segretario del PD (2013) su 12 Regioni, il PD ne ha vinte 10. Se questo è perdere …… fatemi perdere.
Non vedo dunque cosa abbiano da festeggiare i Partiti che non hanno vinto nulla ma….. tant’è!
Peraltro il M5S, che canta vittoria non è aumentato in nessuna Regione rispetto alle precedenti elezioni regionali ed ha conseguito il 20%, cioè una percentuale inferiore anche alle politiche del 2013.
L’unico vincitore può essere considerata la Lega di Salvini ma credo senza alcuna prospettiva.
Non parliamo poi, per carità di patria, del risultato di Forza Italia, che al di là del presunto mito mediatico di Berlusconi, non va oltre il 10% mentre alle politiche del 2013, era al 21,56%.
E’ evidente, però, che non si possa negare che ci siano problemi anche per il PD…..
Infatti è chiaro che in casa PD, qualcosa non è andato come ci si aspettava e su ciò bisognerà riflettere.
Un PD che non fa politica, cioè che non ascolta e non si confronta (non tanto al suo interno) quanto coi mondi esterni e rimane appiattito sul Governo (che non può non saper scegliere), rischia di pagare, non tanto l’avvio delle riforme (discutibili nei contenuti ma necessarie), quanto piuttosto le difficoltà che permangono sui piano sociale sia nel mondo del lavoro, che in quello della famiglie e dei pensionati a causa di una politica che non è ancora uscita dall’austerità per i noti vincoli europei.
Il PD ha la necessità di recuperare una dimensione di Partito che propone un’ offerta culturale moderna, che seleziona in modo trasparente la propria classe dirigente, che ha il massimo di rispetto per le valutazioni etiche ed infine che sa superare le divisioni interne.
Dunque il 25,1% del PD non è un dato insignificante, che bisogna valutare assieme alle liste civiche di centrosinistra; un voto che se non può far sorridere non deve far piangere.
Una riflessione anche sulla vicenda ligure (a noi vicina), la vocazione maggioritaria del PD è un dato da salvaguardare ma quando (come in Liguria) si rompe con la sinistra radicale bisogna saper mettere in campo una chiara capacità di conquista dell’ elettorale centrista che però non poteva (oggettivamente) votare la Paita, in quanto vista come continuità col sistema Burlando.

Veniamo ora al nostro territorio dove il voto delle regionali è destinato a segnare una svolta.
Il PD in Toscana ed a Massa Carrara vince le elezioni; elezioni dove Forza Italia rischia il “default” e la Lega trova consensi inaspettati al di là delle previsioni.
Il PD vince le elezioni ma Rossi non sfonda come era logico aspettarsi da chi dice di aver ben governato (si guardi a Zaia in Veneto), ancora, i voti assoluti del PD diminuiscono ed infine l’astensionismo dimostra che non c’è stata alcuna capacità di attrarre e motivare gli elettori.
A Massa Carrara i risultati sono ecclatanti in quanto dopo due legislature Jacopo Ferri non riesce più ad essere rieletto e soprattutto nel PD emrge prepotentemente la figura di Giacomo Bugliani che vince la competizione contro Loris Rossetti, il consigliere regionale uscente.
Al di là delle qualità politiche di ciascun candidato, che non voglio discutere in questa sede, il risultato elettorale dimostra che alle prime elezioni con le preferenze, il popolo si riprende il diritto di scegliere il proprio rappresentante, senza prestarsi alle logiche di Partito.
Gli oligarchi di Partito non sono riusciti a far vincere il loro candidato ufficiale.
Senza voler togliere meriti al vincitore Bugliani è chiaro infatti che gli elettori hanno votato per lui in una logica contro Rossetti, inteso come espressione di un sistema di potere locale che non si è mai aperto ad altre personalità ed inoltre in quanto si era posto in netta contrapposizione a Renzi.
Per questo penso che l’attuale classe dirigente del PD, visto anche l’insuccesso di Guastalli a Villafranca (sia chiaro, causato dai perdenti delle Primarie), debba decidere di farsi da parte.
Ciò può avvenire anche in modo “soft”, in una prima fase, con l’apertura ad una cogestione per poi lasciare la strada ad un congresso straordinario da farsi nel prossimo autunno.
La vittoria di Bugliani deve portare ad un cambiamento auspicato e necessario nel PD di MS ma il mio consiglio è di non pensare di fare le cose in fretta, dando la sensazione di arroganza.
Sempre per restare a livello locale direi che a Pontremoli il risultato dimostra ancora una volta la grande “presa” di Ferri sull’ elettorato pontremolese; una dimostrazione di forza fine a se stessa (come abbiamo visto) che però ci dice, fin d’ora, quale sarà il futuro del Comune di Pontremoli.
Siamo prossimi al ritorno di un Sindaco col cognome Ferri (molto meglio che la Baracchini!).
Per evitare questa probabile situazione il PD non può essere quello assente in questa campagna elettorale e non può essere nemmeno quello che organizza incontri con Corradino Mineo.
Il PD di Pontremoli che non raccoglie nemmeno 1.000 voti, deve far riflettere sul salto di qualità necessario per avere una proposta politica vincente.
Anche la vittoria di Bugliani su Rossetti a Pontremoli dimostra come davvero ci sia la voglia di cambiare il PD, ma ora tutto ciò si rende urgente ed indispensabile in termini di idee, persone e metodi a partire dalla partecipazione alle primarie ed alla costruzione di una lista civica competitiva.

In conclusione questo turno elettorale non chiude alcuna porta al percorso individuato da Matteo Renzi ma lancia qualche segnale di allarme che bisogna saper cogliere.
Dobbiamo comportarci senza alcuna faziosità da una parte e senza alcun atteggiamento superficiale dall’altra in quanto il pluripolarismo elettorale lascia ampi spazi di azione al Pd ed al Governo Renzi.
Le Elezioni regionali 2015, in sostanza, rimandano il giudizio politico ad un prossimo appuntamento!
Dunque per favore evitiamo di prestare fede a dei miti che non sono tali ma solo strumentalità.