Propongo un’intervista a Sergio Lo Giudice, Senatore del PD e per quasi dieci anni presidente nazionale dell’Arcigay.

E’ lecito parlare di diritto al figlio?
No, non esiste nessun “diritto al figlio”. Esiste un diritto dei minori a che il loro interesse sia considerato prioritario dal legislatore. Esiste poi un diritto degli adulti a che un loro progetto di genitorialita non sia ostacolato dalla legge sulla base di pregiudizi o discriminazioni.

É la combinazione fra questi due principi che ha portato nel nostro paese all’equiparazione dei diritti fra figli legittimi e figli naturali; all’inserimento nella legge 40 del 2004 dell’obbligo di riconoscere il figlio della moglie o della compagna nato all’estero con fecondazione eterologa (allora vietata in Italia); all’abolizione da parte della Corte costituzionale dello stesso divieto nel 2014; alla sentenza della Cassazione del 2012 secondo cui costituisce un “mero pregiudizio” che un minore non possa crescere bene in una famiglia omogenitoriale; alle diverse sentenze dei tribunali – e delle Corti d’appello di Roma e Milano – sull’adozione dei figli della compagna dello stesso sesso; al riconoscimento da parte dei tribunali della doppia genitorialità di coppie eterosessuali sui figli nati all’estero attraverso la gestazione per altri.

Quali questioni sociali apre la pratica della maternità surrogata?

L’espressione “maternità surrogata” si riferisce a fenomeni che avvengono in modo molto diverso fra loro. Fra gli Stati che consentono il ricorso alla GPA alcuni, come gli Stati Uniti o il Canada prevedono norme a tutela della piena libertà e consapevolezza delle donne coinvolte, come la verifica dell’assenza di condizioni di necessità economica o la stabilità familiare. Sono, i due citati, gli unici paesi che consentono l’accesso alla GPA alle coppie dello stesso sesso, che rappresentano il 5/10% del totale delle coppie che accedono alla maternità surrogata).
In altri paesi (India, Cambogia, Thailandia, Nepal, Russia Ucraina dove, per inciso, la maternità surrogata è consentita solo a coppie eterosessuali, esistono invece situazioni di sfruttamento di donne spinte dalla povertà o da pressioni esterne, comunque non libere di scegliere. Contro questi casi, la cui condanna é unanime, andrebbe innalzata l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Confondere queste situazioni di sfruttamento con quello che accade nei paesi con una regolamentazione accurata e attenta agli aspetti etici delle relazioni fra i soggetti coinvolti è fuorviante.

 

Lei è favorevole alla sua regolamentazione?

La surrogazione di maternità è vietata in Italia dalla legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita. Alcuni paesi europei oltre all’Italia (Bulgaria, Francia, Germania, Malta, Portogallo e Spagna) la vietano, altri (Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Grecia) l’hanno regolamentata consentendola solo a certe condizioni. Altri Stati europei non hanno leggi a proposito. Io sono convinto che su questa realtà ci sia una forte carenza di dibattito e che la strumentalità della discussione degli ultimi mesi, impropriamente caricata sul tema delle unioni civili, non abbia favorito il confronto ma abbia solo prodotto un irrigidimento delle diverse posizioni. Mi sembrerebbe molto opportuna l’apertura di un approfondimento sereno sui modelli adottati dagli altri paesi in vista di una decisone consapevole su come meglio regolamentare il fenomeno in Italia.
tratto da “benecomune”