Ieri mattina a Massa si è tenuta l’ assemblea di tante persone di centrosinistra che si sono riunite liberamente per discutere, condividendo lo slogan “Salviamo il PD (dai suoi dirigenti).
In questa occasione il mio personale contributo è stato quello di una persona che non è più iscritto al PD, dopo avere contribuito a costruirlo (come capogruppo in Provincia e membro del direttivo regionale) e dopo essere stato sospeso, per 18 mesi, per aver sfidato le direttive dei vertici in occasione delle amministrative di Pontremoli e poi di Zeri.
In questo periodo, ho dato vita, insieme ad amici, a liste civiche aperte e trasversali, con programmi ispirati ai valori del centrosinistra, che hanno saputo cogliere il malumore verso gli apparati del PD e verso una linea politica etero diretta, riportando, nonostante tutto, risultati elettorali importanti e confortanti, per chi vive la politica non come carrierismo.
Confortanti non per me ma per la riscoperta di tanto senso civico tra persone che non avevano nulla da guadagnare nel mettersi in politica.
Il mio è stato un contributo per dire che la politica non va aborrita ma rifondata, che fare politica non è protestare ma metterci la faccia per difendere le idee in cui si crede e per fare proposte capaci di dare futuro al nostro territorio ed alle nostre comunità locali.
Domenica mattina non ci siamo ritrovati per fare analisi sul recente voto politico che comunque (sia detto per onestà) ha visto un solo vincente, il M5S ed ha sancito la sconfitta della linea politica e della classe dirigente del PD, ma ci siamo riuniti per ribadire che la politica è occuparsi degli altri e non solo rivendicare diritti, che la democrazie è partecipazione della gente ed infine che il consenso è l’elemento caratterizzante la qualità della proposta.
Perché, vedete, possiamo avere le idee più belle ma se non sono condivise non saremo mai chiamati a governare il nostro Paese.
Per questo motivo le segreterie del PD di MassaCarrara e di Roma (quella nazionale) dovrebbero avere la dignità di dimettersi e riconoscere una sconfitta che pesa sulla propria immagine come quella di chi non ha saputo interpretare al meglio le aspettative di un popolo.
Il mio contributo è stato indirizzato a rendersi disponibile per collaborare alla costruzione di un nuovo Partito Democratico e di una nuova proposta programmatica per il nostro difficile territorio senza nulla pretendere.
E di un PD rifondato ce n’è davvero bisogno (anche e soprattutto a Pontremoli) per mettere in condizione Matteo Renzi, la vera proposta alternativa alla fine della politica, di diventare il nuovo Presidente del Consiglio.

Partendo dal presupposto che queste elezioni segnano una svolta nel contesto nazionale, in quanto mai come questa volta i cittadini elettori si sono sentiti liberi da logiche di appartenenza e con il voto del 24 e 25 febbraio, hanno mandato un segnale chiaro e forte di sfiducia verso tutta la politica (almeno quella che fino ad ora abbiamo conosciuto e sopportato), dobbiamo prendere atto che occorre un cambiamento radicale della realtà politica e dell’assetto istituzionale del nostro Paese, pena la decadenza istituzionale e l’aggravarsi della crisi economica..

La politica non può stare chiusa nelle sedi delle Istituzioni e meno che meno nelle sedi dei Partiti, la politica fatta in questo modo ha perso la fiducia della gente e dunque serve un forte cambiamento in discontinuità col passato remoto e recente.
Ma il percorso non sarà facile come sta a dimostrare il fatto che per arrivare a un governo di cambiamento, pur in presenza di un parlamento fortemente rinnovato, la strada ci appare quanto mai accidentata, legata ad improbabili equilibrismi politici oppure ad impossibili convivenze fra soggetti politici e realtà sociali che restano incompatibili tra loro.
Non parlo della destra e della sinistra, concetti superati, ma della differenza fra antagonismo e riformismo, tra radicalismi populisti e la pazienza della responsabilità, tra europeisti e non.
Per questo purtroppo ma razionalmente è reale il rischio del ricorso a nuove elezioni.
Elezioni che, allora, si devono fare il prima possibile ma con nuove regole elettorali e per la politica.

Non è dunque il momento dell’attesa o del silenzio, il Paese attende risposte immediate.
Risposte che non siano frutto di tatticismi per sostenere un disegno preordinato che non vuole tenere in nessun conto di quanto emerso dalle urne, ma risposte concrete e lungimiranti che riguardino l’economia (reale), il lavoro e la politica stessa.
Occorre tornare subito a comprendere quanto è accaduto, a riflettere sul da farsi, ed a riprenderci la parola per intervenire, per continuare ad essere protagonisti responsabili del nostro futuro.
Non possiamo più assistere sgomenti a Direzioni nazionali e provinciali del PD, che davanti a questi risultati fanno finta di niente, attribuiscono i risultati elettorali a calamità naturali od a Governi impopolari (peraltro sostenuti fino al giorno prima) e continuano per la loro strada inventandosi soluzioni precarie che contraddicono quanto affermato fino al giorno del voto.
Credo che iniziative come quella di “Salviamo il PD (dai suoi dirigenti)“ che si è tenuta domenica mattina 17 /3/ 2013 a Massa, attraverso una libera autoconvocazione, siano un segnale importante per favorire un reale cambiamento.
Da dove partire dunque per rilanciare un progetto politico che superi gli errori del passato e vada oltre gli steccati dei Partiti per riavvicinare la politica ai cittadini?

Per rispondere adeguatamente a questa domanda senza convenienze particolari, dobbiamo essere ben consapevoli che : siamo all’Anno Zero!
Siamo all’anno zero perché l’alto livello di sfiducia verso la politica si è manifestato in maniera eclatante (25% degli italiani non ha partecipato al voto ed il 25% ha votato M5S contro tutti) visti i vari scandali, siamo all’anno zero perché il Paese vive una crisi socioeconomica di dimensioni devastanti e siamo all’anno zero per le chiare difficoltà alla formazione di un Governo adeguato ai problemi del Paese.
Queste drammatiche condizioni ci porteranno, al prossimo (e vicino) giro, davanti ad un bivio decisivo : il bivio necessario per scegliere tra il recupero di credibilità della politica, di fronte ai cittadini o il definitivo collasso dell’intero sistema.
Questa volta sarà vietato sbagliare, saremo coinvolti tutti,  necessariamente chiamati a dare una risposta responsabile ad una richiesta fin troppo a lungo, disattesa.
Il bivio, tra la strada del fare qualcosa d’immagine per cambiare nulla in sostanza (come l’elezione dei Presidenti delle Camere), oppure la strada del coraggio che serva, davvero, un cambiamento profondo nelle idee, le persone e gli schieramenti.

L‘ Anno Zero del PD
E in questo gioco per primo il Partito Democratico si trova ad un bivio: quello tra il tentativo di sopravvivere a se stesso, nelle forme e nei contenuti visti fino ad ora e il lancio di una sfida, la voglia crescere, di osare, di diventare finalmente quel contenitore di idee e di persone, quel partito di centrosinistra, riformista e popolare che in tanti abbiamo auspicato.
Il PD non deve pensare di esaurire il proprio compito nell’organizzazione del campo dei progressisti bensì devi sentirsi impegnato nel diventare il riferimento di una rappresentanza plurale e più vasta del tradizionale elettorato di sinistra, per ridirla con Veltroni un Partito a vocazione maggioritaria.
Significa questo che tutto ciò che è stato fatto fin qui sia da buttare? Assolutamente no.
Dobbiamo tenerci stretto il processo costituente che nel 2006-7 favorì l’avvicinamento alla politica di tanta e sana società civile, l’idea delle primarie per la premiership e dei parlamentari, e la voglia di costruire programmi condivisi, attraverso percorsi di coinvolgimento federalista dei territori.
Le primarie e le parlamentarie dovranno, però, essere aperte sul serio, basate su regolamenti chiari, e svolte in tempi normali, non sulla base di emergenze e straordinarietà.
E lo stesso valga per i programmi, che vanno davvero costruiti e dibattuti in rete.
Oggi siamo chiamati a rimettere in moto quell’idea di riformismo, di partecipazione, di coinvolgimento, di presenza, di ascolto e di concertazione che da sempre ci appartiene ma che non siamo ancora riusciti a concretizzare.
E per questo occorre una ripartenza; una ripartenza nel segno di una novità che solo Matteo Renzi può interpretare senza accusa di trasformismo o senza avventure di strumentali ultimi arrivi.

L’ Anno Zero per la Politica e la vita pubblica
Oggi la politica viene vista come un appannaggio della casta e viene ritenuta utile solo per la gestione del potere, inoltre viene considerata come l’esercizio della furbizia e lo strumento che ti porta a godere di un certo prestigio, una politica fatta senza partecipazione e trasparenza.
I Partiti ancora oggi, vanno avanti coi paraocchi verso il muro del dissenso, ci si balocca tra nomine e poltrone dei vari Enti, tra leggi per i matrimoni gay ed il conflitto d’interesse, tra leggi ad personam e norme antiviolenza, tra ipotesi di fusioni dei Comuni, ripetitivi ragionamenti sulle pari opportunità e discussioni sul prodotto bio.
Ma i cittadini queste scelte le hanno già fatte, non vogliono più giri di parole (fumose), attendono fatti concreti che cancellino le auto blu, che riducano gli stipendi dei politici, che non sia più dato il finanziamento pubblico ai Partiti, che vengano aboliti gli Enti inutili, che venga sancita la fine del doppio incarico che venga permesso il biotestamento, che si possano acquistare prodotti sicuri, che venga messo un tetto alle pensioni ed agli stipendi.
Per questo serve che venga fatta (hic et nunc) una legge sui Partiti e che tutte le forze parlamentari si siedano attorno ad un tavolo per aprire un Cantiere Politico e Programmatico, dove dal confronto possano nascere, in un’ottica di rinnovamento generale e profondo, con regole senza eccezioni, scelte decise ed irrinunciabili, che rimettano al centro i cittadini, che vedano la rete Internet come mezzo partecipativo e di garanzia per la trasparenza, che promuovano nuovi linguaggi culturali come una risorsa per l’unità, che favoriscano le nuove tecnologie per uno sviluppo sostenibile e che valorizzino il pluralismo nei fatti e non nelle parole, come arricchimento per tutto il Paese.
Un cantiere che porti alla costruzione di una nuova classe dirigente diffusa che fa politica per passione civile e non per far carriera, che sappia individuare un percorso verso la riorganizzazione del sistema Paese, avendo a cuore la coesione sociale, che sappia riaffermare la dignità del popolo italiano, in una prospettiva europea, verso gli Stati Uniti d’Europa.

L’Anno Zero per le Istituzioni
Anche sul piano Istituzionale serve un deciso cambiamento a favore di una rappresentanza politica che sia più direttamente legata ai cittadini /elettori.
Per fare ciò occorre partire dalla riforma elettorale predisponendo una legge che sostanzialmente riconsegni ai cittadini la libertà di scelta ma sappia garantire sia il diritto di tribuna (sopra una certa soglia) con la necessità di avere una governabilità garantita dal voto.
Bisogna, poi, cambiare il ruolo di Camera e Senato stabilendo diverse funzioni e contestualmente ridurre il numero dei parlamentari, ponendo un limite ai loro mandati, bisogna, ancora, ridurre le indennità di carica e le spese degli apparati ed infine porre il divieto per i parlamentari di entrare a far parte del Governo.
Occorre infine riorganizzare il sistema amministrativo del Paese, senza scelte calate dall’alto ma ad immagine dei territori, procediamo pure ad una semplificazione degli Enti Locali riducendo (o cancellando) le Province ed accorpando Comuni, ma lo si faccia, senza perdere di vista il diritto alla democrazia per tutti, in una logica sussidiaria e solidaristica.

Mi meraviglia come non si sia ancora capito che non si può più andare avanti con il teatrino della politica, serve un cambio di marcia (a Pontremoli come a Massa, a Firenze come a Roma) per interpretare al meglio il comune sentire della gente all’interno della nostra Costituzione, ma questo lo si può fare solo riscoprendo il valore di quel senso civico che va oltre l’appartenenza partitica.
Vorrei ci mettessimo alle spalle definitivamente, quel tipo di cultura che portava, a suo tempo, Pajetta a dire : “tra la verità ed il Partito, scelgo il Partito”.
Oggi la verità sta nella necessità di cambiare, rispetto al passato, o la politica sarà spazzata via!