Mò (per dirla in romanesco), tutti gridano alle primarie, alle primarie… ma la domanda è : le primarie de che? Non per demonizzare le primarie ma per capire a cosa potranno servire in questo momento storico, così delicato e difficile.
Vediamo un po….. facciamo le primarie per scegliere il nuovo leader del centrosinistra e del centrodestra? Si, potrebbe essere ma poi tutti si riconosceranno in quel leader (che magari vince al ballotaggio) o dal giorno dopo succede che chi non vince fa fatica a sostenere l’avversario ed il suo programma diverso? Facciamo le primarie per scegliere il premier del nuovo Governo? Ma per favore…… nessuno dei candidati sa dire ad oggi, con chi farà il governo domani, dunque non scegliamo il premier che per buon senso dovrebbe restare Monti seppur con un governo di politici e non più di tecnici. Facciamo le primarie per scegliere chi comanda nel PD e nel PdL? Scusate ma se vincono Renzi o Vendola oppure, dall’altra parte la Santanché, che fine fanno i legittimi segretari del PD (Bersani) e del PdL (Alfano). Non sarà mica, che stiamo a fare le primarie per scegliere il programma di governo? No, tranquilli….. su quello e di quello proprio non si parla è tutto per aria ed ha da venire. Ma allora ….. resta la domanda : le primarie de che? Le primarie per dimostrare di esserci, per ottenere visibilità mediatica, per fare sfoggio di partecipazione e perfino le primarie per cercare di mantenere questa legge elettorale. Oddio Renzi le primarie le fa per rottamare tanti poltici, superati……. Eppure le primarie per la selezione della classe dirigente che deve ricoprire incarichi sarebbero opportune, così come sono indiscutibilmente utili per individuare chi meglio può rappresentare un’idea giusta per costruire il futuro del Paese. Già, ma un’idea del Paese nuova e diversa da quelle solite, ci vorrebbe.
Ciò detto e ciò nonostante, ritengo che il futuro del Paese, dipenderà molto dall’esito di queste primarie ed in particolare da quelle del PD. Per questo motivo provo a rifletterci.

PS Non roviniamo le primarie al punto di dover fare le primarie per capire se si devono fare le primarie!

Il futuro lo si costruisce a partire dalla conoscenza della storia passata e dalla visione di una società migliore rispetto a quella che viviamo.
Credo, infatti, che sia abbastanza chiaro a tutti che non si possa demolire la storia di un Paese, che poi è la storia di un popolo, con la semplificazione di parole che vogliono solo la rottamazione di tutto quanto è stato legato al passato.
Questo solo perché la storia del nostro passato ci appartiene e non può essere archiviata ed abbandonata nelle memorie individuali o collettive che siano.
D’altronde il mare e le navi che lo navigano sono strettamente legate, come gli uomini sono connaturati alla curiosità di scoprire e capire sempre più e così dicasi per il passato ed il futuro inevitabilmente uno legato a l’altro.
Per questo penso che il futuro del Paese sia legato al suo recente e negativo passato, da cui serve allontanarci differenziandoci.

Partendo da questo assunto che ritengo indiscutibile, tutta la questione si risolve, più o meno facilmente, con l’esigenza di dare una forte discontinuità rispetto al passato e di favorire un reale cambiamento.
Un cambiamento di uomini ed idee!
L’Italia che vive una crisi durissima, ha davvero bisogno di un cambiamento della classe politica, così come ha bisogno di nuove idee/proposte per riavviare lo sviluppo socioeconomico, oltre all’esigenza di cambiare metodo nell’ amministrazione del Paese.
Non si tratta d’una affermazione ovvia e populista ma di una diffusa e condivisa presa di coscienza da parte di una larga parte della società italiana; una società sempre più frustrata dalle brutte figure fatte dai Partiti e dalla mancanza di ricette credibili ed efficaci, come stanno a dimostrare la credibilità ed il consenso di Monti, nonostante un’azione di Governo pesante per il ceto medio ed anche per gli imprenditori.
Certo l’ultimo ventennio (dal 1994 ad oggi) che non possiamo che definire Berlusconiano, si è ormai concluso con un tragico dilagare del malcostume e della corruzione nella politica, ma purtroppo penso che quanto accade in politica non sia altro che lo specchio di un Paese, pieno di furbi (o presunti tali) che vive sopra le proprie possibilità. Un Paese con un grande debito pubblico che non fa scattare intenzioni di risparmio e cooperazione ma diventa sempre più individualista e sprecone, con le persone rinchiuse su stesse per paura di una crisi che può travolgere, da un momento all’ altro, consolidate certezze.
Non lo dico per giustificare i vari Fiorito, “trota” Bossi, Minetti, Lavitola, Formigoni, Lusi o Penati, bensì solo per manifestare un disagio che si fonda su ragioni concrete e poi sfocia nell’antipolitica o nella politica antagonista e protestataria di Grillo o di movimenti come i No Tav.
Bisogna purtroppo prendere atto che questi politici (quelli attuali), per larga parte nominati, non sono stati all’altezza di un compito importante seppur difficile e se è pur vero che i distinguo vanno comunque saputi fare, facciamolo pure ma partendo dal dato che c’è stato un generale fallimento.
Non abbiamo avuto una buona politica in questa seconda Repubblica, non c’è stata testimonianza di quanto professato e la classe politica italiana non ha saputo rendere un buon servizio al Paese, fatte salve le eccezioni di Prodi, Napolitano, Ciampi e pochi altri.
Eppure in questi tempi bui, al contempo della cattiva politica, è rinato nel Paese un forte ed autorevole senso civico, che ha visto insieme, persone nuove e persone che hanno saputo rimettersi in gioco, per affrontare problemi quotidiani e provare a dare risposte locali alle questioni che vivono ogni giorno le famiglie e le imprese.
Si tratta di associazioni e movimenti civici che, non attraverso formule moralistiche più o meno ipocrite, hanno saputo dimostrare di saper fare ed hanno certificato che nel Paese ci sono tante nuove ed utili risorse da valorizzare al di là delle logiche di Partito.
Insomma, nonostante un alto tasso di sfiducia verso la politica, c’è ancora voglia di partecipazione e di impegnarsi (anche gratuitamente) per costruire condizioni di vita migliori per se stessi e per gli altri, in particolare con attenzione all‘ambiente, alla scuola ed agli ospedali.
Per questi motivi alle prossime elezioni politiche non potrà esserci il solito copione!
Un copione che prevedesse, ancora una volta, che tutto rimanga sostanzialmente invariato ed i cittadini sempre più confusi e beffati, con un Parlamento di nominati non sarà più tollerato.
Per questo motivo servono discontinuità ed innovazione; cambiare la legge elettorale, cambiare la classe dirigente (nessuna candidatura per chi ha fatto 15 o più anni di esperienza parlamentare), cambiare il modo ed i costi del fare politica e cambiare la linea politica rispetto ad una sterile contrapposizione destra/sinistra.
La nuova Italia ha bisogno di una nuova cultura “del fare” che sia inclusiva e solidale; una cultura di stampo liberaldemocratico, basata su irrinunciabili valori cristiani che diano sostanza ad un pensiero post moderno (né socialdemocratico, né conservatore) necessario a ricostruire una Italia rinnovata, che sappia rispondere alle sfide messe in atto dalla crisi economica, politica, finanziaria, tecnocratica.

In questo senso il futuro dell’Italia, può essere condizionato dal futuro (non dal passato) del PD.
Dando per scontato che, per gli evidenti demeriti altrui, il PD sembra destinato ad affermarsi come il primo Partito italiano e dunque ad essere il perno di una nuova coalizione di Governo, mi sembra evidente che non sarà così secondario l’esito delle primarie rispetto alla messa in campo di un adeguato progetto di ricostruzione del Paese.
Cioè, il futuro del PD peserà, eccome se peserà, sul futuro del nostro Paese ed è per questo che voglio parlare di queste primarie, visto che quelle del PdL (per ora) mi sembrano solo un escamotage per avere visibilità nell’opinione pubblica.
Bersani che è stato un bravo segretario di Partito (proprio come avevo previsto votandolo) ha deciso di fare le primarie per la scelta dell’eventuale candidato a Premier della futura coalizione di Governo e di questo gli va dato merito ma …… purtroppo ci sono alcuni ma, che, ritengo, siano sufficienti a non farmelo votare.
La sua candidatura è di garanzia per la nomenklatura e questo non è più tollerabile, ha fatto più rinnovamento la semplice minaccia della rottamazione di Renzi che la sua segreteria, che peraltro ora (ridicolo!), ha scelto tre persone giovani (e caruccie) quali portavoce per le primarie, dimostrando di sentirsi in difetto su questo terreno della sfida.
La sua proposta politica di coalizione guarda troppo ai contenuti sociali ed individuali di una sinistra che non sa stare al governo in una logica Europea, si obbietta a questa affermazione dicendo che lo deve fare per catturare i voti della sinistra e poi sarà tutt’altro, ma se così fosse dimostrerebbe che i vecchi giochetti sono duri a morire e lui non può rappresentare il cambiamento.
Infine è portatore “sano” di una palese contraddizione, il suo sostegno al governo Monti non si concilia con la prospettiva di una nuova coalizione che, derubricato il lavoro e le idee che stanno alla base dell’attuale Governo, si dichiara pronta a varare una nuova fase diversa e contraria.
Certo dall’altra parte il buon Matteo Renzi ha giocato una partita impervia ma l’ha fatto con la sfrontatezza di colui che davvero, comunque vadano le primarie, ha vinto.
Avrà vinto per l’eclatante affermazione che comunque conseguirà, avrà vinto perché l’opinione pubblica s’è accorta che hanno fatto di tutto per farlo perdere, avrà vinto perché saprà rinunciare ad entrare in parlamento restando a fare il Sindaco, avrà vinto perché il PD il giorno dopo le primarie non sarà più quello di prima ed infine avrà vinto perché nei prossimi gruppi parlamentari ci saranno tante facce nuove e molti saranno suoi amici / sostenitori.
Certo rottamare non è un termine corretto riferendolo alle persone ma mi fanno ridere coloro che lo accusano di fascismo o di essere la quinta colonna del berlusconismo, lui viene da una storia politica molto più popolare e democratica di tanti che fanno i “campioni” della sinistra.
Quanto poi al programma le sue parole d’ordine sono cambiamento della classe dirigente e continuità con buona parte dell’agenda Monti (come non dargli ragione!), pertanto lo trovo molto più in sintonia con il mio modo di pensare e fare la politica.
Ma …… ci sono qualche ma, anche per Renzi.
La sua candidatura non è nata come alternativa di coalizione e di programma a quella della segreteria Bersani, bensì come fatto generazionale e proposta di una nuova immagine, tutto secondo una chiara logica di superamento di vecchie logiche ma francamente visto che poi, comunque, si ripercorrono vecchie strade di correntismi, non so dire se tutto ciò possa essere ritenuto motivo sufficiente per mettere in discussione il PD.
Infine, e sinceramente, non capisco il comportamento di Matteo, quando all’Assemblea Nazionale fa votare le regole dai suoi sostenitori e poi piazza un ricorso all’Autorità garante della Privacy, come quando, a suo tempo, ha rotto con il buon Pippo Civati e soprattutto quando decide di andare dal Cavaliere ad Arcore senza farlo nel massimo di trasparenza e serenità.
Sono questi atteggiamenti, più che la mancanza di un preciso programma a cui si può sempre, con intelligenza e flessibilità, porre rimedio “work in progres”, a farmi venire forti dubbi sulla necessità di partecipare a questa sfida, che peraltro sembra una resa dei conti, più che un confronto.
Detto per inciso dal punto di vista dei contenuti, cioè dei valori di riferimento, di modo di fare politica e di scelte di governo, il candidato che dovrei scegliere alle primarie, per il mio modo di essere e pensare è Bruno Tabacci (amico dai tempi di Goria), persona d’indubbio valore e capacità, buon amministratore pubblico, a cui va tutta la mia stima, con l’ augurio di un buon risultato.

Come vedete non sarà assolutamente secondaria la vicenda del PD per il futuro del Paese e non basterà vincere le primarie per garantire un buon governo ed una buona politica.
Occorre un nuovo impegno per l’Italia, per la sua democrazia che ha bisogno di verità, per il suo buon governo che ha bisogno di competenze e capacità, per la lotta all’illegalità ed alle sopraffazioni che necessitano di vigilanza e di normative chiare e severe verso ogni reato, per una politica di sviluppo sostenibile che dia lavoro, ed infine per una vera coesione sociale che si basi non sull‘individualismo libertario ma sui valori del merito e della solidarietà.
Non si tratta di un sogno o d’una missione impossibile, dobbiamo credere che davvero sia possibile cambiare, in meglio, il nostro Paese.
E’ possibile farlo se, ognuno di noi, farà il proprio dovere civico, saprà dare il proprio contributo al cambiamento e così incidere sulla realtà.
Penso che ormai sia il tempo giusto affinché la politica sia riconsegnata agli individui per potere tornare a vivere in un civismo attivo che ci riporti ad occuparci non solo dei nostri interessi ma del mercato del lavoro, della produttività, delle infrastrutture, dei servizi pubblici e delle famiglie.
L’inganno dei Partiti e dei loro interessi di parte, non va ulteriormente riperpetuato.
Per questo a chi vincerà le primarie rivolgo un appello affinché ascolti e dialoghi con tutta quella realtà civica, fatta di associazionismo, movimenti, liste civiche locali e volontariato, che rappresenta una concreta espressione di una voglia di ricostruzione “pura” del Paese.
Chiediamo anche una legge che regolamenti i Partiti, che, ancora una volta, invitiamo ad uscire, definitivamente, fuori dai loro fortini, per smettere di giocare in difesa ed accettare la sfida del futuro, senza paura del baratro, promuovendo così un nuovo ruolo dell’ Italia, in Europa e nel mondo, attraverso la costruzione, paziente e coraggiosa, di un’ altra Italia!

PS Che bello vedere tanti elettori di Franceschini, cambiare idea e sostenere Bersani con passione e convenienza, salire sul carro di quello che viene ritenuto il vincitore (la prossima saranno con Renzi?) è uno sport sempre in voga!